Zauri: «Ricordo il primo giorno a Formello! Vigevano rispetto e scherzi. Lotito? Ci vedevamo la notte per discutere il rinnovo»
Hanno Detto

Zauri: «Ricordo il primo giorno a Formello! Vigevano rispetto e scherzi. Lotito? Ci vedevamo la notte per discutere il rinnovo»

Luciano Zauri, ex giocatore della Lazio, ha rilasciato un’intervista che verte su molteplici tematiche. Le dichiarazioni

La storia recente della Lazio è stata ripercorsa da Luciano Zauri, protagonista di diverse stagioni con la maglia biancoceleste. L’ex difensore, intervistato da La Gazzetta dello Sport, ha ricordato il periodo vissuto a Formello, tra la fase finale della gestione Cragnotti e il successivo percorso di ricostruzione avviato con la presidenza di Claudio Lotito. Nel corso del confronto, Zauri ha raccontato gli anni trascorsi nella Capitale, analizzando i cambiamenti affrontati dal club e le diverse fasi attraversate dalla società biancoceleste. Vi riportiamo le sue dichiarazioni:

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LAZIO – «Sì. Ho vissuto l’ultima fase cragnottiana e poi la ricostruzione con Lotito. Ricordo il primo giorno a Formello: Stam, Stankovic, Peruzzi, Couto, Inzaghi, Mihajlovic. Feci fatica a dire ‘buongiorno’, vigevano rispetto e scherzi. Si scommetteva su tutto: dal fare 50 palleggi con lo stinco o farne altri trenta con la palla medica. Sinisa puntava il pieno della Ferrari sulle punizioni. Nessuno riusciva a batterlo».

ERA LOTITO – «Nell’estate 2004 ci ritrovammo in dieci. Avevamo appena vinto la Coppa Italia, andammo in Giappone in tournée con dozzine di giocatori della Primavera. Una volta tornati conoscemmo Lotito: aveva tre telefoni e rispondeva a tutti, non so come facesse. Andavo di notte a Villa San Sebastiano per discutere il rinnovo. Il suo autista mi veniva a prendere con l’auto blindata. Mia moglie Vanessa, sospettosa, chiedeva lumi: ‘Amore, vado a discutere il contratto’. Tutto vero. Vivo ancora a Roma con lei e i miei figli, Giulia e Lorenzo, 18 e 14 anni. Lui gioca nelle giovanili della Lazio. Fa il difensore come me».

LAZIO-FIORENTINA – «Un gesto di cui non vado fiero: tolsi il pallone dalla porta con la mano. Quando andai a Firenze i tifosi fecero uno striscione ironico: ‘Sei venuto a darci una mano?’. Arrivammo quarti. Anche lì, dozzine di scherzi. Vargas si divertiva a buttare in piscina Semioli».

COMPAGNO ICONICO – «Diversi. Di Canio ci faceva vedere ‘Braveheart’ prima del derby, poi Klose. Lo invitai a Pescina insieme a Marchetti e Candreva. Da me si usa uccidere il maiale, è una tradizione. Lui si presentò con gli stivali, i jeans e quant’altro, pensando che dovesse ammazzarlo lui: ‘Forse hai capito male, Miro…’. Mi spiegò che nel suo paesino era un’usanza».

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