L’ANALISI DEL GIORNO DOPO – Una Lazio operaia e pragmatica alza il muro: in attesa del bel gioco la difesa non tradisce

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Brutta, poco lucida, in affanno, ma pur sempre vittoriosa. Torna al successo non brillando e non convincendo la Lazio che sale a fari spenti in quarta posizione. Nella domenica in cui steccano due dirette concorrenti come Inter e Roma, l’importante era vincere, come farlo rappresentava solo un piccolissimo dettaglio.
Di sicuro dopo il match di ieri non balza all’occhio il bel gioco che ancora latita, ma i 10 punti ottenuti in 6 partite e con un calendario che comprendeva la trasferta di Milano e la Juventus. Solo il tempo potrà dare un valore a queste tre vittorie e un pareggio ottenute senza brillare, intanto in questo avvio in cui la manovra non è ancora spumeggiante, l’importante era portare a casa più punti possibili. Per esprimere bel gioco ci sono ancora 32 giornate.

DIFESA BLINDATA – Inzaghi continua a insistere con un modulo mai adottato prima. Il 3-5-2 sembra convincere soltanto lui che infatti lo difende e lo porta avanti a spada tratta. Sicuramente la difesa a tre si sposa con le caratteristiche di Radu, su cui in questi anni ci si interrogava di continuo. Meglio da centrale o da terzino? La risposta più giusta in questo momento la sta dando l’allenatore piacentino.
Al centro l’inamovibile de Vrij sta rubando la scena per sicurezza e personalità; raramente sbaglia una giocata o una scelta, anche in una partita brutta e delicata come quella di ieri.
La notizia più bella di giornata arriva dalla prestazione di Wallace, all’esordio dal 1′. Il brasiliano fatica ancora per la lingua, elemento fondamentale nel reparto difensivo, ma dimostra nonostante ciò di potersi ritagliare un ruolo da protagonista in questa Lazio. Per un difensore adattarsi al calcio italiano è sempre molto difficile, lui però sembra essere già ad un buon punto.
Pur non essendoci ancora un’identità di gioco ben precisa, la sicurezza arriva dalla difesa, attualmente il reparto più funzionante.
Strakosha può star tranquillo, la sua porta è chiusa a “tre” mandate.

THOMAS NON TREMA – Dopo aver ottenuto responsi positivi nella serata d’esordio, Strakosha non poteva deludere nel palcoscenico dell’Olimpico. I tre punti di ieri, considerando le parate sul risultato di 1-0, portano soprattutto il suo nome. Leggermente in difficoltà sulle uscite, mentre tra i pali è un gatto.
Nel secondo tempo in una circostanza sembrava aver sbagliato una presa alta, ma si trattava di un errore di comunicazione con Wallace (in difficoltà con l’italiano come detto prima): il brasiliano è andato a saltare di testa, mentre il portiere voleva far sua la palla. Per fortuna questa sbavatura non ha inciso sul risultato e sulle prestazioni ottime di entrambi.
Dalla prossima potrebbe rientrare Marchetti, ma in queste due giornate Thomas ha dimostrato di essere un buon dodicesimo per una squadra del livello della Lazio. Due buone prestazioni da cui ne esce rinforzato e maturato.
Il buon lavoro sui giovani continua: c’è soddisfazione e orgoglio nel vedere tanti ragazzi del settore giovanile debuttare in prima squadra. Quando si parla del poco coraggio nel lanciare i giovani, sicuramente non bisogna fare riferimento alla Lazio, uno dei pochi club di Serie A con un’attenzione particolare rivolta al proprio vivaio.

SCETTICISMO TATTICO – Il 3-5-2 continua a lasciare più di qualche dubbio, soprattutto negli interpreti. Se per il reparto arretrato non ci sono problemi non si può dire lo stesso del centrocampo. Il riferimento è ovviamente a Felipe Anderson, a cui qualche mese fa si chiedevano assist e gol e ora diagonali e rincorse difensive. Il brasiliano può farlo quel lavoro, ma sicuramente ne perde di brillantezza negli ultimi venti metri dove può risultare letale. Anche ieri si rende comunque protagonista di una buona prestazione, condita da qualche lampo come in occasione del primo gol.
Se da una parte c’è un giocatore offensivo, dall’altra ce n’è uno molto più difensivo come Lulic. Questo modulo sembra fatto su misura per lui, molto più bravo quando ha campo davanti a se per andare sul fondo e provare il cross. Sicuramente è uno degli agevolati di questo nuovo sistema di gioco.
Un’altra posizione fondamentale è quella di Milinkovic, a cui spetta il compito di fare da raccordo tra centrocampo e attacco. Dopo l’uscita di Keita ha alzato ulteriormente il suo raggio d’azione, andando a giocare a ridosso di Immobile, dove però ha inciso poco. Scelta questa molto discutibile di Inzaghi che ha rinunciato a giocare gran parte del secondo tempo contro una squadra modesta come l’Empoli. Alla fine la scelta di chiudersi ha premiato vedendo il risultato, ma alla lunga non è un atteggiamento che può premiare soprattutto quando difronte ci saranno squadre di blasone superiore.
Di buono va preso il risultato e l’aver mantenuto la porta inviolata, sicuramente non due dettagli da poco.
Sabato a Udine c’è la prova del nove: arriverà finalmente qualche spiraglio di bel gioco? Per la risposta non resta che aspettare e godersi questo quarto posto. Al momento fuori il cancello di Formello è ancora affisso il cartello “Lavori in corso”.