D’Astoli, ex mister di Inzaghi: “Vi racconto Simone! Se arriva ad allenare la Lazio significa che lo merita”

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Allenamento finito, tutti stanchi. Via in spogliatoio e poi relax, sotto la doccia. Riposo. Ma…? Entra l’allenatore, uno dei ragazzi ha corso poco. E’ Simone. Ahia, ci risiamo: “Esci di lì, forza! Rivestiti e torna a correre”. “Simo” è incredulo: “Scherzi, giusto?”. Tutto vero invece. Siparietti di un giovane Simone Inzaghi, che oggi allena in Serie A: “Me lo ricordo ancora, pensa! Dopo l’allenamento lo facemmo uscir fuori dallo spogliatoio per farlo correre ancora, era sotto la doccia. Non aveva mai voglia di fare la parte atletica senza il pallone”.

 

E giù a ridere. A parlare è Giancarlo D’Astoli, ex allenatore di Inzaghino ai tempi del Brescello (comune in provincia di Reggio Emilia, oggi il club è in Eccellenza). Quasi 20 anni fa, stagione 1997-98. Serie C1. Sogni? Tanti. E molta voglia di emulare il fratellone: “Ai tempi viveva con la luce riflessa di Filippo – racconta D’Astoli su GianlucaDiMarzio.com – ma le qualità c’erano tutte. Bisognava tirargliele fuori, facendogli capire che il lavoro paga”. Oggi Inzaghi siede sulla panchina della Lazio. Una grande occasione, certo. Ma D’Astoli non ha dimenticato quel ragazzino un po’ scansafatiche: “Sono molto contento, lo seguo tutt’ora. Ormai allena da anni, chissà se ai suoi ragazzi dice le stesse cose che gli dicevamo noi…”.

 

Ovvero? “Non amava correre molto, lo dovevamo forzare. Penso se lo ricordi ancora! Anche perché se non svolgeva l’esercizio coi tempi che volevamo noi doveva ricominciare tutto da capo. Gli dicevamo “un giorno ci ringrazierai…” ma lui al tempo non era molto contento (ride ndr). Ora penso abbia capito dai”. E al Brescello, che tipo era? “Aveva le stesse qualità del fratello, viveva per il gol. Già allora possedeva un grande potenziale. Con noi segnò 11/12 reti, poi passò al Piacenza di Materazzi ed esplose (stagione 1998-99, 15 gol in A ndr). Ripeto, le qualità già si vedevano“.

 

Il gol più bello? “Eh, son passati tanti anni!“. Giancarlo ride, poi ricorda: “Forse contro il Cesena. Se lo inventò da solo, grazie alla sua rete pareggiamo una partita che ci serviva e prendemmo un punto buono”. Quell’anno il Brescello si salvò anche grazie a Simoncino. Ragazzo a modo poi, non solo un talento promettente: “Persona cordiale, si è portato dietro queste caratteristiche nel corso degli anni. Se arriva ad allenare una squadra come la Lazio significa che dietro ci sono tanti meriti. Era il suo sogno”.

 

Inzaghi segnava, sugli spalti tifosi d’eccezione. Mamma Marina, papà Giancarlo e infine lui, Pippo. Già una realtà con la maglia della Juve: “I due avevano un rapporto bellissimo, così come tutta la famiglia. Quand’era a Brescello venivano tutti, compreso Filippo. Sono sempre stati uniti”. A fine stagione, Inzaghino saluta e torna a casa. Guai a dimenticare Giancarlo però: “Ogni tanto ci sentiamo, quando era alla Lazio mi inviò la sua maglietta. A Brescello si ricordano tutti di lui, ha lasciato un bel ricordo. E’ stato uno di quelli che hanno fatto una buona carriera, spero faccia lo stesso da allenatore. Gli faccio un grande in bocca al lupo“. Tirate d’orecchi prima, consigli oggi. E chi corre poco…non gioca! Inzaghi style.

 

Fonte: gianlucadimarzio.com