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Corsa scudetto: che ruolo avrà la Lazio?

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Quest’anno la corsa scudetto sembra essere un affare a tre tra Milan, Inter e Juventus. In un campionato così equilibrato dove i colpi di scena sono sempre dietro l’angolo non si possono fare pronostici a lungo termine. Così nella corsa al titolo bisogna inserire per forza di cose anche la Lazio di Simone Inzaghi che sembra aver trovato lo smalto di un tempo. 

Oggi, infatti, la squadra di Simone Inzaghi è più sicura, è più unita, è più tutto, anche più attenta. Regalava gol, ha smesso di farlo, non si concede. Le sei vittorie di fila coincidono con la gestione dei gol di Ciro e dei vantaggi. Da Lazio-Fiorentina (2-1) del 6 gennaio a Lazio-Cagliari (1-0) di domenica si sono contati solo tre gol presi e tre cleen sheet (sono le partite chiuse senza beccare reti), risalgono alle sfide contro Parma (0-2), Roma (3-0) e Cagliari, tutte giocate nel giro di un mese (10 gennaio-7 febbraio). In precedenza la porta di Strakosha-Reina era rimasta chiusa solo tre volte su quindici partite (contro Cagliari, Crotone e Napoli), da settembre all’inizio di gennaio (3 gennaio, Genoa-Lazio 1-1). La banda di Inzaghi ha ripreso a chiudersi meglio, a presidiare gli spazi sabotando e disarmando gli attacchi avversari.

Una difesa al top

Il segreto dei biancocelesti sta nella difesa. All’inizio c’è stata una scollatura tra i vari reparti. Si sono pagati gli infortuni di Luiz Felipe (finito sotto i ferri) e Radu (stirato ad inizio ottobre), le positività di novembre, lo stop di Acerbi (di metà dicembre). Inzaghi ha ritrovato l’assetto migliore con il passare del tempo, gli ha dato una mano anche Reina, leader carismatico, guida in campo, regista aggiuntivo. Contro il Cagliari c’è stato un solo vero brivido, quando Marin è scappato in contropiede, ha bruciato Musacchio sul tempo e s’è presentato davanti a Reina (sparacchiando in Curva Nord). La Lazio ha subito di più quando s’è allungata e allargata, è stata più vulnerabile.

Uno dei leader della retroguardia biancoceleste è proprio l’estremo difensore spagnolo Pepe Reina. Pepe Reina a Roma era arrivato con poche aspettative e un compito preciso: fare da chioccia a Strakosha. “Sono qui per farlo crescere”, spiegò il giorno della conferenza stampa di presentazione. Una missione già compiuta ai tempi del Milan con Gigio Donnarumma, lanciato da Mihajlovic a 16 anni e 8 mesi e diventato in pochi anni uno dei migliori al mondo nel suo ruolo. Eppure per un portiere con un passato così prestigioso quell’incarico è apparso fin da subito troppo stretto. E addirittura Thomas Strakosha, dopo aver perso il posto, a Formello è diventato un caso.

In sole cinque giornate l’ex Milan, Napoli e Liverpool è diventato il titolare della porta biancoceleste. E se la Lazio ha ottenuto 19 punti dall’inizio del 2021 – meglio solo Manchester City (24) e Monaco (21) – il merito è anche del portiere campione del mondo nel 2010. Leader in campo e nello spogliatoio, dove si è inserito fin da subito facendo pesare tutto il suo carisma. In un Olimpico vuoto si sente più di tutti: incita i compagni, li telecomanda in fase offensiva e li riposiziona con il suo vocione quando c’è da difendere. Reina dalla porta e Inzaghi da bordocampo, la Lazio ha trovato la guida in campo di cui aveva bisogno. Martello, ma anche regista: lo spagnolo grazie alla scuola olandese di Van Gaal a Barcellona, ha migliorato anche il gioco della Lazio. Non a caso in Serie A, prima di questa giornata, solo Provedel dello Spezia aveva completato più passaggi.

Con questi numeri il ritorno in Champions diventa quasi l’obiettivo minimo, perché con questo nuovo trend sognare non è più proibito. Riecco la Lazio dei 21 risultati utili di seguito, anche se sei vittorie consecutive sono ancora lontane da quel cammino mostruoso. I biancocelesti hanno ancora sei punti in meno dello scorso anno, ma hanno superato sicuramente il momento critico. Ed i biancocelesti possono sognare grazie soprattutto al proprio bomber Ciro Immobile. Solo Inter (Lukaku), Milan (Ibra) e Juve (Ronaldo) hanno un fenomeno così in attacco eppure contro di loro la Lazio non ha mai sfigurato né fallito. I rossoneri hanno vinto solo nel recupero, domenica c’è un altro esame verità contro i cugini a San Siro. I biancocelesti sinora in trasferta avevano sempre fatto meglio, ma ora pure l’Olimpico (5 vittorie) è tornato amico. E perché non considerare deja-vu dello scudetto centrato sempre l’anno dopo averlo sfiorato.

Un andamento che rende il nostro campionato ancor più equilibrato e rende la corsa scudetto quasi come una partita di blackjack o di scacchi. Chi farà meno errori da qui alla fine riuscirà a fare scacco matto.