L’ANALISI DEL GIORNO DOPO – La Lazio rovina tutto anche in Europa. Società, tecnico e squadra senza alibi

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Campionato pessimo, Europa League stupenda. Poi apri gli occhi ed ecco lì che il sogno si trasforma in un incubo. Le nove partite senza sconfitta facevano quanto meno sperare in un passaggio del turno, ma invece è andato in scena l’ennesimo teatro dell’assurdo. Essere usciti con la squadra probabilmente più debole delle 16 rimaste, non fa che aggravare ancor di più, una situazione catastrofica. Neanche il più pessimista avrebbe potuto prevedere un risultato di queste dimensioni, eppure la squadra biancoceleste ha il potere di lasciare sempre tutti a bocca aperta.

MODULO – Quando sei costretto a cambiare un modulo molto efficace nell’ultimo periodo, per l’assenza di un solo giocatore (Milinkovic), vuol dire innanzitutto avere una rosa incompleta e non di livello, poi che determinati giocatori (Onazi) sono rimasti a gennaio soltanto per evitare di comprarne degli altri. Grazie infinite a Stefano Mauri per la sua dedizione alla causa negli anni passati, ma nella vita come nel calcio, arriva il momento in cui bisogna dirsi addio. Mandare in campo un giocatore nelle sue condizione fisiche è al limite del ridicolo; mai in partita e completamente estraneo dal gioco, riesce a farsi notare soltanto per quel tiro ciabattato.
L’Europa non è l’Italia, in Europa si corre, ma soprattutto si rincorre e regalare due uomini agli avversari come Mauri e Klose non è certo la migliore tattica per portare a casa la partita. Pioli non ne fa una giusta da molto tempo e quella di ieri è stata solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso, l’ultima di decisioni prive di senso. Il controllo dello spogliatoio l’ha perso ormai da tempo, ma adesso è diventato fino al termine della stagione, “il traghettatore di se stesso”.

UNITÁ DI INTENTI – Che fine hanno fatto i calciatori che si abbracciavano e cantavano tutti insieme l’inno? Immagini sbiadite ormai, immagini spazzate via dai risultati pessimi ottenuti da agosto in poi. Lo spogliatoio non c’è più e le parole di Lulic a fine partita ne sono la testimonianza. Ognuno porta l’acqua al proprio mulino e coltiva il proprio orticello, senza salvaguardare quello che deve essere l’obiettivo comune, la Lazio. Dalla vicenda nata per la fascia di capitano, si era capito che questa tutto sarebbe stata fuorché una stagione semplice. Per anzianità spettava a Radu, promessa a Candreva e consegnata a Biglia soltanto per non farlo andar via. All’oratorio l’avrebbero gestita meglio questa situazione…

ZERO ALIBI – Per molto tempo ci si è nascosti dietro un dito, cercando le scuse più assurde per giustificare tale disastro, ma ora basta! Per molto tempo si è detto che senza i tifosi allo stadio era tutto più difficile, ma ieri i tifosi c’erano e lo spettacolo è stato lo stesso, se non peggiore. E’ finito il tempo di giustificare il carattere di Felipe Anderson, la testardaggine di Candreva, la giovinezza di Keita e via discorrendo. Chi non ha a cuore questi colori e non si sente realizzato in questa realtà, alzi la mano e se ne vada altrove, non è questo il posto adatto per tenere musi lunghi e giocare con sufficienza. Il popolo laziale non chiede tanto, solamente di onorare la maglia e di avere la dignità, quella persa negli ultimi 93 minuti disputati o forse molto prima. Di occasioni ne avete avute fin troppe, d’ora in avanti serve gente motivata e che sputi il sangue per la prima squadra della Capitale.

SOCIETÁ – In una squadra di calcio quando si attraversano periodi simili la colpa va ripartita tra tutti: società, staff tecnico e squadra, ma nella Lazio la società non erra, bensì persevera. Nonostante a giugno non fosse stato fatto il mercato, a gennaio si pensava di risolvere la situazione con il povero Bisevac, arrivato soltanto per l’infortunio di de Vrij. Nel calcio chi più spende nella maggior parte delle volte, più vince. Non si può pretendere di ambire a grandi traguardi investendo 15 milioni sul mercato; ammesso che in estate la volontà era quella di migliorare.
La Lazio è l’unico club al Mondo che dopo un terzo posto, non si pone come obiettivo primario il raggiungimento del secondo, ma si preoccupa semplicemente di rientrare tra le prime sei. La cosa che fa sorridere è proprio questa, nonostante nelle loro idee ci fosse soltanto l’idea di centrare l’Europa, sono riusciti a fallire anche quella. Le cose non sono cambiate e non cambieranno mai finché ci sarà questa gestione. In estate verrà fatto il classico mercato dove non si potrà sbagliare niente e per il prossimo anno verrà allestita una squadra in grado di centrare i posti europei. Un film visto e rivisto ormai da tanti anni e che ha visto le sue “vittime”: Reja, Petkovic e infine Pioli. Ennesimo allenatore abbandonato al proprio destino. Se fai una stagione da fenomeno, ecco che quella successiva diventi un brocco. Dove succede questo? Beh solo alla Lazio.
Purtroppo non è ancora finita qui, davanti c’è un agonia lunga nove partite, ma questo giocattolo è ormai rotto da tempo. Se si vuole dare un segnale di svolta bisognerebbe iniziare a muoversi sul mercato già da adesso per consegnare al nuovo allenatore una squadra pronta già da luglio, ma anche su questo le speranze sono poche. L’unica certezza è che anche questa volta, gli unici a rimetterci saranno coloro che di Lazio sono cresciuti e di Lazio moriranno, quel gruppo di persone innamorate chiamati tifosi…