Omicidio Diabolik, ultrà “attirato in una trappola”. Mentre la pistola del killer si è inceppata…

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Nuovi retroscena sull’omicidio di Diabolik: l’ultrà della Lazio sarebbe stato attirato in una trappola. Si indaga sulla criminalità organizzata

Spuntano nuovi retroscena sull’omicidio di Fabrizio Piscitelli. Il capo degli ‘Irriducibili’ sarebbe stato attirato in una trappola. Gli inquirenti stanno indagando sulla criminalità organizzata, non solo italiana. La procura procede per omicidio volontario aggravato dal metodo mafioso. Secondo quanto riporta tgcom24.com, gli inquirenti pensano che il tutto sia stato messo in atto da un killer esperto. Diabolik era stato portato al Parco degli Acquedotti, dove è stato ammazzato, dal suo autista personale che è stato ascoltato in nottata dagli uomini della squadra mobile. «Piscitelli aveva molti nemici e molti affari con vari gruppi criminali: un personaggio centrale con collegamenti con varie realtà anche albanesi», spiegano gli inquirenti. Tra le piste investigative seguite anche quella che porta verso est e i rapporti che Piscitelli aveva da tempo con la mafia albanese.

PISTOLA INCEPPATA – Secondo un testimone, all’assassino, dopo il primo colpo mortale, si sarebbe inceppata la pistola (il secondo obiettivo forse era proprio l’autista di Piscitelli, ndr). L’uomo sarebbe poi scappato a piedi su via Lemonia. Gli investigatori stanno passando al setaccio le telecamere di sorveglianza della zona. Sotto la lente anche i tabulati telefonici della vittima, per ricostruire con chi avesse appuntamento.