
Claudio Lotito contrattacca? Proseguono le indagini sulla presunta manipolazione del mercato azionario al fine di danneggiare e portare alla cessione della Lazio
Entra in una nuova fase l’inchiesta sulle presunte pressioni nei confronti di Claudio Lotito per la cessione della Lazio. Gli investigatori stanno analizzando computer, telefoni cellulari e documenti acquisiti durante le perquisizioni nei confronti del presidente della Banca del Fucino Mauro Masi, dell’amministratore delegato dell’istituto Francesco Maiolini e dell’editorialista Luigi Bisignani.
Al centro dell’indagine c’è l’ipotesi di una possibile diffusione di notizie false che, secondo la Procura, avrebbero potuto incidere sul valore delle azioni della SS Lazio Spa, società quotata in Borsa. Gli inquirenti stanno quindi verificando anche eventuali movimenti anomali del titolo biancoceleste nel periodo interessato dalle presunte comunicazioni ritenute non veritiere. L’obiettivo è ricostruire la rete di persone che avrebbe partecipato alla creazione e alla diffusione di quei contenuti, oltre a chiarire eventuali collegamenti tra le diverse iniziative finite sotto osservazione.
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Lazio, fake news e presunte pressioni su Lotito: il nodo dell’inchiesta
Secondo quanto riportato da Il Messaggero, il procedimento riguarda una presunta attività di aggiotaggio, ovvero la diffusione di informazioni false con l’obiettivo di provocare una significativa alterazione del prezzo delle azioni di una società quotata.
Nel capo di imputazione, viene contestato a Masi, Maiolini e Bisignani di aver contribuito, secondo l’accusa, alla diffusione attraverso social network e alcune pubblicazioni di notizie relative a una possibile imminente cessione del pacchetto azionario di controllo della Lazio, oltre ad altre ricostruzioni riguardanti la situazione economica delle società riconducibili a Lotito e presunti scenari sportivi negativi per il club.
Gli investigatori stanno ora passando al vaglio il materiale digitale sequestrato per verificare ruoli, contatti e modalità di diffusione dei contenuti contestati. Le accuse restano al momento nell’ambito delle ipotesi investigative e dovranno essere eventualmente confermate nel corso del procedimento.
I possibili collegamenti con l’indagine sul tifo organizzato biancoceleste
L’inchiesta si intreccia con un altro filone investigativo già avviato dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma, relativo alle dinamiche del mondo ultrà laziale e alle presunte pressioni esercitate nei confronti della società. Gli elementi raccolti nei mesi precedenti potrebbero essere messi a confronto con il nuovo materiale acquisito dagli investigatori. Tra gli episodi finiti sotto osservazione ci sono alcune iniziative pubbliche contro la gestione societaria di Claudio Lotito, tra cui uno striscione apparso a Roma con la scritta “Forza Italia: Libera la Lazio” e il sorvolo della Capitale da parte di un aereo con un messaggio indirizzato al presidente biancoceleste.
Secondo quanto emerso dalle indagini, tra i finanziatori di una di queste iniziative ci sarebbe uno degli ultimi indagati. Un dettaglio che sarebbe stato ricostruito attraverso l’analisi dei dispositivi sequestrati nei mesi scorsi.
Lotito ha denunciato fatti senza puntare il dito contro nessuno
Sul caso è intervenuto anche Claudio Lotito, che ha ribadito la propria posizione dopo aver dato origine all’inchiesta con una denuncia presentata nel 2025. Il presidente della Lazio avrebbe infatti segnalato una serie di episodi, tra cui messaggi offensivi ricevuti sui social e iniziative pubbliche contro la sua gestione del club, senza però indicare direttamente responsabili.
Le prossime settimane saranno decisive per comprendere il contenuto del materiale acquisito e gli eventuali sviluppi dell’indagine. Gli inquirenti continueranno ad analizzare dispositivi elettronici e documentazione per ricostruire la genesi delle informazioni contestate e il possibile impatto sul titolo della società biancoceleste.