La Lazio è recidiva: quattro giornate per vanificare un sogno, analogie col 2018/2019

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© foto Roma 19/10/2019 - campionato di calcio serie A / Lazio-Atalanta / foto Insidefoto/Image Sport nella foto: Simone Inzaghi

Un solo punto raccolto in quattro giornate, tre trasferte durissime in vista e una condizione fisica e mentale da migliorare per puntare a quella qualificazione Champions che da minimo sindacale diventa ora obiettivo essenziale.

Quattro partite senza vittoria, per l’esattezza tre sconfitte e un pareggio, riportati contro squadre – fatta eccezione per il Milan – che iniziavano il dopo-lockdown dalla parte destra della graduatoria. La Lazio non può sorridere: per tornare ad una striscia così negativa bisogna riavvolgere il nastro e approdare ad aprile 2019. Il k.o. last minute con la SPAL (rigore di Petagna nel recupero), il pari interno al fotofinish col Sassuolo (2-2 siglato in extremis da capitan Lulic), la sconfitta a San Siro col Milan e la rocambolesca vittoria del Chievo già retrocesso all’Olimpico contro una Lazio rimasta in 10 per l’espulsione ingenua di Sergej Milinkovic-Savic: quattro sfide che avevano di fatto posto fine alle ambizioni della squadra capitolina nella scorsa stagione.

Un anno dopo – al netto di una situazione eccezionale e mai accaduta prima – la storia si ripete, questa volta in maniera del tutto inattesa. Se infatti la Lazio 2018/2019 era intenta – nell’ultimo scorcio di stagione – a preparare le battute finali di una Coppa Italia disputata da protagonista, quest’anno battere Lecce, Sassuolo e Udinese avrebbe potuto significare presentarsi all’Allianz Stadium con la Juventus da capolista o quantomeno da vera rivale per il sogno scudetto. Invece la Lazio si lecca le ferite e fa la conta degli infortunati, procedendo ad un sensibile frazionamento degli obiettivi: serviranno tre o quattro punti nelle ultime cinque sfide per ottenere il pass per la Champions League che manca da esattamente tredici anni. Juventus, Verona e Napoli in trasferta sembrano ad oggi ostacoli quasi proibitivi date le condizioni fisiche e mentali delle aquile, così diventano di cruciale importanza i due impegni interni con due compagini – Cagliari e Brescia – che non avranno presumibilmente ancora molto da chiedere al campionato in procinto di terminare. Entrare in Champions League la missione, ci sarà poi tempo per interrogarsi su ciò che non ha funzionato nelle ultime battute di un campionato che avrebbe potuto avere un esito trionfale e che invece ha il sapore amaro di una grande occasione gettata alle ortiche.