Premio Coni Lazio 2015, Manzini: “Chi fa della propria passione il suo lavoro non può che esserne grato”

Manzini
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AGGIORNAMENTO ORE 15.50 – Il Team Manager è intervenuto poi ai microfoni di Lazio Style Radio: “Questo riconoscimento mi rende orgoglioso e molto lieto. Come ho già detto però sono io a dover ringraziare chi mi ha permesso in tutti questi anni di vivere questo sogno. Ringrazio quindi Lenzini, Maestrelli, Calleri fino all’attuale presidente Lotito.Chi fa della sua passione il suo lavoro può solo esserne grato”.

 

Si è svolta questa mattina, nella sede istituzionale della Sala Tevere della Presidenza della Regione Lazio, la terza edizione del Premio Coni Lazio. Alla manifestazione hanno preso parte: atleti, tecnici, dirigenti e società sportive che nella stagione passata si sono contraddistinti per i loro meriti. Tra i vincitori c’era anche Maurizio Manzini, che ha ricevuto dal Presidente del CONI Lazio, Riccardo Viola, il premio Comitato Lazio. Di seguito le ragioni di tale riconoscimento.

Dal 1988 al 2016 su una panchina. Nessuno in Europa come lui. Quarantacinque anni alla Lazio prima da collaboratore e poi da direttore sportivo. Maurizio Manzini, è il dirigente che più di ogni altro in serie A si è seduto al fianco di allenatori. Guide tecniche che sono cambiate inevitabilmente lasciando a lui la linea di continuità. Da Tommaso Maestrelli ad Eugenio Fascetti, da Dino Zoff a Stefano Pioli passando per tanti altri mister che si sono alternati in biancoceleste. Uomo dei cambi in campo e spesso delle relazioni con arbitri e delegati, è il team manager per antonomasia. Con lui ogni trasferta è sempre preparata in ogni dettaglio non lasciando mai nulla al caso per professionisti esigenti come lo sono in particolare i calciatori di Serie A. Utilizzato dalla Società Sportiva Lazio in diversi ruoli conosce perfettamente cinque lingue e potrebbe scrivere il libro più completo della storia biancoceleste degli ultimi anni. È la memoria storica avendo vissuto gli anni più difficili e le vittorie più esaltanti allo stesso tempo. Con discrezione e professionalità è stato protagonista in panchina nei due scudetti laziali. Quello del 1974 con Tommaso Maestrelli a cui lo legava un rapporto speciale e quello con Eriksson vincendo due coppe internazionali, non ultime la Coppa delle Coppe e la Supercoppa Europea, cinque Coppe Italia e tre Supercoppe nazionali. Trofei che spesso ha dovuto gestire e portare in visita ai tifosi“.