
Ciro Immobile, ex attaccante della Lazio, è tornato a parlare del suo addio ai colori biancocelesti rivendicando il “rapporto padre-figlio” con Lotito. Le dichiarazioni
Dopo l’addio al calcio giocato e la nuova avventura in Nazionale con l’Under 15, Ciro Immobile ha affrontato diverse tematiche nel corso di una intervista al Corriere della Sera, ripercorrendo anche il motivo che lo ha spinto a ritirarsi: «Mi rendevo conto che le giocate mi riuscivano soltanto a metà: è andata davvero così. A questo si aggiunge anche un pizzico di vanità: non volevo assolutamente lasciare un ricordo sbiadito di me stesso».
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La Nazionale, la figura di Mancini e il ruolo con i giovani
Nel corso del suo intervento per il quotidiano, l’ex bomber biancoceleste si è soffermato sul suo legame con l’Italia e sul lavoro svolto da Roberto Mancini, prima di descrivere la sua nuova avventura dirigenziale con gli azzurrini:
«Roberto Mancini ha rappresentato la scelta perfetta per guidare la Nazionale, soprattutto per la sua abilità nel compattare il gruppo e cercare quelle doti umane e morali che reputo fondamentali quanto quelle tecniche, proprio come accaduto durante l’Europeo. Il suo metodo con i ragazzi funziona perché non esistono prime donne, o comunque tutti sanno di partire dallo stesso livello. Agli azzurrini dell’Under 16 ripeto sempre che vincere conta, ma è fondamentale amare il club in cui si milita e la maglia azzurra. Bisogna tornare a socializzare, mettendo da parte il telefono ogni tanto. Non si può far finta di nulla dopo una sconfitta: chiedete a mia moglie come vivevo io le settimane dopo un risultato negativo».
L’addio alla Lazio e il rapporto con Claudio Lotito
Non è mancato un passaggio toccante relativo al suo addio al club biancoceleste dopo anni da protagonista assoluto con Claudio Lotito:
«Sentivo che mi stavano riaccompagnando verso l’uscita con garbo, tenendomi per mano. Alla fine quella mano l’ho sollevata io e me ne sono andato, ma posso giurare che fino all’ultimo tra me e Claudio Lotito c’è stato un legame paragonabile a quello tra padre e figlio. Proprio per questo il dispiacere è stato doppio: ho preferito aprire la porta ed eliminare ogni potenziale imbarazzo».
Gli allenatori della carriera: Simone Inzaghi a
Infine, l’ex centravanti ha tracciato un bilancio sui tecnici che lo hanno guidato, indicando chi gli ha dato di più:
«Sotto l’aspetto umano Simone Inzaghi è stato in assoluto il migliore, un profilo unico: abbiamo persino frequentato le rispettive famiglie».