ESCLUSIVA – Corradi: «La Coppa del 2004? I tifosi la gioia più grande! La finale si deciderà a centrocampo»

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12 Maggio 2004, la Lazio alzava la Coppa Italia grazie alle reti di Corradi e Fiore. Proprio dell’ex centravanti biancoceleste le parole in occasione della finale di mercoledì

Manca sempre meno alla finalissima di Coppa Italia. Da una parte l’armata targata Allegri, dall’altra la banda di Inzaghi. Juventus e Lazio per un unico trofeo. La cornice di pubblico si preannuncia spettacolare, i riflettori dell’Olimpico illumineranno una battaglia all’ultimo dribbling. I bianconeri sono in volata verso il triplete, ma la loro corsa passa per Roma. Ad attenderli ci saranno i biancocelesti pronti a scendere sul rettangolo verde col coltello tra i denti. Insomma, lo spettacolo è assicurato così come l’ondata di emozioni che travolgerà i due schieramenti. Per farci raccontare come si batte la Juventus in finale di Tim Cup, la redazione di Lazionews 24 ha contattato Bernardo Corradi, che con uno stacco imperioso bucò il sacco di Chimenti ed aprì il varco a Fiore per la rimonta che consegnò – al Delle Alpi – la coppa alla Lazio per la quarta volta nella sua storia:

Questa Lazio in finale è una sorpresa?
«No, è una squadra partita con determinate premesse che è riuscita a resistere tutto il campionato stabilmente tra le prime. Ha conquistato l’Europa in anticipo e ha fatto un percorso importante anche in Coppa Italia. Ha meritato la possibilità di giocarsi la finale che poi determinerà veramente il percorso. Per Simone, chiudere la prima stagione in Serie A con un posto UEFA e alzando un trofeo sarebbe da incorniciare». 

Il 12 Maggio 2004 la Lazio alzava la Coppa Italia al Delle Alpi anche grazie ad una sua rete. Quali sono le emozioni che ricorda di quella serata?
«Ieri qualche amico mi ha mandato delle foto d’archivio e in una di queste ci sono io che avevo rubato i pompon ad una ragazza (ride,ndr). Io sono arrivato in un gruppo che aveva vinto tantissimo, per me l’idea di alzare un trofeo – anche se in Italia non è molto considerata la Coppa – era come vincere la Champions League. E quella partita l’abbiamo giocata proprio come se fosse una Champions. Era contro una grande squadra come la Juve. L’euforia fu tanta e lo dimostrammo anche nei festeggiamenti al ritorno. Ricordo quando tornammo a Fiumicino e c’erano tantissime persone ad aspettarci, nonostante fossimo atterrati alle quattro del mattino. La gioia più grande fu trovare tutta quella gente ad accoglierci in aeroporto a quell’ora». 

Quale dovrà essere l’approccio della Lazio a questa partita? Soprattutto considerando l’andamento di quelle di campionato…
«Nella partita giocata a Torino, la Lazio era molto rimaneggiata. Anche se, secondo me, Simone fa benissimo ad elogiare tutto il gruppo perchè chi è subentrato ha sempre dato il suo contributo. Schiererà la formazione migliore, ha pagato lo scotto del campionato, ma nel percorso di crescita di un allenatore c’è anche il confrontarsi con squadre più attrezzate tecnicamente. Inzaghi però è molto bravo a trovare le contromisure e di saper leggere le partite sia in fase di preparazione che di sviluppo. Mi aspetto da lui una grande preparazione tattica, sarebbe la sua consacrazione in Serie A». 

All’interno della Lazio, c’è un giocatore che potrà cambiare la partita? Chi sarà l’arma in più?
«I due giocatori determinanti sono Keita e Milinkovic. Mi aspetto da loro due qualcosa in più rispetto agli altri. Keita è un giocatore che fa da esterno come da prima punta, è in grado di far girare la partita. Idem Milinkovic che alterna le qualità tecniche allo strapotere fisico, riesce a dare alternative». 

Sarà il centrocampo il punto in cui si deciderà questa finale?
«Penso di sì. La Juve è riuscita a trovare una quadratura importante. Ha un giocatore come Khedira in grado di riempire l’area di rigore, arrivare in zona gol con gli inserimenti. Pjanic è tornato ad avere quegli stimoli che lo rendevano protagonista nel non possesso. Dybala è molto bravo a cercarsi lo spazio quando i centrocampisti sono pressati. Senza dimenticare Mandzukic che non è un esterno ma dà garanzie». 

 

Lavinia Labella – Lazio News 24