L’ANALISI DEL GIORNO DOPO – Tutti colpevoli, nessuno innocente!

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L’analisi di Chievo Verona – Lazio, terminata con il risultato di 1-1 dopo le reti di Pellisier e Ciro Immobile

Le parole son finite, non ce ne sono più dopo aver assistito a un doppio scempio così ravvicinato. Quattro giorni, due prove tra le più brutte dell’era Inzaghi. Se Nicosia era un indizio, Verona è la prova. Una Lazio quasi inerme si arrende alla prima difficoltà e viene messa sotto da un Chievo a un solo punto in classifica. Soltanto una spronata tra primo e secondo tempo di Simone Inzaghi risolleva i biancocelesti, capaci nella ripresa di cambiare marcia; ma giocare 45’ non basta e ecco che altri due punti rimangono per strada. Addio al quarto posto, lontano soltanto una lunghezza almeno per adesso. La sensazione però, è che se si continuerà su questa strada, il distacco aumenterà molto presto.

ZERO ATTENUANTI –
Insieme alle parole, sono finiti anche gli alibi, di cui dalle parti di Formello si è abusato anche troppo nell’ultimo anno e mezzo. Nulla da dire sulle recriminazioni arbitrali della passata stagione. Tutte sacrosante, ma che hanno fatto sentire quasi senza responsabilità la squadra a fine annata. I blackout di Salisburgo e contro l’Inter sono quasi passati inosservati, nonostante l’elevata posta in palio. Questo nuovo campionato è ricominciato tra mille difficoltà: tecniche, mentali e fisiche. Queste ultime due componenti hanno contraddistinto l’inizio contro Napoli e Juventus, mentre poi una volta entrata in condizione, la Lazio sembrava aver spiccato il volo. Nessuno scontro diretto vinto, risultato figlio di una mentalità di una squadra piccola che gioca ad essere grande soltanto con i più deboli. Mentre in molti hanno mandato in archivio troppo presto la sconfitta di Nicosia, probabilmente è proprio quello l’elemento da prendere in considerazione per analizzare meglio il momento. Una squadra forte ed ambiziosa, seppur priva di 10 titolari, non prende due gol dall’Apollon Limassol, già eliminata e capace di racimolare fino ad a quel momento un solo punto. Non era colpa delle riserve, ritenute dai più inadeguate, ma dell’atteggiamento generale che da tanto, troppo tempo si vede nel centro sportivo di Formello. Emblematici gli sfoghi dei due leader Immobile e Lulic: «Con questo atteggiamento non andiamo da nessuna parte!». E’ dello stesso avviso il presidente Lotito che da martedì ha ordinato il ritiro punitivo di tutta la squadra, che dovrebbe interrompersi sabato sera dopo la partita con la Sampdoria. A patto che arrivino i tre punti, condizione al momento più utopistica che realistica.

PROBLEMI – Il momento nero è tanto evidente quanto preoccupante. La Lazio è in difficoltà da inizio stagione complici le prestazioni sempre sottotono dei due calciatori di maggior talento, Luis Alberto e Milinkovic.  L’anno scorso la squadra è riuscita a spiccare il volo grazie alle loro prestazioni; in due hanno trainato i compagni e servito tanti cioccolatini ad Immobile soltanto da scartare e scaraventare alle spalle dei portieri avversari. Quest’anno invece? Non è mai accaduto niente di tutto questo, nemmeno in spezzoni sporadici di partite. Luis Alberto sembrava aver dato segnali di ripresa con il Milan, salvo poi bloccarsi nuovamente per una pubalgia reale o presunta, ancora non si è capito.  Lo spagnolo si allena, ma non viene convocato. Interpretando le parole di Inzaghi sembra come se il fantasista si chiamasse fuori sempre al momento delle convocazioni, convinto del suo malessere fisico. Situazione talmente singolare da creare tra i tifosi sgomento e rabbia. Chi ha meno attenuanti di tutto invece è Milinkovic, sempre in campo e mai incisivo. Il serbo non è mai stato d’aiuto alla squadra, anzi non riesce mai a rendersi realmente utile. La sua infinita superficialità lo porta a non saltare più nemmeno sui calci d’angolo. L’ultimo episodio ieri nel primo tempo di Verona, in cui il gigante troppo sicuro di se, si lascia scavalcare da un pallone destinato alla sua testa. Nella ripresa forse è ancora peggio quando da 5 metri sbaglia un calcio di rigore in movimento mandando il pallone in curva. Non c’è Sergej, ma è ora che si ritrovi. Il serbo è latitante da agosto e insieme a lui il suo amico Luis. A queste difficoltà si aggiungono un mister in evidente confusione e un mercato incompleto che ora sta palesando evidenti limiti. Inzaghi continua ad essere troppo affezionato a una difesa a tre che da tempo ha smesso di funzionare. In un momento del genere, in cui si fa fatica a creare e concretizzare serve attaccare l’area avversaria con più uomini. Nel primo tempo di ieri, il Chievo non ha mai corso pericoli, mettendo in crisi la Lazio con un 39enne che a differenza degli avversarsi, aveva il sangue negli occhi. Quando dalla panchina deve alzarsi Patric per risolvere i problemi di un club che ambisce al quarto posto, ‘FORSE’, qualcosa che non va c’è. E qui veniamo alle responsabilità a cui non può sottrarsi la società. Alla Lazio mancano da due anni e non da ieri, almeno un difensore di livello, un terzino destro e un attaccante. Queste lacune portano oggi ad essere titolari Wallace o Luiz Felipe, Marusic o Patric. Per non parlare del reparto offensivo dove qualche buona prestazione di Caicedo aveva illuso. Lazzari e Wesley o chi per loro, sarebbero bastati per risolvere i problemi della Lazio? Probabilmente no, ma una grossa mano l’avrebbero data considerando ciò che stanno facendo nelle loro squadre attuali.

RISPETTO – La morale della favola è molto triste a questo punto, dopo quattro pareggi consecutivi, interrotti dalla sconfitta con l’Apollon. Il gruppo biancoceleste è come se vivesse un senso di appagamento inferiore, dovuto non si sa bene a cosa, considerando il non aver centrato nessun obiettivo negli ultimi due anni. Eccezion fatta per la Supercoppa Italiana. La squadra aveva un credito illimitato concessogli dai propri tifosi dall’insediamento di Inzaghi sulla panchina. Quel credito adesso è terminato, anzi si è trasformato in un debito. I fischi a Verona sono sacrosanti e ce ne saranno altri se non dovesse esserci un’inversione di tendenza. In estate ci hanno raccontato, che una squadra così costruita poteva centrare il quarto posto, allora è giusto subire le critiche quando i risultati non arrivano. Questa flessione rappresenta il punto più basso da tre anni a questa parte. Nell’era Inzaghi non si era mai vista una squadra così priva di mordente, come ha confermato anche il tecnico ieri. Tutti hanno responsabilità, tutti dovranno rimboccarsi le maniche per uscire da questo momento, che non lascia più spazio alle attenuanti. Zero alibi, zero innocenti. Ora serve solo un bel bagno d’umiltà. Possibilmente in tempi brevi.

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