Gattuso al Festival dello Sport di Trento: «Non litigo con Lotito, ci diciamo le cose in faccia. Derby? Ci penseremo più avanti»
Hanno Detto

Gattuso al Festival dello Sport di Trento: «Non litigo con Lotito, ci diciamo le cose in faccia. Derby? Ci penseremo più avanti»

Gennaro Gattuso è uno degli ospiti principali della giornata odierna al Festival dello Sport di Trento. Vi riportiamo in diretta tutte le sue parole in diretta

La Gazzetta dello Sport ha organizzato a Trento il Festival dello Sport, nel corso della quale dalle ore 15:00 interviene il tecnico Gennaro Gattuso. L’allenatore della Lazio parla durante “Non mollare mai”, intervistato da Luigi Garlando. Le sue parole:

RISPOSTA A GASPERINI – «Gasp al di là del grande allenatore che è è sempre stato presente nei momenti difficili, anche quando allenavo il Milan mi chiamò e mi disse di tenere duro. Venivamo da un periodo complicato, ci somigliamo, siamo due caratteri forti e con me ha sempre avuto momenti positivi. Ci andrei a cena, sarebbe un onore, dopo Sacchi ha portato cose nuove! Io e tanti colleghi cerchiamo di fare quello che fa lui. Derby? Quando ne parlano i miei ragazzi li stoppo subito, prima abbiamo partite importanti, ci penseremo in quella settimana».

MONZA – «Non conta nulla stare davanti alla Roma, vogliamo preparare bene il Monza, veniamo da una sosta lunga nella quale non avevamo molti giocatori. I miei precedenti con Juric non sono buoni, come Napoli-Verona, se avessimo vinto saremmo arrivati secondi. Il Monza è una squadra tosta. Tifosi? Manca uno stadio pieno, il calcio senza di loro non mi piace, non è calcio senza loro. Ti fanno vincere e venire voglia, ti fanno tirare fuori quello che non hai. In questo momento soffriamo senza di loro allo stadio Olimpico».

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RISPOSTA A PAROLE TIFOSA – «Lotito? La figura da calciatore che avevo me la porto dietro ahimè, ho fatto cose buone e anche sciocchezze. Difficilmente litigo con i miei presidenti, mi piace il dialogo, ci diciamo molte cose. Io ho litigato con pochi! Mi piace parlare con gente vera, sentirmi dire la verità. C’è questo rapporto con lui, mi diciamo le cose in faccia, lui è un genio ed è molto intelligente. Bisogna parlare delle dinamiche interne altrimenti escono fuori le cose. Lui ha 4/5 telefonini, è difficile da gestire. E’ meglio che dica le cose in faccia ai giocatori e che venga al campo per parlare, è inutile che certe cose i giocatori le debbano leggere altrove».

SCEGLIERE LA LAZIO – «La Nazionale mi ha fatto del male, è stata una mazzata, avevo voglia di ripartire subito! Ho fatto esperienze all’estero, mi piace mettermi dentro culture diverse. In passato ho detto no a Lotito, ma questo ho sentito fosse il momento giusto, avevo sentito alcuni miei giocatori prima. Stiamo facendo bene e la strada è lunga, sono orgoglioso di allenare questi giocatori! Il passaggio più importante è stato il ritiro con un caldo bestiale, è stato difficile. Vederli allenarsi in quel modo senza lamentarsi è stata la cosa che mi ha fatto capire che c’era qualcosa di speciale. Frattesi? Ho avuto la fortuna di allenarlo in Nazionale, ho sempre detto che doveva prendere una decisione: non poteva accontentarsi di giocare poco. Venivamo da un mercato limitato, il fatto che ci abbia scelto è stato incredibile, si è preso le sue responsabilità».

TAVARES – «Solo Mendes è ai suoi livelli, in passato ha sperperato 100 milioni, ma è un giocatore che ha tutto. All’inizio abbiamo avuto momenti di tensione. Odio chi ha talento e non fa nulla per migliorarsi, io ho fatto un percorso diverso lavorando tanto perché ero più scarso degli altri».

RISPOSTA ALLE PAROLE DI CAPELLO – «Ha ragione, ho iniziato 13 anni fa dopo il Milan a Sion facendo play manager e ci ho messo tempo. Ho fatto un percorso, ho sottovalutato che ci fosse una generazione diverse nonostante le stesse dinamiche di spogliatoio. Ai tempi ero sempre nervoso, ma dovevo adeguarmi alla nuova mentalità, ora la vivo molto meglio. Sono più lucido ora, davo tensione arrabbiandomi per delle banalità».

JUVE MILAN 2006 – «Ricordo, di molte cose non vado fiero, vivevo le partite con grande impeto e adrenalina. Quando mi riguardo cambio subito canale, non ero tenero. Ho un figlio di 19 anni e quando ero piccolo mi faceva vedere le sciocchezze che facevo in campo. Non ero credibile quando cercavo di insegnargli come comportarsi, non vi nego che in questi anni faccio fatica a rivedermi. Un Gattuso nella mia squadra non lo vorrei mai!».

PERCORSO – «Me le sono cercate io le batoste che ho preso, le cose semplici non mi piacciono. Ho conosciuto mia moglie nel ’97, io a casa riesco a starci un mese anche se a casa sto bene, lei è una donna speciale. Però stando a casa mi manca quella adrenalina, io non calcolo, vado e faccio. E’ bello prendere un gruppo e vedere i miglioramenti».

RISPOSTA ALLE PAROLE DI BOBAN – «Loro per me sono stati fondamentali, bastava solo osservali quei giocatori, erano sempre coerenti e non sbagliavano mai a comportarsi. Era un sogno giocare con loro, quando sono arrivato non ero alla loro altezza, ma mi sono messo sotto a lavorare. Tassotti mi dedicava 4/5 ore a settimana! Nei primi anni abbiamo vinto poco, io volevo vedere le mie foto a Milanello come vincitore di qualcosa. Devo ringraziare campioni come lui, Maldini e tutti gli altri. Soggezione? Paolo si, per me è stato un campione a 360 gradi, non era solo il capitano! Per non saltare un allenamento a 40 anni prendeva le medicine anche se gli dicevano di riposarsi. Grande spessore tattico, tecnico e umano».

MURALES BARESI – «Tanta rabbia per chi lo ha imbrattato, viviamo un mondo problematico ma ormai non mi sorprendo di nulla».

RISPOSTA ALLE PAROLE DI PATO – «E’ arrivato giovane, giocatore incredibile e sfortunato, andava troppo forte! Ha sofferto tanto! Una volta mi sono arrabbiato di brutto a Verona quando perse diverse palle in uscita, me lo stavo mangiando con le urla. Pirlo? Per 10 anni mi ha distrutto a scherzi, era un continuo. Io sentivo molto le partite e pretendevo serietà, da allenatore mi piace che i giocatori si rilassino prima. Lui ci andava a nozze su questo, prima della semifinale con lo United a San Siro, lui e Oddo si erano organizzati. Si stavano mangiando il gelato e noi il giorno dopo ci saremmo giocati la vita, ma loro erano sempre così».

RISPOSTA ALLE PAROLE DI GALLINARI – «Sono un metro e venti, dove vado? Mi piace vedere il basket ma loro fisicamente sono di un altro pianeta».

RISPOSTA ALLE PAROLE DI BIERHOFF – «Era fortissimo di testa, io saltavo e la prendevo anche con quelli più alti di me. Avevo una tecnica, mettevo il culo e non li facevo saltare, ero esplosivo».

MONDIALE 2006, ATTACCHI DEI TEDESCHI – «I miei sono stati in Germania a lavorare, ho ancora parenti lì. Io ero diffidato e non potevo prendere ammonizioni, contro la Germania ci sono stato vicino al giallo. E’ stato un giorno speciale, poi giocare a Dortmund, sapevo che stadio era. E’ stato un sogno quel percorso, non dovevo far parte di quella Nazionale perché mi ero lacerato un muscolo con la Svizzera in amichevole; devo ringraziare Lippi. Credeva in me, abbiamo lavorato 13 ore al giorno per recuperare. A Coverciano ci insultavano per Calciopoli, ci lanciavano i pomodori, ma piano piano ci siamo arrivato. L’artefice di quel successo è stato di Lippi, ha fatto di tutto per creare un gruppo e ci è riuscito. Eravamo compagni di squadra ma non solo, una squadra incredibile. 20 anni fa dopo la partita venivano le famiglie in albergo da noi, è stato un qualcosa che ci ha aiutato. E’ stato importante il fatto di stare in un albergo familiare, lo staff era calabrese, quello è uno dei segreti di quel mondiale. Ci sentivamo a casa!».

PESCHERIA – «L’ho aperta perché ogni volta che chiedevo il pesce andava a prendermelo ed era troppo caro, mi arrabbiavo, al sud costavano 10 volte me. Per quello ho aperto il mio ristorante».

RISPOSTA ALLE PAROLE DI MATERAZZI – «E’ stata una bellissima storia tra noi, a 12 anni sono andato a Perugia senza genitori. Abbiamo fatto un grande percorso lì tra primavera e prima squadra, con lui ho condiviso tanto, mi ha aiutato essendo più grande, io non avevo un euro. E’ stato importante per me! In campo era come se non mi conoscesse, in campo mi dava delle tranvate».

RISPOSTE ALLE PAROLE DI VIERI – «Personaggio incredibile, è questo, non finge Bobo. L’ho rivista più di una volta la partita di Moreno, ne ha combinate, ma anche noi, abbiamo avuto tante occasioni e siamo stati ingenui. Io ho avuto una palla, mai tirato una del genere, era una grande occasione. A Moreno gli ho detto qualche parolaccia in calabrese forse».

BOSNIA, PAROLE PJANIC – «Non mi dispiace parlarne, gli episodi fanno sempre la differenza. Ripenso al 2003 quando abbiamo perso, le cose con il Var sarebbero state diverse. Ripenso anche alla partita con l’Australia. Io devo ringraziare i ragazzi che hanno lavorato con me, tutti, mi hanno dato tutto quello che avevano. E’ una ferita che rimarrà per tutta la mia vita, ma non posso dire nulla, anche a Bastoni, non l’ha fatto apposta. Rimane quello di buono che abbiamo fatto, veniamo sempre giudicati solo per il risultato, bisogna però sempre vedere come vengono fatte le cose».

MONDIALI – «All’inizio non riuscivo a vedere i Mondiali, non riuscivo ad addormentarmi i primi mesi, poi alla fine sono riuscito a vedere le partite. La cicatrice rimarrà per sempre, ma io guardo sempre avanti! Mi piace parlare di cosa devo fare, non di cosa ho già fatto».

RISPOSTA ALLE PAROLE DI ALBERTINI, LA FEDE – «Ho perso una sorella giovane, credimi che non riuscire a sognarla… pagherei tutto quello che ho per poter passare un’ora con lei, mi manca. Da genitori capisco, ho la fortuna di avere i miei genitori ancora, loro non accettano mai, non si è mai pronti al fatto che un figlio possa andarsene prima di te… non è facile. Bastonate? La mia fortuna è stata fare questo mestiere, a 34 anni ho preso una malattia autoimmune che mi obbliga ad usare cortisone perché altrimenti non vedo bene. Altri con la mia malattia stanno a letto 4 mesi senza potersi muovere. Io sono più forte della malattia, ma usare cortisone ogni giorno è complicato, non posso bere e mangio poco. Vado avanti finché Dio mi darà la forza di continuare! Lotta con la malattia? Il prossimo anno sono 30 anni che l’ho conosciuta a Glasgow, suo padre era un ristoratore lì. Noi italiani lì volevamo mangiare spaghetti e bresaola, noi lì avevamo trovato Mario, suo padre, così ho conosciuto lei. Ho dovuto chiedere la sua mano perché uscivamo di nascosto. Quando si attraversano momenti negativi, come per la salute, è importante avere una famiglia che ti supporta. Io sto bene con loro a casa, i figli sono cresciuti e gli dico sempre che il merito è di mia moglie perché io ci sono stato poco. Ho avuto la fortuna di giocare 13 anni al Milan, poi dopo ho fatto il giro del Mondo e li ho portato in diverse nazioni. Gli ho fatto un regalo perché parlano diverse lingue, però poi gli mancano le amicizie dato che giravo sempre. Ora i miei figli vivono da soli, siamo rimasti io e mia moglie con i nostri cani».

DEDICA DI MALIKA AYANE, LIGHT MY FIRE – «Fuoco dentro? Ho sempre detto che quel giorno in cui non ce l’avrò più allora dovrò dire basta. Spero che i miei figli mi faranno diventare nonno per poter fare con loro quello che non ho potuto fare con i miei figli!».

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