Lazio, con le piccole fai da padrona. Ma con le grandi…

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“Grande con le piccole, e piccola con le grandi”, se volessimo dare una definizione della Lazio potrebbe essere questa. Attenzione non vuole essere un ridimensionamento di una squadra che sta facendo benissimo, oltre le aspettative, con una rosa giovane come il suo allenatore. Eppure sembra che manchi sempre qualcosa per diventare grande, per fare quel così detto salto di qualità, quello che ti permette di affrontare anche le “big” con lo stesso piglio e cinismo con il quale affronti le “piccole”. In questo bel cammino dei biancocelesti fino qui sono arrivate solo quattro sconfitte: Juventus (0-1), Milan (2-0), Roma (2-0) e l’ultima con l’Inter (3-0). Sconfitte che sembrano nette nel risultato ma che non rivelano completamente quello che è stata la gara. E’ successo in tutti questi match che la Lazio si sia ben comportata nel primo tempo, spesso creando anche occasioni per passare in vantaggio per poi subire nel secondo. Certo è che la squadra di Inzaghi deve lavorare molto sulle riprese, 21 gol subiti, 18 dei quali nei secondi 45 minuti di gioco, segno che a livello di maturità la strada è ancora lunga, ma questo è da mettere in conto con giocatori così giovani. Il problema principale sta nel fatto che i biancocelesti quando subiscono una rete non riescono a reagire, a trovare quella carica, quella freddezza che permette a una squadra di rimontare e molte volte ribaltare il risultato. Non è un caso che questo succeda con le così dette grandi: squadre abituate a gestire la gara, a colpire al momento giusto e a non farti rientrare in partita dopo; contro le piccole questo non succede, la Lazio può permettersi qualche sbavatura che invece in altri match le risulta fatale: pensiamo all’errore clamoroso di Wallace con la Roma, oppure a come ha perso palla ingenuamente Milinkovic contro l’Inter. La sensazione è che a volte sia la Lazio stessa a complicarsi la gara da sola, che arrivi un momento in cui a meno che non passi in vantaggio cala, come se si rendesse conto di non essere a livello dell’avversario che ha di fronte, chiamiamolo “un piccolo complesso di inferiorità”. Proprio per questo motivo queste sconfitte non vengono archiviate come gare sbagliate, anzi, proprio su queste il mister vuole lavorare perché per fare il definitivo passo in avanti contano anche i big match, conta arrivarci preparati, con la convinzione di poter portare a casa i tre punti anche con le prime della classe, e soprattutto reagire ai gol subiti e non perdere la testa: contro l’Inter i biancocelesti hanno subito 3 reti in 12 minuti, un vero e proprio black-out. Da non dimenticare il buon punto ottenuto al San Paolo quando si in quel caso la reazione al gol di Hamsik ci fu dopo soli due minuti con il gol di Keita, e anche la vittoria contro la Fiorentina, gara sofferta fino alla fine ancora per un calo netto nel secondo tempo. Niente allarmi comunque, nelle gare c’è anche l’avversario e molte volte bisogna anche riconoscergli il merito di aver fatto meglio; sicuramente Simone Inzaghi lavorerà su questo, più che sull’aspetto tattico sulla testa dei suoi giocatori, sulla mentalità che deve diventare da grande squadra, perché questa Lazio ne ha tutte le carte in regola. 

Jessica Reatini – Lazionews24.com