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2013

L’incubo dell’operatore de Le Iene: “In isolamento come un criminale”

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L’operatore televisivo della trasmissione di Italia Uno “Le Iene” è tornato a casa da Varsavia con una condanna di sei mesi di custodia cautelare con la condizionale, tre anni di Daspo in Europa e 7200 euro di cauzione versati per lasciare il carcere di Bialoleka, oltre che con un carico di rabbia. Oggi Riccardo Messa conoscerà le motivazioni della sentenza, ma nel frattempo ha deciso di raccontare la sua verità: “Convivo con la tensione, nell’attesa che questa brutta storia possa chiudersi definitivamente. Di una cosa sono sicuro, sono innocente. Ero in centro con due amici, camminavamo tranquillamente per la città. Era un bel pomeriggio e stavamo anche valutando l’ipotesi di non andare allo stadio e dedicarci al turismo. Poi, purtroppo, abbiamo deciso di recarci all’Hard Rock Cafe (uno dei punti d’incontro dei tifosi biancocelesti, ndi). Non potevamo immaginare quello che ci sarebbe successo. Vedevo i ragazzi correre e li sentivo gridare. Poi sono stato bloccato da alcuni agenti che mi hanno spinto in terra e ammanettato con laccetti di plastica. Insieme ad altri sono stato fatto salire su una camionetta e ci hanno condotto in caserma. Mi hanno sbattuto in una cella sotterranea senza finestre, in completo isolamento. Non avevo la possibilità di parlare con il mio avvocato, né mi veniva detto cosa stesse accadendo. Sul muro c’era un volantino sui diritti civili. Ogni volta che veniva una guardia carceraria lo indicavo chiedendo che mi venissero garantiti. Ma non ricevevo nemmeno una risposta”, ha raccontato Messa ai microfoni de “Il Tempo”.

L’operatore televisivo ha poi spiegato quando la situazione è cambiata: “Quarantotto ore. Avevo saputo del trasferimento degli altri ragazzi dalla caserma al carcere di Bialoleka. Mi sentivo solo, non capivo perché non fossi con loro. Poi un agente mi ha mostrato un foglio che riportava erroneamente come data del mio arresto il 30 novembre e non il 28. Ecco perché ero “due giorni indietro” rispetto ai miei compagni. Trovarmi di nuovo con gli altri ragazzi è stato un sollievo. La vita dietro le sbarre è durissima ma devo dire che non siamo stati maltrattati”.

Sulla condanna, invece, ha dichiarato: “Posso dire con certezza che le condanne sono state stabilite arbitrariamente dai giudici. Io sono stato sfortunato. Un poliziotto mi aveva avvisato. Il giudice era arrivato in tribunale già contrariato in quanto richiamato in servizio durante il week-end. Eravamo tre imputati, tutti condannati a sei mesi di custodia cautelare. Ma gli altri due erano minorenni e quindi la loro pena è stata sospesa. Bite anti-bruxismo scambiato per un paradenti da rissa? Già. Me lo ha segnalato un poliziotto che, durante il processo, mi ha consigliato di spiegare il malinteso al giudice. Qui è sorto un altro problema. Io parlavo per due minuti e il traduttore se la sbrigava con due frasi. Spero comunque che la corte abbia riconosciuto che si trattava di un supporto medico. Ed ora? Ci sarà l’appello ma devo decidere ancora se mi presenterò in tribunale. Una cosa è certa. Non andrò mai più in vacanza in Polonia”.