Inzaghi vince la partita a scacchi con Pioli e si regala il derby

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L’analisi tecnico-tattica della sfida tra Inzaghi e Pioli, vinta meravigliosamente dal tecnico della Lazio, come fosse una partita di scacchi

Mercato, quarti di finale contro l’Inter, Pioli e Candreva di nuovo di fronte al loro recente passato. Una giornata estenuante e piena di emozioni, terminata con l’emozione più grande. Vittoria sofferta contro una squadra vittoriosa da 8 partite consecutive. Vittoria di Inzaghi, del suo gruppo e dei suoi ragazzi, quelli da lui voluti come Murgia e da lui rilanciati come Patric e Hoedt. La rivincita di un leader silenzioso come Biglia. Tutte componenti che hanno consegnato alla Lazio la semifinale di Coppa Italia, che con tutta probabilità li metterà difronte ai nemici storici della Roma.

PARTITA A SCACCHIInzaghi e Pioli, fianco a fianco per quasi due anni. Uno conosce alla perfezione i segreti dell’altro e viceversa. Una partita a scacchi, vinta dal più pratico e astuto, ma soprattutto da chi è in grado di cambiare atteggiamento in base all’avversario che si affronta. Anche nella sua esperienza laziale, il tallone d’Achille di Pioli era sempre stato il non sapersi snaturare difronte alle grandi squadre, difetto che a quanto pare non è stato migliorato. Sempre lo stessa filosofia: cercare di fare la partita, anche se questo comporta un netto sbilanciamento in avanti. Quando si affrontano squadre che fanno soltanto della difesa una loro prerogativa, questa può essere una grande mossa, ma permettere alla Lazio di schierarsi in blocco dietro la linea della palla, per poi ripartire a tutta velocità con Anderson, Lulic e Immobile è stato assolutamente deleterio. Inzaghi ha preparato il match proprio per controbattere questo eccessivo atteggiamento offensivo e il lavoro fatto in settimana ha dato i suoi frutti. I biancocelesti sono arrivati con frequenza a tu per tu con Handanovic, avvantaggiati anche da un altro errore di testardaggine del tecnico emiliano, sempre ostinato a schierare la difesa alta, pur non avendo fulmini di guerra in velocità, proprio come visto nei trascorsi romani. Con tutta probabilità, se non fosse stato per gli errori di mira, oggi si starebbe parlando di una goleada. Poche parole, tanti fatti. Ora finalmente si potrà dire che la Lazio ha battuto una big.

“SANDRINO” NON TREMA – Titolare a San Siro, alla sua prima volta in prima squadra. Prima di ieri soltanto spezzoni, ma partire dall’inizio è un’altra cosa. Potrà patire l’emozione si immaginava, oppure il confronto con grandi campioni; niente di tutto ciò, a fermarlo sono stati soltanto i crampi che nel finale gli hanno fatto commettere l’unico errore di una partita esemplare. Nell’avvio timido della Lazio, con la difesa e centrocampo schiacciati nella propria metà campo, era il primo a chiamare il pressing e a spronare i suoi compagni in difficoltà. Abbina quantità e qualità, proprio come un perfetto centrocampista moderno. Serve un pallone ad Immobile nel primo tempo, mandato poi alle stelle e inventa il lancio nella ripresa da cui poi scaturiscono il rigore e l’espulsione. Tutto perfetto come in un sogno, fatto tante e tante volte prima di questa notte stupenda. Tanti oramai sono i suoi compagni arrivati come lui in prima squadra, ma a parte Keita nessuno è riuscito a fare il salto diretto dalla Primavera alla Lazio dei grandi. Tutti tranne lui. Non è uno dei tanti, ma è uno dei pochi. Ha stregato Inzaghi che negli ultimi 4 anni lo ha sempre voluto con se: 95 partite in Primavera, condite da ben 22 gol.  Record assoluto di presenze per la categoria e nella storia del club. Con Milinkovic, Biglia e Parolo è difficile ritagliarsi spazio e se Cataldi ha deciso di andare a giocare è anche perché sapeva delle qualità di Murgia, che in silenzio si è conquistato i riflettori. Ieri difronte c’erano avversari che valevano fior fior di milioni, eppure la differenza non si è vista, anzi “Sandrino”, ha dominato la mediana avversaria, risultando decisivo in tutte e due le fasi. La Lazio dei giovani inizia ad essere sempre più matura grazie anche ai “baby” prodigio scelti da Inzaghi, cresciuti tra le mura di Formello e dotati oltre che di grandi mezzi tecnici, di una spiccata personalità.

ANCORA DERBY – Il 26 maggio ha segnato una fine ed un inizio. Una partita indelebile che sempre verrà ricordata, ma ora le stracittadine perse iniziano ad essere tante. Ironia della sorte, l’ultima vinta dai biancocelesti risale proprio a quella finale di quella coppa, vanto di una tifoseria intera. Tra un mese esatto le due compagini si ritroveranno nuovamente difronte, proprio come a 4 anni fa ormai. La striscia di sconfitte consecutive della Lazio, porta a pensare che prima o poi un derby, dovrà pure esser vinto e chissà che non si inizi proprio dal 1°marzo. Inzaghi la Roma l’ha già affrontata, era sempre andata e ritorno, ma in finale: 1-0 giallorosso all’andata, capovolto al ritorno da una doppietta di Oikonomidis.
Questo sarà sempre un doppio confronto, ma ad essere diversa è la valenza seppur in semifinale. I mesi, le settimane, i giorni che accompagneranno questa sfida, renderanno l’ambiente romano pesante e logorante, sta ad Inzaghi stemperare gli animi e preparare i suoi a questa sfida, liberandoli dalle troppe pressioni che la partita comporta. Per pensare al derby però ci sarà tempo, ora testa al Pescara. Il mercato non ha regalato sorprese in entrata, quindi da qui in avanti bisognerà fare un ulteriore sforzo per poter essere competitivi su entrambe le competizioni. Campionato e Coppa Italia, la Lazio vuole continuare a stupire, chi non ha mai creduto in questo gruppo e chi dopo ciò, riesce ancora a trovare il coraggio di contestarla.

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