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Conferenza stampa Gattuso: «Fosse per Lotito e Fabiani Gila sarebbe rimasto. Ora serve mettere l’elmetto»

Conferenza stampa Gattuso: l’allenatore della Lazio si presenta e parla per la prima volta da quando ha assunto l’incarico nella Capitale
Gennaro Gattuso, allenatore della Lazio, interviene in conferenza stampa dalle ore 16:00 e si presenta ai tifosi e alla stampa. Vi riportiamo la diretta testuale con tutte le dichiarazioni della nuova guida tecnica dei biancocelesti. Le sue parole:
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CONFERENZA STAMPA GATTUSO
ORGOGLIO – «Sono orgoglioso, oggi conclusi i test ho avuto buonissime sensazioni, tanta gente che lavora qua dal primo giorno ha dimostrato sensazioni buone. Dobbiamo continuare su questa strada, le problematiche già le conoscevo da prima. Quando mi chiamò il direttore mi spiegò tutto con il presidente. So che c’è da mettere l’elmetto, pedalare e lavorare. Il mio staff qui mi ha fatto un’ottima impressione, dobbiamo lavorare tantissimo poi per le altre problematiche non posso fare nulla. Posso solo mettere una squadra in campo che rispecchi la storia gloriosa di questo club. Io sono orgoglioso di lavorare in un club come questo».
SFIDA AMBIENTE – «Io sono stato vicino più di una volta alla Lazio. Non penso che se non ci fossero state queste condizioni non sarei venuto. È una sfida, so come ragiono e come voglio fare calcio. Ho contemplato tutto, so tutto, so dei nostri problemi e spero di riuscire a fare le mie cose. Dopo il lavoro speriamo di riuscire a fare le robe. L’obiettivo è creare un clima familiare tra tutti, chi viene allo stadio e chi no. Anche avere una squadra che diverte la gente. Questo è quello che voglio, se si fanno determinate cose e se mi fate fare allora vengo con l’elmetto. Le parole che mi hanno detto sino ad oggi hanno riscontrato le mie attese ora vedremo le difficoltà e dove arriveremo».
MERCATO – «Noi dobbiamo capire che vogliamo fare, avere una linea che rompe, linea più alta di quella di Maurizio, per me grandissimo allenatore, ma con il quale farei cose diverse. Senza Gila ci serve un sostituto ma ho chiesto un po’ di pazienza che devo capire chi ho in casa e valorizzarlo visto che non abbiamo molti soldi visto che possiamo sbagliare il meno possibile».
ACQUISTI, PROVEDEL E RATKOV – «Dobbiamo vedere, sicuro un centrale di difesa, poi vedremo in attacco perché bisogna vedere Ratkov che ha avuto difficoltà, un paio di cose bisogna farle ma per rispetto di chi fa parte della rosa non sarebbe giusto parlarne oggi. La base c’è, a centrocampo abbiamo giocatori buoni, sui terzini siamo tanti anzi. Vediamo che si può fare con una base importante. Via Provedel? Abbiamo Mandas e Motta, ora dobbiamo lavorare con serenità e isolarci anche dall’ambiente che ora non è ideale ma la nostra strada è il lavoro, professionalità e senso di appartenenza. Cambiare sarà difficile ma sicuramente la voglia non deve mancare».
SERIE A – «Ritorno in Serie A dopo 5 anni? Volevo un percorso diverso. Io penso che all’estero si migliora perché abbini la tua cultura e mentalità con qualcosa di nuovo. Noi italiani pensiamo di essere i migliori perché bravi a livello tattico ma il calcio cambia velocemente e queste scelte degli ultimi anni erano questa: prendere un pezzo da ogni parte per completarmi. Poi ora è arrivata la chiamata del direttore e del presidente e sono tornato ma la strada era un’altra. Nazionale? Ringrazio tutti i ragazzi allenati. Mi hanno dato tutti. Il calcio è composto da episodi e non possiamo farci nulla. Da giocatore ho avuto un po’ di culo ma ora da allenatore è arrivata la mazzata sui denti. Tanta delusione, non nego che la ferita che ho rimarrà fino all’ultimo saluto perché è stata una delusione grande. Devo ringraziare tutti quelli che mi sono stati vicini perché mi hanno dato tutto. Quel poco di buono fatto è andato per i rigori e nessuno se ne ricorda. Sono molti anni che sono in questo mondo e lo so. C’è rabbia ma sono fiducioso se no non stavo qua».
ASSENZA TIFOSI – «Quello che ho accennato ai miei è che parlare tutti i giorni alla squadra dei tifosi diventa un alibi. Loro lo sanno bene e, al di là della bravura di Sarri, io credo siano stati bravi anche i giocatori. Senza un gruppo solido l’anno scorso si poteva rischiare tanto. Il primo devo essere io a non parlare sempre di questa problematica. Bisogna rispettare i tifosi per come si comportano per lealtà, loro hanno detto che sono vicini alla squadra e che ci saranno solo in trasferta. Questo è difficile ma lo accettiamo. Io l’ho vissuto l’Olimpico sia da giocatore che da allenatore e il calore è qualcosa che ora non abbiamo e che pagheremo però non mi sentirete mai lamentarmi di questo. Il mio obiettivo è solo entrare nella testa di questi giocatori qua e se troveremo qualcosa che non va bene cambieremo campo. La nostra direzione è creare una mentalità forte. Bisogna essere bravi a creare un ambiente romantico come quello che piace a me che sono rimasto un po’ indietro. I giocatori di oggi prima di quelli della mia epoca hanno molte più conoscenze e riescono a stare bene insieme ma hanno tantissime conoscenze e l’allenatore deve essere bravo ad entrare nella loro testa».
LEADER – «Ho una mia metodologia di come comportarmi con loro, io penso che non ci deve essere solo un leader. La differenza va fatta dal gruppo. Ogni tanto il compagno deve sentirsi dire qualcosa che non vuole sentire. Per responsabilizzare un gruppo ognuno deve metterci il suo. Non mi piace che i giocatori di oggi vengano descritti come persone prive di carattere. Deve essere bravo chi li gestisce».
PALETTI MERCATO – «Non parlo di classifica, voglio essere obiettivo. Ci sono 7-8-9 squadre che partono meglio di noi, lo sappiamo. Ciò che possiamo fare è prendere tempo e non sbagliare. Alla fine dobbiamo fare poche cose per completare la squadra. Non vi nego che mi sarebbe piaciuto partire con due giocatori in più e cominciare a lavorare su ciò che vogliamo fare ma perdere un po’ più di tempo per ponderare la scelta è utile. Poi serve considerare il parere degli altri club anche».
AMICHEVOLI – «Qualcosa lo hanno fatto sulle amichevoli, noi tra un mese abbiamo la Coppa Italia, non fare trasferte di 1-2 giorni e fare amichevoli inutili abbiamo preferito rimanere qua e lavorare su quello che vogliamo fare poi giocare con squadre di Serie A e B è uguale. Ho scelto io di restare qua e non perdere giorni per fare amichevoli internazionali».
LOTITO – «Io con Lotito ho un rapporto franco, gli dico tutto quello che gli devo dire e gli ho detto di sistemare qualcosina sotto. Le cose si vengono a sapere e gli ho detto come sono fatto e che quando si lavora voglio gente che lavora. Dopo se uno prende una cazziata poi il giorno dopo è un altro quindi voglio gente che lavora. Ma la società è sua e quindi parla con me e con la squadra ma il problema è che ha troppi telefonini e lo chiama il mondo. Quindi lui lo sa, la squadra è sua e se vuole dire qualcosa lo può dire a me e alla squadra e spero risponda meno al cellulare. Noi dobbiamo stare bene insieme, siamo suoi dipendenti ma le cose vanno sempre dette con educazione».
RESPONSO SOCIETÀ – «Ogni allenatore quando si dimette ha le sue idee. Anche io mi sono dimesso più volte. Ognuno ha le sue esigenze, chi pretende più soldi, chi non viene accontentato, non so le problematiche, a livello ambientale non è il massimo qui, la società non mi ha detto nulla, mi ha spiegato del blocco del mercato, mi hanno rassicurato su alcuni giocatori, avevo paura di un fuggi-fuggi generale ma questo è a posto. Loro mi hanno parlato dei parametri. Io voglio solo lavorare in un certo modo, qualcosa abbiamo cambiato nella parte organizzativa e devo dire che ora si comincia e che sta a noi ma io mai verrò a dire che Fabiani e Lotito siano stati dei bugiardi. Le cose me le hanno sempre dette in faccia».
RAPPORTO LOTITO – «Meglio che non ci sia Lotito, può dire ciò che vuole, ogni cosa a suo tempo ed è giusto che siamo qua perché, se ci fosse stato lui, si parlava dei problemi dei tifosi e meno della presentazione dell’allenatore quindi l’ho trovata una cosa rispettosa nei miei confronti. Meno un presidente parla meglio è. Ora sta a noi lavorare e riuscire a creare qualcosa di carino, poi vedremo».
RITORNO TIFOSI – «Io penso che la quotidianità, quando parli con le persone come Fabiani e Bianchi, persone che vivo ogni giorno qua a Formello, si parla, ci diciamo le robe dopo se mi spiegano che non si può fare un giocatore allora si cerca un compromesso. Lo stesso se non piace a me perché deve essere funzionale. Se la squadra non lo vuole vendere ne cerchiamo un altro. Io lo sapevo benissimo del blocco del mercato, delle cessioni per prendere qualcuno ma siccome non faccio il contabile poi vedremo cosa si può o non può fare. Sui tifosi io posso solo promettere di onorare la maglia. Non mi viene in mente altro. Io cosa posso fare? Quando entravo all’Olimpico devo dire che era da pelle d’oca. La gente una bolgia, stadio con grande passione e figli portati allo stadio dai genitori. Sta a noi riportarli allo stadio sudando la maglia e facendo prestazioni importanti».
MOTIVAZIONI – «La storia della Lazio insegna che si può vincere anche senza essere i più forti. Mi ha spinto il fatto di venire in una società in difficoltà e chi mi conosce sa che nei posti dove ci sono casini o dove si attraversano momenti difficili io sono a mio agio. Io penso si possa fare un buon lavoro. Io voglio creare una squadra che se la gioca però voglio una squadra che giochi a viso aperto senza timore e paura. Questo è il mio pane. Lavoro perché ho passione e mi fa sentire vivo queste sono le sfide che mi piacciono».
GILA – «Se fosse stato per Fabiani e Lotito lui stava qua, li ho convinti io. Chi non vuole stare qua non deve rimanere, se uno sceglie come Mario, che è stato onesto, mi ha detto le cifre che gli hanno proposto e io sono un po’ di anni che gioco. Ho discusso con lui, “devi andare via” perché ha dato tanto e tutto. Non si può discutere per ciò che ha dato ed era arrivato il momento di andare. I parametri finanziari ed era giusto che andasse via. Poi chapeau al direttore che ha fatto una grande giocata ma credetemi: Fabiani e Lotito lo volevano portare fino alla scadenza. Poi io ho detto che non era giusto tenere un giocatore con la testa non concentrata al 100%».
NAPOLI – «Cosa cambia tra qua e la squadra di De Laurentiis? Io penso che bisogna tornare indietro e vedere il mercato fatto. Due o tre anni fa la Lazio ha comprato spendendo tanti milioni. Poi se non arrivi e non competi in Champions League capisci che ti accappotti l’anno successivo perché è una competizione che porta tantissimi soldi e penso che il fatto di non essere riuscito a confermare sempre la Champions allora quando chiudi i bilanci è un disastro. Penso che la differenza con loro sia questa».
LEADER IN CAMPO – «Io penso che giocare senza i tifosi sia la cosa peggiore. Ma lo so. Mi ero portato avanti e ci sto lavorando su questo ma non deve essere un alibi. Come entrare nella testa dei giocatori? Si deve fidare di te, devi essere coerente perché poi ti sgamano subito! Non li puoi prendere in giro. Con la coerenza e il parlare in faccia senza usare stradine ed essere diretto li fa sentire a proprio agio. Questo è il mio rapporto con i miei giocatori. Fare capire loro l’importanza di allenarsi in un certo modo e di credere in ciò che si fa. Mostrare loro i miglioramenti e far capire loro la strada da seguire. Abbiamo perso tanti leader ma abbiamo Marusic, Zaccagni, Cataldi, abbiamo ancora diversi giocatori su cui appoggiarci e questi giocatori devono dare una mano anche a noi».