Farris: «Questa Lazio può giocarsela con tutti. Inzaghi? Ha una grande educazione e non regala niente a nessuno»

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© foto lazio news 24

Lavora a ranghi ridotti la Lazio a causa della sosta per le Nazionali che ha privato Inzaghi di quasi tutta la rosa. Formello è semivuoto in questa settimana, ma i pochi rimasti sono già proiettati alla sfida del 16 ottobre contro il Bologna. Per parlare questo avvio di stagione, è intervenuto ai microfoni di Lazio Style Radio, il vice di Simone Inzaghi, Massimiliano Farris.

Come è nata la collaborazione con Inzaghi?

«Con Simone ci siamo conosciuti in maniera casuale. Affrontai il fratello Pippo quando giocava con la Primavera del Piacenza. Ci incrociammo in tribuna in una partita che stavamo guardando insieme e ci presentarono. Ci fu subito feeling, ci siamo incrociati a Formello ed è stato un attimo cominciare a lavorare insieme. Abbiamo tante idee in comune, viviamo il calcio in maniera simile e questo ci ha portato ad una collaborazione proficua.»

Grande inizio di stagione…

«Si può sempre fare meglio, ma siamo in linea con le nostre aspettative dello spogliatoio, ossia quello che noi abbiamo chiesto ai ragazzi ad Auronzo. C’è grande voglia ed entusiasmo, oltre che tanta umiltà. Simone è un trascinatore e noi vogliamo fare bene. Ciò che abbiamo chiesto ai ragazzi si è visto, in termini di disponibilità e collaborazione.»

Le uniche due squadre a battere la Lazio sono state Juventus e Milan. C’è qualche rammarico per queste sconfitte?

«Credo questo faccia parte di un processo di consapevolezza per la squadra. Contro la Juve ci siamo resi conto di essercela giocata, così come contro il Milan. Ti rendi anche conto però che con queste grandi squadre se sbagli paghi. Abbiamo capito che possiamo giocarcela su qualsiasi campo. Come squadra siamo rimasti un po’ scossi da tutto ciò che è seguito alla vittoria contro l’Empoli, certamente non una delle nostre migliori partite, ma che ha portato punti. Preferisco una vittoria come quella con l’Empoli comunque che una bella partita ma senza punti come contro il Milan. Forse qualcuno oggi potrebbe essere sorpreso della nostra posizione in campionato. Stiamo diventando forti nella testa.»

Che sensazioni hai avuto il giorno dell’esordio in Serie A?

«Una cosa pazzesca. Ero stato a vedere il Derby e la sera stessa avviene questo cambio di panchina. Siamo stati travolti dagli eventi, ci sono tante responsabilità in più, rispetto alla Primavera cambia tutto. La prima settimana in ritiro a Norcia tra me e Simone avremo dormito 30 ore…Già da quella prima settimana comunque si era capito che la squadra si fidava di Simone come uomo, prima che come allenatore. All’esordio vincemmo giocando bene ed ho un bel ricordo.»

Quali differenze hai riscontrato tra l’esordio come calciatore e quello da allenatore?

«Quando esordii da giocatore ero molto giovane, forse non riesco a paragonare le due cose.»

Tanti giovani stanno trovando spazio, in particolar modo Lombardi…

«E’ la dimostrazione che il ragazzo si sta allenando bene, possiamo contare su di lui. Si è ampiamente meritato l’esordio in Serie A, Inzaghi non regala niente a nessuno.»

Quali sono i pregi di Inzaghi?

«Simone ha un pregio, ha una grande educazione e questo lo porta a trattare le persone tutte allo stesso modo e a comportarsi con i giocatori alla stessa maniera, a prescindere che siano dei giovani o dei veterani. C’è grande rispetto tra Simone ed i giocatori. Come staff siamo un gruppo molto affiatato e siamo riusciti a creare un ottimo sistema di lavoro. Questo ci aiuta a superare anche momenti difficili, sul campo abbiamo tanta fame e voglia di ottenere risultati e questo i ragazzi lo sentono.»

Tanti moduli cambiati in queste sette partite…

«La partita con la Juventus è stata lo spartiacque. Abbiamo preparato bene la partita e la squadra ha risposto bene a questo nuovo input (difesa a 3 ndr). Abbiamo provato e valutato e secondo noi era il modulo giusto. Lo abbiamo riproposto ad esempio anche contro il Pescara: fu una scelta ponderata, studiando le partite degli abbruzzesi abbiamo capito che attaccavano bene le difese a 4 quindi abbiamo optato per il modulo a 3. Questo modulo non è difensivista, basti pensare che gli esterni erano Felipe Anderson e Lulic, due giocatori portati ad attaccare. Felipe deve essere sereno quando interpreta tutta la fascia, anche se gioca in un ruolo non suo. Per noi come modulo comunque è anche molto importante il 4-3-3.»

Uno degli insostituibili di questa Lazio è sicuramente de Vrij…

«Innanzitutto è importante come uomo nello spogliatoio. Stefan è un ragazzo eccezionale, ha sofferto tantissimo per l’infortunio. Si allena sempre al massimo, è un grande professionista e sul campo questo si vede. Avrà un grande avvenire, quando sei in campo c’è molto da imparare da lui. Ha rischiato di chiudere la carriera, ma lui con grande determinazione si è ripreso ciò che era suo. Grazie a lui crescono anche i compagni, basti vedere Hoedt o Bastos.»

Come è iniziata la tua carriera da allenatore?

«Ho iniziato ad allenare quasi per caso. Giocavo a Civita Castellana e l’allenatore fu allontanato. Avevo 37 anni e decisi di provare questa nuova esperienza. La mia famiglia ormai si era ambientata a Viterbo ed ho deciso di rimanere qui. Con la Lazio sono entrato in un mondo nuovo, ho iniziato ad apprezzare tutto, dai colori all’appartenenza. sono diventato un vero tifoso. Poi la presenza di Simone rende tutto più facile. Gli sarò sempre riconoscente per avermi portato in prima squadra con lui.»

Quale è stata la più grande soddisfazione da quando sei alla Lazio?

«Il Derby Primavera, vinto all’Olimpico in rimonta. Fu una partita straordinaria, c’era anche tutta la mia famiglia allo stadio. Il grande orgoglio fu vedere la gioia dei ragazzi, fu molto emozionante, quella vittoria se la sono guadagnata alla grande.»