L’ANALISI DEL GIORNO DOPO – La Lazio semina tanto e raccoglie poco: il Bologna e la sfortuna spezzano il fattore Olimpico

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Marchetti inoperoso, Da Costa miracoloso. Potrebbe brevemente riassumersi così il pomeriggio dell’Olimpico. Di tanto in tanto si vedono partite di questo genere: stregate, dove la palla non vuole saperne di entrare, ma molto raramente le occasioni create sono così tante.
La Lazio mette alle corde un modesto Bologna, costringendolo a rimanere per gran parte dei 97 minuti nella propria metà campo. Ci voleva un episodio per sbloccarla ed è arrivato.
Il calcio è così: i biancocelesti potevano fare 5 gol o forse anche di più, non l’hanno buttata dentro, disputando comunque una grandissima partita, e Lazio-Bologna non sarà associata ad una prova superlativa della squadra di Inzaghi, ma ad un “regalo” (il contatto c’è stato) di Di Bello.

PORTA STREGATA – Come se non bastasse l’assedio di oltre un’ora, a tagliare le gambe alla Lazio c’è anche la tecnologia: sul pasticcio della difesa bolognese, la gol line tecnology, tra lo stupore generale, non convalida la rete alla squadra di Inzaghi; infatti “soltanto” ¾ della sfera avevano varcato la riga bianca. Episodio emblematico, in cui potrebbero rispecchiarsi 97 minuti di gioco, dove il Bologna è stato salvato solamente dalla dea bendata.
Sfortuna a parte, la Lazio ha offerto una grande prestazione, sia dal punto di vista del gioco che dell’intensità. In fase difensiva l’unica sbavatura c’è stata in occasione del gol, ma nell’arco di una partita non si può pensare di non sbagliare mai, purtroppo l’unico errore è coinciso con l’unico tiro in porta del Bologna. Anche la manovra è sembrata molto più brillante, soprattutto nel secondo tempo, quando l’ingresso in campo di Cataldi ha permesso a Parolo di esprimersi al meglio nel suo ruolo naturale.
Risultato a parte, da questo match anomalo, la Lazio ne esce rinforzata e con più consapevolezza dei propri mezzi. Vedendo le avversarie, la squadra di Inzaghi può dire molto in questo campionato.

PUNTI DI FORZA – Il ritorno al 4-3-3 è la conseguenza dell’inserimento di Hoedt (l’unico mancino), al fianco di de Vrij. L’ex Az Alkmar veste i panni del regista vero e proprio in molti frangenti: la manovra che abitualmente parte da Biglia, questa volta veniva impostata qualche metro più dietro proprio dall’olandese, dotato di una buona tecnica e di un ottimo lancio che riusciva sempre a trovare Felipe Anderson o Keita sulla linea dell’out. Compito questo, che nelle sette partite dello scorso anno, spettava a Gentiletti, anche lui munito di un buon mancino.
Inzaghi con queste continue verticalizzazioni sugli esterni vuole portare Keita e Felipe Anderson, a puntare ripetutamente i loro diretti avversari, così da creare un vero e proprio fattore all’interno della partita.
Il brasiliano di fatti nel secondo tempo è stato devastante nell’uno contro uno riuscendo quasi sempre a superare il suo diretto avversario e a mettere la palla in mezzo, puntualmente sprecata da Milinkovic o da Immobile. Le qualità per fare un buon campionato ci sono, bisogna soltanto crederci. Questa Lazio, così disegnata da Inzaghi, può giocarsela ad armi pari con tutti.

OCCASIONE SPRECATA – Poteva essere e non è stato. Il rimpianto va a braccetto con l’amarezza dopo un turno di campionato, dove Roma e Milan sono salite al secondo posto. L’occasione era ghiotta, ma non è stata colta.
La poca cattiveria sotto porta, fa mangiare oltre che i gol, le mani a questa Lazio tanto bella quanto sprecona. Nel weekend che vedeva scontrarsi quattro delle prime sei, la squadra di Inzaghi aveva la grande chance di salire al secondo posto almeno per una settimana. Adesso per continuare a sognare in grande bisogna fare punti a Torino, dove un pareggio verrebbe accolto quasi come una sconfitta, mentre una vittoria darebbe ancor più valore al pareggio in extremis con il Bologna.
La trasferta sul campo dei granata, rappresenta un importante crocevia per il proseguo della stagione biancoceleste, anche in virtù del fatto che nel prossimo turno, il Milan si troverà difronte la corazzata Juventus.
Nelle prime giornate arrivavano i risultati, ma il gioco latitava, mentre ieri è stato raccolto decisamente meno di quanto prodotto. Se si riuscissero ad abbinare il bel gioco di adesso, alla concretezza dell’inizio, allora Lazio potrebbe iniziare a volare.