Immobile allontana gli incubi friulani e avvicina i sogni europei

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L’analisi tecnico-tattica sulla partita tra Lazio ed Udinese, vinta per 1-0 dalla squadra di Inzaghi, grazie al rigore di Immobile

Troppo brutta per sembrare vera. Troppo poche azioni per sembrare Lazio. In controtendenza con una stagione intera, la vittoria arriva grazie all’unico tiro in porta. Immobile lavora e trasforma in oro un pallone che sembrava perso, tra mille dubbi e polemiche, ma mai come ieri, contava soltanto vincere. Nonostante i pensieri del derby e le condizioni non ottimali della squadra, l’intera posta in palio viene conquistata. Molta fatica, molto affanno, poco gioco, poca lucidità. Il pomeriggio dell’Olimpico vola via tra noia e sbadigli, con l’Udinese giunta a Roma per strappare un punto. Probabilmente la peggior Lazio dell’anno, vince una partita non da lei. Da tanto si imputava alla squadra di Inzaghi, l’incapacità di saper vincere le cosiddette partite “sporche”, ma ieri finalmente, questa tendenza è stata invertita. Nessuno dava la sensazione di essere in giornata e nessuna lampadina sembrava potersi accendere. Da Felipe a Keita, passando per Immobile, completamente tagliato fuori dalla manovra, a causa della fatica fatta dalla squadra nel creare occasioni pericolose. Il bomber napoletano non è quasi mai riuscito a toccare il pallone nella prima frazione, grazie anche alle marcature strette dei difensori friulani, sempre molto attenti. Nella ripresa grazie all’ingresso di Milinkovic la produzione offensiva è aumentata e il primo a trarne beneficio è stato sicuramente Ciro. Nell’azione del gol si stacca dal coro e recita i panni del solista, mettendosi improprio e risolvendo una partita, a dir poco bloccata.

BUONA LA PRIMA – Olimpico, emozioni, esordio, titolare. Parole sparse e rimbombanti nella testa di ‘AleMurgia, alla prima dal 1’ nel “suo” stadio. Poteva tremare, ma non lo ha fatto: personalità e sicurezza dei propri mezzi. Aveva un compito ingrato, sostituire il capitano e il cervello della squadra, eppure non ha sfigurato, anzi. Passaggi veloci, rapidità di pensiero e abbinamento delle due fasi. Si abbassava e si alzava a seconda delle situazioni di gioco, non dando mai punti di riferimento al centrocampo avversario. Dopo un di po’ di fatica nella prima frazione, complice anche un po’ di tremolio alle gambe (assolutamente comprensibile), nella ripresa sale in cattedra, dirigendo l’orchestra nei minuti cruciali della partita. Tutti i palloni passano dai suoi piedi, tutte le azioni vengono iniziate da lui. Fino a quando c’è stato Hoedt in campo, era anche aiutato dal mancino dell’olandese, poi invece, i compiti di regia sono stati tutti di “Sandro”, comprensibilmente stremato nel finale. Guadagna mezzo voto in più, quando a due minuti dalla fine, va a prendersi un fallo vitale sotto le panchine, dando respiro alla squadra, ormai a corto di fiato. In quella circostanza particolare, si è visto che la giovane età, appare soltanto sulla carta d’identità.  Quantità, corsa e qualità. La Lazio ha coltivato in casa propria un talento purissimo, oggi sconosciuto a molti, ma tra qualche anno probabilmente, invidiato da tutti.

SENZA SOSTA – Nessuno dorma! Non c’è nemmeno tempo di esultare, che subito si torna in campo. C’è la Coppa Italia, c’è il derby, c’è la Roma. La prima di due partite intense, lunghe 180 minuti spalmati in 35 giorni. Questa volta l’ansia non attanaglierà i calciatori per una settimana, ma soltanto per 72 ore, ammesso che la testa ieri, non sia già andata oltre l’Udinese. Inevitabile, nella Capitale il derby si gioca tutto l’anno e vedendo come è andato il primo stagionale, almeno dalla parte della Lazio, il pensiero a questa partita, c’è dalla sera dei quarti contro l’Inter. Coppa Italia, vittoria, 26 maggio. L’ultimo successo, probabilmente il più bello risale proprio a quella giornata di ormai 4 anni fa. Il digiuno inizia a essere troppo lungo: nei 7 incroci degli ultimi 3 anni, 5 sono state le vittorie giallorosse e due i pareggi. La Roma è in uno straordinario momento di forma, viaggia a ritmi spaventosi, rifilando 3 o 4 gol a chiunque provi a frapporsi sulla propria strada. Arginarla non sarà facile, soprattutto per una Lazio, ancora troppo piccola con le grandi. Di contro, la stracittadina resta una partita che esula dalle altre: molto spesso classifiche e valori vengono azzerati. Su queste leggi non scritte, si aggrappa il popolo biancoceleste, impaziente di tornare ad esultare difronte ai rivali storici.

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