ESCLUSIVA – Lazio Club NYC, Bartocci: «Grazie a noi in America si parla dei biancocelesti. Derby? Abbiamo bloccato Times Square» – FOTO & VIDEO

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Esclusiva – L’intervista a Giovanni Bartocci, uno dei fondatori del Lazio Club New York City. Tutte le iniziative di beneficenza e i festeggiamenti a Times Square dopo la ‘sconfitta’ nel derby di Coppa Italia

«La Lazio è una realtà sociale, che da sempre è accanto ai più deboli», è questo il concetto che con fierezza sottolineava Claudio Lotito in occasione della giornata trascorsa all’Ospedale Santa Lucia. Alle parole corrispondono i fatti, della società ma anche dei suoi tifosi, e non solo in campo nazionale. Il «Lazio Club NYC Giorgio Chinaglia» (come per il «Big Family of “Lazio Indonesia”» e il «Lazio Singapore») infatti sta battagliando negli Stati Uniti su numerose campagne di beneficenza, abbiamo così deciso di contattarli direttamente per un’esclusiva. Con un po’ di fatica a causa del fusorario, fra un audio di whatsapp e nell’attesa infinita di una spunta blu, in mezzo agli impegni della logorante vita di un cittadino della «Grande Mela», ma alla fine ce l’abbiamo fatta. Ecco di seguito le parole rilasciate da uno dei fondatori del fans club, senza ombra di dubbio, più attivo del panorama biancoceleste in questo momento.

Come è nata questa passione e poi l’idea di fondare un club Lazio negli USA?
«Sono Giovanni Bartocci, uno dei fondatori del Lazio Club New York City, abito da dieci anni negli Stati Uniti, ma prima ho vissuto anche a Londra. La mia fede per questi colori è nata grazie a mio nonno, mi portò ad un match di Coppa Italia nel ’79 quando avevo appena un anno. Per farvi capire quanto sono malato di Lazio, vivevo in Inghilterra ma avevo l’abbonamento in Curva Nord. Ho sempre sognato di creare un club da quando sono arrivato qui, volevo emulare mio nonno che era presidente di un club a Ronciglione (paesino in provincia di Viterbo, ndr). Fare tutto da solo non è facile, avendo da gestire anche un ristorante, poi però sono riuscito a trovare gli altri «padri» e abbiamo deciso di fondarlo. Adesso abbiamo quasi due mesi e mezzo di vita e grazie a Dio sta andando tutto bene».

Il gruppo è formato solo da romani emigrati o anche da appassionati americani?
«Si, molti membri sono romani che si sono trasferiti qui per lavorare. Cercavano un posto dove poter seguire la Lazio. Tre padri sono italo-americani di prima generazione, cioè nati qui ma di famiglia italiana. Venanzio Ciampa ad esempio è calabrese, mentre l’avvocato Umberto Bonavita è romano, oppure Adriano Quarra che è statunitense, ma è tifosissimo biancoceleste. Fra gli altri fondatori poi ci sono Fabrizio Rafanelli che è romano di Roma, mentre i fratelli Francesco e Lorenzo Panella sono proprietari del ristorante ‘L’Antica Pesa’, Francesco Secchiaroli che è un ricercatore stimato e Federico Salvitti che si cura di marketing. Oggi siamo in 57, ma in molti vogliono iscriversi e farne parte, per questo penso che il numero aumenterà in maniera spropositata».

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Qual è l’iniziativa più divertente che avete organizzato?
«Grazie alle conoscenze di cui siamo forniti abbiamo molti agganci, siamo stati fortunati ad accumulare tanti video di giocatori. L’iniziativa fisica più bella è stata quella organizzata per festeggiare la ‘sconfitta’ nel derby a Times Square, abbiamo fatto chiudere le scale. Ci tengo a precisare che noi siamo un’organizzazione no profit, società registrata senza scopo di guadagno e molto attiva sul sociale. Ci stiamo infatti mobilitando a portare Ibrahim (ragazzo indonesiano non vedente di cui vi avevamo parlato tempo fa, ndr) a seguire la Lazio a Roma, gli abbiamo già inviato la sciarpa e ci ha fatto il video. Un altro obiettivo sarà sensibilizzare la gente sulla malattia della SLA, visto che ne soffre un tifoso della Lazio e amico nostro chiamato Luca Pulino, proveremo a fare il possibile. Vorremmo anche fare un murales a New York e tanto altro».

Avete una sede dove riunirvi e guardare i match?
«Si, ci incontriamo tutti nel mio ristorante ‘Via della Pace’ a East Village, sulla 7th Street and 2nd Avenue. Vediamo i match tramite Rai International o Been e sarà una bella avventura visto che il prossimo derby si gioca alle 12.30, ovvero le 06.30 qui da noi».

Che considerazione ha il calcio in America? Si parla mai di Lazio?
«Diciamo che il calcio non è lo sport principale. La MLS sta crescendo grazie ai campioni europei che decidono di chiudere la carriera qui, ma ci sono tanti calciatori forti come ad esempio Giovinco. Di Serie A si parla prettamente della grandi squadre. Di Lazio quasi mai, ma a New York è conosciuta grazie a noi che siamo molto attivi sul sociale».

Quali sensazioni hai provato dopo la vittoria nel doppio confronto al derby di coppa?
«Siamo molto soddisfatti dai risultati ottenuti dalla squadra di Inzaghi, anche se onestamente eravamo un po’ scettici. E’ stato fantastico festeggiare la sconfitta in quella maniera. Stanno andando oltre tutte le aspettative e siamo orgogliosi di loro».

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La Champions è ormai un obiettivo sfumato: temi Atalanta, Milan e Inter?
«Siamo una squadra molto giovane, il terzo posto è un miraggio anche se nel calcio tutto è possibile. Le inseguitrici non impreoccupano, noi siamo un forte gruppo. Se devo essere sincero preferisco l’Europa League alla Champions, possiamo divertirci e dire la nostra. Mantenendo comunque i piedi per terra vediamo quello che possiamo fare. Certo l’inno d’ingresso piace a tutti sentirlo, poi però rischi di fare brutte figure».

Se avessi a disposizione un desiderio, cosa chiederesti a Lotito?
«Vorrei che riuscisse a legare coi tifosi perchè si è sempre mostrato vicino, ma gli è mancato sempre l’ultimo passo per poter ricompattare un popolo che è inguaribilmente malato di Lazio. Certo, se parliamo di un desiderio in acquisti, da ex portiere sogno Donnarumma, quel ragazzo è un fenomeno!».

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