Marcolin sogna in grande: «Scudetto? Il Leicester insegna. Belahyane può essere il Lobotka della Lazio»
Hanno Detto

Marcolin sogna in grande: «Scudetto? Il Leicester insegna. Belahyane può essere il Lobotka della Lazio»

L’ex centrocampista della Lazio Dario Marcolin analizza lo straordinario avvio di stagione della squadra di Gennaro Gattuso: dalla lotta scudetto alla crescita dei singoli

La Lazio continua a sorprendere in questo avvio di Serie A 2026/2027, ma definirla ancora una rivelazione potrebbe essere riduttivo. Dopo nove giornate di campionato, la formazione allenata da Gennaro Gattuso si è conquistata la vetta della classifica grazie a un’identità di gioco sempre più riconoscibile e a prestazioni convincenti.

A esaminare il momento dei biancocelesti è stato Dario Marcolin, ex centrocampista della Lazio e attuale opinionista di DAZN, intervenuto in un’intervista concessa a La Gazzetta dello Sport.

Marcolin non ha dubbi sulla squadra di Gattuso: il riferimento al Leicester

L’ex centrocampista ha sottolineato come la Lazio abbia ormai raggiunto una maturità tale da non poter essere considerata soltanto una sorpresa.

SULLA LAZIO CAPOLISTA – «La formazione di Gattuso è ormai un libro aperto. Mai visto un inizio di campionato così. Gioca un bel calcio e si diverte: questa sta diventando la sua forza. Mi sembra che Gattuso abbia trovato la chiave giusta come squadra ma anche sul piano del rendimento dei singoli. Inoltre, la Lazio gioca allo stesso modo in casa e fuori. Un aspetto che dà ulteriori sicurezze. Senza dimenticare il vantaggio che deriva dal poter giocare una volta alla settimana. Ecco perché dico che il Leicester insegna…»

SOGNO SCUDETTO – «Quel Leicester insegna che si può anche arrivare fino in fondo in questi casi… Certo ora siamo ad appena 9 giornate di campionato e ne mancano tante, ben 29. Ma ora per quanto la Lazio ha già fatto vedere si può pensare di arrivare nelle prime quattro. Non va dimenticato quanto possa contare alla lunga giocare una volta alla settimana».

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Frattesi, Taylor e Belahyane… che centrocampo!

Uno degli aspetti maggiormente apprezzati da Marcolin riguarda il funzionamento del centrocampo. La presenza di Davide Frattesi e Kenneth Taylor garantisce qualità negli inserimenti e nella costruzione offensiva, mentre Reda Belahyane rappresenta il punto di equilibrio indispensabile per sostenere un sistema di gioco particolarmente propositivo.

L’IDENTITÀ DELLA SQUADRA – «È una squadra che gioca a memoria. Rilanciando anche giocatori che c’erano già negli anni scorsi, ma ora stanno avendo un rendimento più alto. E nel gioco di squadra conta anche avere due centrocampisti del calibro di Frattesi e Taylor. Hanno il calcio addosso. Pilastri sul piano tecnico ma anche tattico».

MENTALITÀ OFFENSIVA – «Non è solo questione di modulo e quindi del 4-3-3. La Lazio va all’attacco con cinque giocatori. Al tridente si aggiungono Frattesi e Taylor. Solo l’Inter si lancia all’attacco con più uomini, ben 6, rispetto alla Lazio. Questo è possibile perché Gattuso ha trovato a metà campo Belahyane per fare l’equilibratore. Con lui diventa possibile quel tipo di impostazione. E nel modo come sta giocando Belahyane può diventare il Lobotka della Lazio».

Marcolin individua i tre protagonisti della crescita biancoceleste

L’analisi si è poi concentrata sui singoli. Oltre a Taylor e Frattesi, l’ex centrocampista ha voluto evidenziare il rendimento di Mattia Zaccagni, apparso particolarmente sicuro e incisivo nel nuovo sistema tattico.

GIOCATORI DECISIVI – «Sono diversi. Ma faccio tre nomi in particolare che per me fanno la differenza. Mi piace molto Taylor: ricorda Winter dei tempi della Lazio. Da olandese l’ex Ajax ha sempre i tempi giusti nelle sue giocate. Ora Zaccagni mi sembra più forte e più sicuro. Probabilmente trae maggiori sicurezze da chi gli sta accanto. E voglio sottolineare la crescita di Frattesi, sospinto pure da uno spirito di rivalsa. Per gli avversari è un pericolo costante. Non solo per i gol».

Lazio, applausi a Gattuso: «Ora stiamo vedendo il miglior Rino»

Non poteva mancare un approfondimento sul lavoro di Gattuso, considerato uno dei principali artefici della trasformazione della Lazio. Secondo Marcolin, i risultati attuali rappresentano anche il frutto dell’esperienza accumulata dall’allenatore nel corso della sua carriera.

CRESCITA DI GATTUSO – «No, Rino era forte anche prima, A Napoli perse la Champions all’ultima giornata dopo un gran girone di ritorno. E lì ha vinto una Coppa Italia. Ha allenato sempre in grandi piazze, oltre ad esser stato c.t. azzurro. La realtà è che anno dopo anno, passando tra varie esperienze, sta prendendo convinzione nelle sue scelte e nel modo di allenare. E ora stiamo vedendo il miglior Gattuso».

Infine, un passaggio dedicato al rapporto tra la squadra e i sostenitori biancocelesti, con particolare riferimento ai diecimila tifosi presenti a Reggio Emilia per la sfida contro il Sassuolo.

ENTUSIASMO DEI TIFOSI – «Si sta ricreando un sogno, quello di poter vivere delle emozioni con la propria squadra. La squadra di Gattuso sta riportando un senso di appartenenza. Anche questo è molto bello».

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