
Inchiesta Lazio, si infittisce di ulteriori dettagli il caso sulla presunta manipolazione per spingere Lotito alla cessione del club. Dalle fake news alle intimidazioni
Un disegno unitario per costringere il presidente a cedere la società attraverso pressioni mediatiche e minacce. Come riferisce l’edizione romana di La Repubblica, l’inchiesta della Procura di Roma ricostruisce un’escalation di intimidazioni iniziata nell’estate del 2024 ai danni di Claudio Lotito. L’offensiva spaziava dagli striscioni nel centro della capitale fino a telefonate anonime, mail intimidatorie e blitz notturni sotto l’abitazione del patron biancoceleste, accompagnati da campagne di denigrazione sui social network e sulla carta stampata.
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Il ruolo di Stefano Greco nelle fake news sul club
Tra le figure chiave iscritte nel registro degli indagati figura il giornalista Stefano Greco, direttore del sito Millenovecento. Secondo le ricostruzioni giudiziarie, la testata avrebbe diffuso notizie false per alterare il valore del titolo della società quotata in Borsa. Clamoroso l’episodio del giugno 2026, quando fu annunciata la vendita della Lazio a un’inesistente nuova cordata. Per gli inquirenti, queste manovre puntavano a far credere imminente il cambio di proprietà per destabilizzare l’ambiente e spingere l’azionista di maggioranza alla resa.
I finanziamenti e la regia dietro le fake news
L’inchiesta coinvolge anche il faccendiere Luigi Bisignani, l’ex manager pubblico Mauro Masi e l’amministratore delegato della Banca del Fucino Francesco Maiolini. Secondo le carte della magistratura, quest’ultimo avrebbe in parte finanziato le attività di denigrazione online. I carabinieri hanno eseguito perquisizioni per chiarire la regia dietro la falsa offerta da 450 milioni di euro attribuita a JP Morgan, creata ad arte per illudere la tifoseria e condizionare le quotazioni azionarie.