
Gennaro Gattuso, allenatore della Lazio, nella serata del Premio Colalucci ha parlato della situazione dei tifosi, di Davide Frattesi e di tanti altri temi
Il tecnico della Lazio Rino Gattuso ha parlato a margine del Premio Colalucci, all’Antico Tiro a Volo, soffermandosi su diversi temi legati al presente biancoceleste. Dall’impatto con Roma al lavoro quotidiano a Formello, passando per la crescita della squadra, il rapporto con i giocatori, Davide Frattesi e il legame con i tifosi: l’allenatore ha tracciato un primo bilancio della sua esperienza nella Capitale.
Sul suo rapporto con la città, Gattuso ha spiegato: «Roma mi piace, ma devo dire che conosco solo Formello. Dico sempre che Roma è un museo a cielo aperto, di una bellezza incredibile, ma conoscendomi bene so che me la godrò poco perché sto sempre nel centro sportivo col mio staff. Mia moglie si sta divertendo, le piace girare e spero anche io di conoscerla un po’ meglio».
Il tecnico è poi entrato nel merito dell’energia che percepisce intorno alla squadra e del suo modo di affrontare giudizi e critiche:
«Dico sempre che quando ho cominciato a giocare se avessi dovuto ascoltare la gente avrei fatto un quarto di quello che ho fatto in carriera, bisogna ascoltare poco e lavorare, credere fortemente in quello che si fa. La passione e la voglia di migliorarsi giorno dopo giorno. Non ho paura di niente e sinceramente è da un po’ di anni che adotto questo stile qua, leggo poco. Non ho social, leggo poco e non si può piacere a tutti. Ho fatto il mio percorso, qualcuno dice che ho lavorato bene qualcuno dice che ho lavorato male. L’importante è la consapevolezza di migliorarsi e lavorare giorno dopo giorno. Dopo si raccoglie quello che ha seminato».
La classifica passa in secondo piano: prima viene il lavoro
Nonostante l’ottimo avvio della Lazio, per Gattuso la posizione in classifica non rappresenta ancora il principale riferimento: «Non è la mia priorità, la mia priorità in questo momento è riuscire a dare uno stile di gioco alla squadra e lavorare quotidianamente come si deve. Lasciar far capire ai giocatori che la cultura del lavoro è una componente importante, su questo ci stiamo riuscendo. Sappiamo bene che bisogna confermarsi partita dopo partita, vediamo dove arriveremo».
Uno dei meriti attribuiti al tecnico riguarda anche la crescita di diversi elementi già presenti in rosa e il rendimento di Davide Frattesi. Proprio sul rapporto con i calciatori, Gattuso ha analizzato l’evoluzione avvenuta negli ultimi anni:
«Non solo con Davide, da tantissimi anni – da quando ho smesso – il calcio è cambiato e i ragazzi sono cambiati. Che facciamo se non facciamo noi il primo passo. Per me le priorità sono disciplina, orario, rispetto e dopo le altre cose le ho modificate. Se mi arrabbio perché vedo un ragazzo col telefonino perdo solo tempo, loro sono abituati così. Me la faccio andar bene. Oppure se li vedo sul lettino del massaggiatore e il telefonino, non posso fare nulla. Hanno più conoscenza di quando giocavamo noi, sono molto più evoluti. Questo ti fa capire che è gente che ne sa, che in giro non li prendi. Se hai bisogno di più tempo per creare un gruppo di lavoro e fargli capire che non siamo tennisti ma una squadra di calcio, forse eravamo più bravi noi. Ma sul resto loro c’hanno superato».
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Per Gattuso nessuna voglia di rivincita
Il buon momento biancoceleste non viene vissuto dal tecnico come una rivincita personale dopo le esperienze precedenti. Gattuso ha ribadito la necessità di non soffermarsi sul passato:
«Nessuna rivincita, il calcio è fatto di episodi. La mia storia dice che perdo una Champions League all’ultima giornata col Napoli a 77 punti e col Milan perdo una Champions con un punto. Ricordate bene Inter-Empoli cosa è successo. Con la Nazionale esco ai rigori dopo aver avuto due tre palle gol e in dieci. Da giocatore ho avuto una fortuna incredibile, ho vinto partite e trofei che non meritavamo. Adesso vedremo, sono ancora giovane e ho 48 anni. Ho una grandissima esperienza dietro le spalle. Senza piangere, senza guardarsi indietro. Si guarda avanti».
Il messaggio ai tifosi: «Giocare con 50mila persone è diverso»
Infine un passaggio importante sul pubblico della Lazio e sulle difficoltà che stanno accompagnando una parte della tifoseria nel seguire la squadra allo stadio. Per Gattuso, il sostegno dell’Olimpico resta una componente fondamentale.
«Tanto. Penso che non ci sia cosa più bella nell’esultare sotto la Curva, ho provato l’esperienza a Napoli in pieno Covid e sinceramente non è stato un bel vedere. Era un altro sport. Adesso i tifosi stanno facendo fatica a venire allo stadio, bisogna rispettare i tifosi però posso dire che giocare all’Olimpico con 50mila persone e 10mila… c’è differenza. Chapeau a chi sta venendo, bisogna fargli i complimenti. Diciamo che è un qualcosa di diverso».
Parole che fotografano il pensiero di Gattuso in questa prima parte della sua esperienza alla Lazio: lavoro quotidiano, disciplina, costruzione di un’identità precisa e attenzione costante al gruppo, senza lasciarsi condizionare troppo dalla classifica o dai giudizi esterni.