E. Filippini: «Inzaghi può portare in alto la Lazio. Derby? E’ come una finale di Champions»

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Insieme al fratello Antonio è stato uno dei giocatori più amati dai tifosi nei primi anni di gestione Lotito. Emanuele Filippini, dopo aver appeso gli scarpini al chiodo, ha intrapreso una nuova carriera da allenatore che prima lo ha portato nelle giovanili del Brescia e adesso in Serie D nel Ciliverghe Mazzano. L’ex calciatore biancoceleste è intervenuto ai microfoni di ElleRadio all’interno della trasmissione “Laziali On Air”.

Sull’inizio di stagione sopra le righe: «Anche se sono rimasto un grande simpatizzante e quindi me lo auguravo, non mi aspettavo di vedere la squadra a questi livelli. La Lazio ha messo in mostra una grande organizzazione di gioco e dei giovani molto interessanti. Ritengo che quest’anno possa davvero lottare per la Champions. Juventus a parte, forse Roma e Napoli hanno qualcosa in più dei biancocelesti, ma i partenopei con la cessione di Higuain prima e con l’infortunio di Milik dopo hanno perso tanto».

Su Simone Inzaghi: «Sono molto contento per lui. Sta dimostrando di essere un tecnico estremamente competente, sia sul campo che nel rapporto con i media. Quando fa delle dichiarazioni dice sempre cose giuste e lo fa in maniera pacata, al di là del risultato della giornata. Credo davvero che abbia un grande futuro davanti a sé».

Sull’impegno di Palermo: «Sarà una partita aperta a tutti i risultati. Se la Lazio fa il suo non c’è partita, ma il Palermo viene da sei sconfitte consecutive e avrà voglia di riscattarsi. La squadra di De Zerbi nell’ultimo periodo attua un bel gioco, ma non raccoglie punti. Tuttavia, se la Lazio vuole ambire a determinati traguardi, non deve sbagliare l’approccio al match e portare a casa i tre punti».

La prossima settimana ci sarà il derby e Emanuele era in campo il 6 gennaio del 2005, nella famosa stracittadina decisa da Di Canio: «Bisognerà vedere in che stato di forma arriveranno le due squadre. Il Derby è come una finale di Champions League, una sfida a sé, è sempre difficile da pronosticare. Una squadra può prevalere sulla carta, ma un singolo episodio può cambiare l’inerzia della gara. Chiaramente tiferò Lazio. Il Derby del 6 gennaio lo ricordo con grande affetto. La squadra era rimaneggiata e la Roma era più forte di noi. Giocai terzino sinistro, con Giannichedda centrale difensivo. Sulla carta dovevamo perdere e invece vincemmo con merito con quel gran gol di Di Canio che esultò sotto la curva giallorossa».