L’ANALISI DEL GIORNO DOPO – Nella notte dei ritorni, l’allievo supera il maestro

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In tribuna c’erano Sinisa, Pippo, Baronio e Pancaro, tanti suoi ex compagni e suo fratello, tutti li ad osservare lui nella notte della verità. Ieri sera Simone era all’esame di maturità, doveva dimostrare di poterci stare in una grande piazza e ci è riuscito.
Dopo tanta gavetta le soddisfazioni stanno arrivando, con lui la Lazio sta continuando a sperare ancora nel sesto posto, obiettivo utopistico fino a qualche mese fa. Tre vittorie e due sconfitte, se non ci fosse stata la Juventus di mezzo lo score sarebbe stato sicuramente migliore, peccato anche per Genova, dove la fortuna gli ha voltato le spalle.
Nella notte che potrebbe valergli la riconferma, l’allievo Simone ha superato il maestro “Mancio”.

CAMBIAMENTI – La nuova Lazio non gioca un calcio spumeggiante e spregiudicato, nemmeno uno estremamente difensivo. In questi giorni in molti si sono divisi sull’ideologia di gioco giusta: «Meglio il Cholismo o il tiki taka?» – Simone mette d’accordo tutti, facendo un mix perfetto tra le due filosofie. La squadra dopo il vantaggio è riuscita ad amministrare bene la partita senza correre particolari pericoli, cosa molto più difficile nella passata gestione. Complice anche una condizione fisica deficitaria, nel secondo tempo l’idea era chiara: farsi attaccare per poi ripartire a tutta velocità con Keita e Candreva.
In difesa si è sofferto poco, Bisevac e Gentiletti erano ben protetti da un centrocampo muscolare e di corsa. Pochi cambiamenti ma giusti. Adesso si vede la sua mano: questa è la Lazio di Simone Inzaghi.

SENATORI – In molti avranno pensato che nelle ultime partite si sarebbero visti più giovani in campo e invece no, tutto il contrario. “Inzaghino” odia perdere anche un’amichevole, anzi se avesse potuto giocare con 11 fuoriquota in primavera, l’avrebbe fatto.
Uno dei suoi meriti è stato quello di coinvolgere i senatori del gruppo, affidandogli le chiavi della squadra. La differenza da un mese a questa parte la stanno facendo Biglia, Klose e Candreva, rivitalizzati dalla nuova gestione.
L’intelligenza di un uomo che ha vissuto in uno spogliatoio fatto di grandi campioni, si vede oltre che nei valori tencici, anche negli atteggiamenti: nella prima uscita a Palermo, Candreva meritava la sostituzione più di Keita, eppure Simone cosa fa? Toglie il senegalese. Errore? No, semplicemente furbizia. Se avesse tolto Antonio, probabilmente l’avrebbe indispettito, invece lo lascia in campo facendogli sentire la sua piena fiducia nonostante una partita non eccezionale. Un buon allenatore non si vede solo quando indovina un cambio, o sceglie bene la formazione, ma anche nei rapporti umani che instaura con i propri calciatori.

RICONFERMA – Basterebbe quell’espulsione piena di rabbia per fare guadagnare ad Inzaghi la conferma sulla panchina della Lazio, eppure ancora i dubbi della società sono molti.
Simone è un sanguigno, uno che non vuole mai veder gioire i propri avversari e dietro quella protesta, si nascondeva la voglia di vincere di una tigre affamata. Ha passato 90 minuti in piena trance agonistica, sa che si gioca il futuro e non vuole lasciare nulla al caso.
Vedere tutta la sua famiglia allo stadio è una cosa d’altri tempi, che fa capire i valori e la personalità di quest’uomo, a cui l’etichetta di “fratello di Pippo”, ha fatto raccogliere meno di quanto seminato.
Adesso Simone è diventato grande e con lui vuole far crescere anche la Lazio. Non bisogna andare tanto lontano per trovare l’allenatore per la prossima stagione, basta guardare in casa propria.