Mattei: «Da una parte si sogna, dall'altra si galleggia. Non è una differenza di risultati, ma di ambizione. La Lazio di Lotito è finita»
Hanno Detto

Mattei: «Da una parte si sogna, dall’altra si galleggia. Non è una differenza di risultati, ma di ambizione. La Lazio di Lotito è finita»

La lunga lettera di Stefano Mattei a Il Tempo sulla necessità di continuare la contestazione a Lotito: le parole

Il rapporto tra società e tifoseria continua a essere uno dei temi più discussi in casa Lazio. Il giornalista Stefano Mattei, attraverso una lunga lettera pubblicata sulle colonne de Il Tempo, ha espresso le proprie considerazioni sulla contestazione portata avanti dai sostenitori biancocelesti nei confronti del presidente Claudio Lotito. Nel suo intervento, Mattei ha analizzato le ragioni del malcontento e il clima che si respira attorno al club, soffermandosi anche sul ruolo della protesta e sulle dinamiche che hanno caratterizzato gli ultimi mesi. Ve la riportiamo di seguito:

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TESI – «Caro Direttore, da qualche settimana circola una tesi comoda: la Lazio vince, quindi la contestazione dovrebbe sciogliersi come neve al sole. È una lettura per chi non ha capito, o per chi finge. L’aspetto tecnico, nella protesta dei laziali, è un dettaglio. Il vero motivo è il comportamento di Lotito. O, come l’ha definita il presidente Rocca, la postura nei confronti della piazza. È di quello che i tifosi sono stanchi. Stanchi di essere etichettati, di sentir trattare la loro storia come un fastidio, di avere davanti una persona che tira dritto qualunque cosa accada. Tutti, in questi mesi, hanno fatto un appello. Tutti hanno provato a sensibilizzare: Fabiani, Gattuso, i calciatori. Risultato: zero. Perché qui non siamo di fronte a un errore di valutazione, a un’incapacità fisica. Incapacità di dire la verità, come insegnava Dostoevskij. Incapacità di chiedere scusa. Incapacità persino di fare un passo indietro.

CAMPO – Veniamo al campo, visto che se ne parla tanto. Stiamo discutendo di cinque partite, con un calendario che è stato benevolo. La Lazio ha incontrato squadre in difficoltà ed è stata brava a non perdere punti, questo va riconosciuto. Con il Monza possono arrivare altri tre punti, poi c’è la Juventus: si capirà davvero dove sarà la Lazio. La mia previsione è che se la giocherà per il settimo posto con l’Atalanta.

E il settimo posto è esattamente il punto. Perché a Lotito va benissimo. Settimo, nono, cambia poco: l’importante è mantenere il comando. A un tifoso, invece, non può andare bene. Specie con quello che sta succedendo dall’altra parte della Capitale, dove si permettono il lusso di sognare. Dove si è investito già un miliardo, dove si spendono 150 milioni sul mercato. Da una parte si sogna, dall’altra si galleggia. Non è una differenza di risultati, ma di ambizione.

CONTI – Poi ci sono i conti, che restano il cuore di tutto. Negli ultimi anni il bilancio ha chiuso in passivo con regolarità. Stavolta ci si è salvati inserendo la patrimonializzazione di Formello, ma il centro sportivo non è Buckingham Palace e valutarlo come tale non risolve niente. Per non parlare dei mancati incassi di una stagione intera senza abbonamenti e guadagni di biglietteria: circa 20 milioni di passivo rispetto all’anno scorso. Intanto, per confermare questa squadra (vedi Pinamonti, Frattesi e Sutalo), serviranno altri 30 milioni. Totale: 50-55 milioni. E allora la domanda è una sola: dove pensi di arrivare, se quei soldi non ce li hai? Servirà cedere i migliori giocatori, e gli esempi di Guendouzi e Castellanos dello scorso gennaio insegnano. Non lo dico solo io. Lo ha scritto anche il Times: senza l’ingresso di fondi, oggi, non vai da nessuna parte.

ERA LOTITO – Il presente è quello che è. Ma la Lazio di Lotito è finita. La Lazio no, quella è eterna. Chiudo con una riflessione che esula dal calcio. O forse no. La politica deve prendere coscienza di quello che sta accadendo. Non so se una maggioranza possa permettersi di perdere tanti voti, perché la conseguenza diretta è che i laziali non voteranno un certo partito. Non chiedo che la politica costringa qualcuno a vendere. Dico che la questione, come ha ricordato Paolo Mieli, è arrivata fino al tavolo della Meloni. E dico un’altra cosa: se fosse successo dall’altra parte della città, nessuno avrebbe permesso al Lotito di turno di comportarsi così. Nemmeno per una settimana».

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