PRIMAVERA – Bonatti: «Mi sento pronto per questa grande avventura. Addio di Cardelli? Non deve essere un alibi»

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Ha fatto tanto rumore lo sfogo di Filippo Cardelli, ragazzo del ’98 che ha espresso tutto il suo disappunto per il calcio italiano. Per parlare di questo e di molto altro è intervenuto ai microfoni di Lazio Style Radio, Andrea Bonatti, tecnico della Primavera biancoceleste: «L’Addio di Cardelli? Parto da un concetto di base: non ci devono essere alibi e questo deve essere un modo per conseguire risultati in altri modi. Se non ci sono elementi in rosa con determinate caratteristiche, dobbiamo pensare al sacrificio. Il nostro organico, visto che è venuto a mancare il centrale di ruolo, è deficitario. Ha senso integrare l’organico per portare all’interno dello stesso un valore aggiunto e non riempirlo per fare numero, quindi dipende da come ci si vuole rinforzare. Come sarà la sfida con il Perugia? Credo che la squadra rispecchi le caratteristiche di visione di gioco e comportamentali di chi la gestisce. Non si può pensare di essere superiori all’avversario per tutta la gara, bisogna saper soffrire e sfruttare i punti deboli dell’avversario. Voglio una squadra propositiva e che sappia mantenere un giusto equilibrio in campo.»
Panoramica sulla categoria: «La Primavera è una categoria particolare, bisogna creare giocatori adatti a giocare in prima squadra, il sistema di gioco è correlato a quello della prima squadra. Se il sistema di riferimento è il 4-3-3 i ragazzi si dovranno adattare a questo sistema di gioco, se dovesse cambiare non farò trovare i ragazzi impreparati. Inzaghi è una persona piacevole, sa parlare di calcio. C’è un legame fra lui e la Primavera e mi ha dato indicazioni. Io so bene qual è il mio ruolo: devo essere a disposizione del tecnico della prima squadra. Questo è il modo giusto per allenare in un ambiente dove i ruoli sono ben definiti
Dove può arrivare questa Lazio? Bonatti risponde così: «Va detto che le pressioni me le creo da solo, so qual è il mio obiettivo professionale. Non ho bisogno che gli altri mi dicano quale sia l’asticella, me la creo da solo. Dopo l’esperienza che ho accumulato, la pressione in Primavera è abbastanza relativa. Mi sento pronto, ho grande entusiasmo. Anno del riscatto? Bisogna essere oggettivi: il mio organico è composto da molti giocatori che sono saliti dagli Allievi Nazionali che sono arrivati noni la passata stagione. I classe ’98 hanno giocato poco lo scorso anno, escluso Folorunsho. Ovviamente si parte da un’asticella alta, ma dire che questo sia l’anno del riscatto in un girone modificato e con difficoltà oggettive mi sembra eccessivo e crea pressioni inutili ai ragazzi.»