L’ANALISI DEL GIORNO DOPO – Contropiedi e palle inattive: i segreti di una Lazio formato europeo

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Pazza, lunatica, in affanno, ma ancora imbattuta. Proprio quando sembra capitolare, ecco che puntuale arriva il gol del pareggio. Ancora una prova convincente della Lazio, che lontano dai confini italiani mostra estrema facilità nell’imporre gioco.
Chi si aspettava un avversario arrendevole ed inadeguato alla competizione, si sbagliava di grosso. Lo Sparta Praga ha dimostrato di essere una squadra difficile da battere, soprattutto in casa, dove in campionato ha collezionato nove successi in altrettante partite.

NOVE SU NOVE – Si allunga la striscia positiva della Lazio, alla 9 partita senza sconfitta in Europa League. La differenza con il campionato non è esclusivamente mentale, ma anche tattica. In Serie A nei due anni di gestione Pioli, i biancocelesti non hanno mai giocato per il pareggio, hanno sempre cercato di prendere l’intera posta in palio, anche quando difronte c’erano avversario nettamente superiori come la Juventus.
In Europa League invece bisogna ragionare nell’ottica dei 180 minuti: giocando sempre la gara di andata in trasferta, si ha la consapevolezza che anche un pareggio con gol è un ottimo risultato e proprio per questo, al contrario di quanto avviene in campionato, il baricentro della squadra è più basso e il pressing asfissiante dei centrocampisti viene fatto soltanto in determinati momenti della partita. La conferma di un atteggiamento più difensivo e accorto sta nella posizione in campo di Lulic, impiegato sulla linea degli attaccanti sia nella doppia sfida con il Galatasaray che ieri sera. Nel momento dell’entrata in campo del bosniaco per Matri la tattica era chiara: farsi attaccare per poi ripartire in velocità con i tre giocatori offensivi. Purtroppo i tre infortuni nel secondo tempo hanno rovinato i piani di Pioli, ma comunque la squadra ha lottato fino alla fine, pur avendo molti giocatori fuori ruolo e giocando di fatto in 10 con Radu rimasto in campo solo per dovere di cronaca.

SALVATI IN CALCIO D’ANGOLO… – Da punto debole a punto di forza. Quello che è stato il tallone di Achille nella passata stagione e in gran parte di quella corrente, è diventato improvvisamente un asso nella manica. Dopo il gol di Milinkovic in Turchia e quello di Parolo nel ritorno, arriva ancora un gol da palla inattiva.
Quando Biglia posiziona la palla sulla bandierina, al centro dell’area si forma un trenino, molto difficile da arginare. Il gol è arrivato dopo 38 minuti, ma nelle prime battute, Milinkovic si è ritrovato sulla testa un occasione d’oro, ma tutto solo ha mandato incredibilmente fuori. Contenere lo strapotere fisico del serbo stesso, come di Hoedt, di Bisevac, di Parolo non è facile per nessun avversario, a parte questo però, negli ultimi tempi vengono studiate queste situazioni nei minimi particolari. Se c’era una cosa che nei mesi passati si rimproverava a Pioli era proprio quella di non sfruttare le situazioni da palla inattiva, adesso invece, quando c’è un calcio d’angolo o una punizione da zona defilata, i calciatori biancocelesti arrivano nell’area avversaria con la consapevolezza di poter far male.

COPERTA TROPPO CORTA – Il mancato turn-over nelle partite meno importanti e la condizione fisica precaria di alcuni giocatori, riempie subito l’infermeria di Formello. Konko si è fermato dopo aver disputato la sua 19esima partita consecutiva e questa è un’anomalia non la normalità. Bùbù ha stretto i denti tirando avanti la carretta per oltre tre mesi, ma non è indistruttibile anzi… Basta non è in grado di giocare e l’entrata in campo di ieri, con conseguente sostituzione dopo pochi minuti, ne è la testimonianza. Il recupero lampo di Radu faceva presagire una condizione molto precaria e conoscendo il soggetto in causa, si sapeva a che rischio si andasse incontro. Il romeno è alla Lazio da ben otto anni e nella parte finale della stagione ha sempre avuto acciacchi fisici, probabilmente nella zona sinistra della difesa bisognerà lavorare molto sul mercato. Al termine di questo bollettino medico la domanda sorge spontanea: Perché Morrison e Mauri in lista Uefa e nemmeno uno tra Patric e Braafheid?

NON TUTTI I MALI VENGONO PER NUOCERE…– Caro mister niente scherzi, d’ora in avanti il campionato deve essere poco più di un allenamento. Contro l’Atalanta devono scendere in campo le seconde linee, soprattutto in qui ruoli dove ci sono maggiori difficoltà. Onazi e Cataldi possono tranquillamente affrontare una partita come quella di domenica sera, così come può farlo Mauri, quindi non serve complicarsi la vita. Sarebbe bello in avanti rivedere Kishna, diventato improvvisamente un oggetto misterioso, per non parlare poi di Morrison. La Serie A può rappresentare per la Lazio, un ottimo palcoscenico per fare valutazioni su giocatori che si sono visti meno, soprattutto in vista della prossima stagione.
I biancocelesti a differenza di molte formazioni in campo ieri, non hanno più nulla da chiedere al campionato e questo a lungo andare può rilevarsi un vantaggio: quando si arriva ad un certo punto della stagione bisogna fare una scelta, se puntare sugli obiettivi che riserva il proprio torneo nazionale, oppure provare ad arrivare più in fondo possibile nelle coppe europee. Alla squadra di Pioli basta guardare la classifica per scegliere e allora d’ora in avanti testa solo ed esclusivamente all’Europa League.
E allora appuntamento a giovedì 17, ore 19:00. Vietato Mancare!