Zoff ricorda Chinaglia: «Mi capitava di insultarlo a morte, ma senza alcun risultato. In campo era uno generoso»
Hanno Detto

Zoff ricorda Chinaglia: «Mi capitava di insultarlo a morte, ma senza alcun risultato. In campo era uno generoso»

L’ex portiere della Nazionale italiana Dino Zoff ricorda Giorgio Chinaglia dagli aneddoti nello spogliatoio ai giorni trascorsi insieme durante il servizio militare

Ci sono personaggi che, anche a distanza di decenni, continuano a occupare un posto speciale nella storia del calcio italiano. Tra questi figura senza dubbio Giorgio Chinaglia, simbolo della Lazio del primo storico scudetto del 1974 e protagonista di un’epoca irripetibile per il club biancoceleste. A riportare alla luce alcuni episodi della sua vita è stato Dino Zoff, leggendario portiere della Juventus e della Nazionale italiana, che in una lunga intervista concessa a La Repubblica ha ripercorso alcuni momenti vissuti al fianco dell’ex attaccante laziale.

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Zoff ricorda Chinaglia: un carattere impossibile da domare

Il rapporto tra Zoff e Chinaglia andava ben oltre il terreno di gioco. I due condivisero infatti anche l’esperienza con la Nazionale italiana, compreso il Mondiale del 1974 in Germania Ovest. Proprio durante quella competizione ebbero modo di conoscersi ancora più da vicino, condividendo la stessa camera.

L’ex portiere ha ricordato il carattere particolare di Long John, capace di alternare una generosità straordinaria sul campo ad atteggiamenti decisamente imprevedibili nella vita quotidiana.

«In Germania dormivo proprio con Giorgio. In campo era straordinariamente generoso, fuori strambo e spesso sopra le righe. In definitiva un uomo molto buono. Mi capitava di insultarlo a morte, ma senza alcun risultato».

Parole che restituiscono un’immagine autentica del centravanti biancoceleste, ricordato non soltanto per la sua personalità travolgente, ma anche per la capacità di lasciare un segno profondo nelle persone che lo hanno conosciuto.

L’aneddoto su Chinaglia durante il servizio militare

Tra i ricordi più curiosi raccontati da Dino Zoff trova spazio anche un episodio risalente al periodo del servizio militare. Un’esperienza condivisa con Giorgio Chinaglia che, secondo l’ex portiere, aveva già mostrato in quell’occasione tutta la propria personalità.

«Un anno, mentre facevamo la naja, trascorremmo una settimana di campeggio insieme ad altri militari. Era una situazione ludica e non c’erano trincee da assaltare. Ma a Giorgio avevano dato i gradi di caporale e sembrava di essere al cinema. Non interpretava un ruolo: era il ruolo stesso».

Un aneddoto che mette in evidenza il temperamento dell’ex attaccante della Lazio, capace di vivere ogni situazione con un’intensità fuori dal comune. Anche lontano dagli stadi, Chinaglia riusciva a diventare protagonista, trasformando un’esperienza ordinaria in un ricordo destinato a rimanere impresso nella memoria dei suoi compagni.

Le dichiarazioni di Zoff offrono uno spaccato interessante della personalità di Giorgio Chinaglia, uno dei calciatori più rappresentativi della storia biancoceleste. Il centravanti fu il trascinatore della squadra allenata da Tommaso Maestrelli, conquistando lo scudetto nella stagione 1973/74 e diventando un autentico idolo dei tifosi laziali.

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