Hanno Detto
Matuzalem: «Lotito ha preso la Lazio sull’orlo del fallimento e l’ha resa una grande società! A Formello…»

Francelino Matuzalem, ex giocatore della Lazio, ha rilasciato un’intervista curiosa circa la propria carriera! Le sue dichiarazioni
All’epoca in biancoceleste Edy Reja ribattezzò Francelino Matuzalém “Il professore” per la sua abilità nel dettare i tempi di gioco e governare il centrocampo con intelligenza e personalità. Tale soprannome riflette perfettamente il suo ruolo, mediano dalla grinta indiscutibile e dal delicato mancino che lo rendeva anche un regista!
Nel corso della sua carriera, ha avuto il privilegio di condividere lo spogliatoio con leggende come Roberto Baggio e Ronaldinho, vivendo stagioni intense tra Italia ed Europa. Per ripercorrere il suo percorso, Matuzalém è stato intervistato dai colleghi di chiamarsibomber.com, dove ha raccontato i momenti salienti della sua carriera! Le sue parole:
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INFANZIA – «Sono cresciuto in un quartiere poco tranquillo vicino a una favela. Io avevo la passione di giocare a calcio ma altri amici frequentavano brutti giri: alcuni trafficavano, altri rubavano, altri ancora erano usurai. Io sono cresciuto tra questa gente finché non sono andato a Bahia a giocare a calcio. In quel momento mi sono allontanato, ma quando tornavo a casa in vacanza stavo sempre con loro. Su 20 amici due sono sopravvissuti mentre gli altri sono morti o in carcere. Sul petto ho un tatuaggio di un amico che è stato sparato durante una rapina. Lui era molto bravo a giocare, ma al contempo era pigro e non aveva la costanza di prendere il pullman tutti i giorni per andare agli allenamenti. Io ero spinto dalla passione al contrario suo, prendevo ogni giorno due pullman per andare ad allenarmi».
LOTITO – «Sì Tare fissò l’appuntamento a me e al mio agente alle 22.00 e dopo diverse ore a trattare per 100 mila euro, si addormentò. Alla fine ebbe la meglio lui. Lotito è particolare nel modo di esprimersi, ma è molto intelligente. Non ci dimentichiamo che ha preso la Lazio sull’orlo del fallimento e l’ha resa una grande società! Non ho nulla da dire su di lui, andai via da Roma per colpa mia. Oggi con un’altra testa non avrei fatto gli stessi errori. Il problema di noi calciatori è che maturiamo dopo. Lui ha il suo modo di fare, ma nei momenti difficili era sempre presente e ci sapeva fare. Spero che passi questo periodo difficile, anche ai miei tempi i tifosi ci contestavano. Penso che la Lazio abbia perso molto quando è andato via Tare, lavoravano bene insieme. Quando veniva a Formello ci spronava a dare il massimo, dicendoci che dovevamo svegliarci perché eravamo in una grande piazza. Ogni tanto chiamava a colloquio i senatori, ma il più delle volte era Tare che gestiva lo spogliatoio. Un anno partimmo male e lui chiamò un prete a Formello ma rimasero in pochi perché molti giocatori non erano cattolici. Non penso che avevamo bisogno dell’esorcista però ammetto che dopo andammo bene, ma sicuramente fu una casualità».
RICORDO ASSIST A KLOSE – «Il derby di Roma è speciale, superiore persino a quello di Genova. È una partita a sé stante, anche se vai male in campionato, se vinci il derby salvi la stagione. In quella partita eravamo reduci da 4 derby persi, io entrai nel secondo tempo e diedi quella palla a Klose a 30 secondi dalla fine. La misi in area di prima perché avevo paura di perderla e far partire in contropiede la Roma. Diedi una grande palla, ma Klose fece una grande giocata, stoppò la palla in un fazzoletto come se fosse da solo e la piazzò in rete da grande attaccante. Fu una liberazione, un’emozione pazzesca. Non dico che ho vissuto la stessa sensazione quando è nato mio figlio, ma quasi. Un’esperienza indimenticabile».