Lettere dal 1900: dove eravamo rimasti?

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Caro Edy,

 

il tempo passa. Soltanto l’anno scorso ci lasciavamo con la voce tinta dal rammarico. Le porte di Formello, si disse, per te sarebbero state sempre aperte. Così è stato: eccoti ancora qui. Ma lasciati dire che qualcosa, nel frattempo, è cambiato.

Qualcuno ha salutato, altri sono arrivati. I senatori sono quasi tutti lì. Ci hanno tolto Brocchi, e ci han tolto anche Mauri. Lasciam stare, la storia è lunga. Ricordi l’età media? Ecco, quella è scesa. Lanciasti Onazi in prima squadra; oggi sembra un veterano, e in Serie A si sta affacciando anche un certo Keita, mentre un tal Cataldi matura proprio bene a Crotone. Non scordarlo, Edy. Il tempo passa e i giovani si fanno uomini. Torneranno utili, per riprendere la nostra storia.

C’è ancora Klose, sì. Cisse l’hai visto andar via tu stesso. Bella illusione, quanto effimera. Ancora oggi, là davanti, il fiato tende a mancare. Dovrai lavorarci, caro Edy. E leggo che vorresti attuare il 4-2-3-1: sarebbe la prima volta da quando te ne sei andato. Petkovic non ha mai sopportato questo modulo e lo ammise pubblicamente. Certo, se convincerai Hernanes a tornare a fare il trequartista, e non quell’ostinato quanto cieco incontrista senza carne né pesce, forse potrai farlo brillare. Impara dai tuoi errori: ricordi? A un certo punto non facevi altro che sostituirlo, il ‘Profeta’. Fu una delle tante, troppe contestazioni che dovesti subire. Ma non si può negare che l’impiego del brasiliano fosse diventato asfittico negli ultimi mesi della tua gestione.

La tua difesa era una fortezza, oggi qualcosa in meno. Qualcosa, se non tutto: così non va. Già, perché mentre perdevamo energie in attacco, là dietro le mura si facevano macerie. Restituirai vigore, invulnerabilità? Penso che tu, oggi, sia un uomo ancor più saggio, caro Edy.

 

…Ah, già. Nessuno più di te ha incisa nella mente la passione del popolo biancoceleste. Una passione che ha sfiorato l’oltraggio, arrivando a fermare in strada tua moglie e te soltanto per aspre critiche di calcio. Ma se oggi sei qui, caro Edy, è perché ben ricordi il tepore dolcissimo del nostro affetto. Come un genitore burbero, il laziale non esita a rimproverare i suoi figli – i suoi calciatori, i suoi allenatori –, ma le sue carezze danno la tempra per affrontare mille battaglie. Tu, su questa panchina, di battaglie ne hai già combattute 106.

Ma oggi, figlio di un amore biancoceleste, devi esser tu a riportare un popolo sulla retta via. Un popolo che, ferita più grande di tutte le ferite, oggi a malapena si arrabbia per le sconfitte. Abbiamo perso la strada, caro Edy. Qualcosa, del nostro amore, si è nascosto dentro noi stessi, rifuggendo la luce dell’orgoglio. Così accade che la Lazio perda 1, 2, 3, 4 a 0, e gran parte dei tifosi non se la prenda neanche. Così non va, caro Edy. Ricorda gli schiaffi di questo genitore, e ricorda ancor di più le sue carezze. Ricorda bene, perché oggi devi esser tu a prenderci a schiaffi – a farci arrabbiare, se necessario. Perché quest’amore non può ridursi così.

 

Restituisci tutto quel che ti abbiamo dato, caro Edy. E riprendiamo da lì, da dove ci eravamo lasciati. Insieme.