Stadio della Roma, Sgarbi: «Totti? Non faccia il servo degli americani»

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Dopo le dichiarazioni rilasciate nella giornata di ieri, continua l’attacco di Vittorio Sgarbi alla Roma e al suo capitano, Francesco Totti

E’ un fiume in piena Vittorio Sgarbi, il critico d’arte e famoso politico, dopo le dichiarazioni rilasciate ieri sullo stadio della Roma, oggi è intervenuto ai microfoni di Radio Cusano Campus e ha ribadito il suo pensiero: «Non mi interessa di compiacere i romanisti, mi interessa salvare Roma. Si possono anche arrabbiare, gli americani sono speculatori e delinquenti. Totti? Sia uno sportivo, non si comporti da servo degli americani. Ora lui ha una dirigenza interessata al progetto.Vuole lo stadio, faccia ristrutturare lo stadio Flaminio, difenda la costruzione del solo impianto. Non si può rovinare una città come Roma con un’operazione speculativa con tre grattacieli. Roma non può essere distrutta dagli speculatori: chi è d’accordo con Totti non è romano né romanista, è un barbaro americano. Totti deve volere solo lo stadio, stadio non vuol dire grattacielo. Se vuole i grattacieli lui non è amico di Roma, ma degli americani. Se uno è uno sportivo pensa alla stadio, se uno difende questo immondo progetto difende l’azione più immonda fatta dopo il sacco di Roma. Questo è il secondo sacco di Roma. Se si spendono soldi per lo stadio significa che la città di Roma non sa decidere come spendere soldi autonomamente ma deve essere serva di un americano. Un grande calciatore come Totti non può essere servo di un americano, deve essere libero. La mia sfida andrà avanti finché non Si cambierà idea. Altrimenti chiamo l’Isis e gli faccio mettere le bombe sotto i grattacieli così abbiamo risolto. Già hanno fatto saltare in aria le torri gemelle, sarà il destino di quest’ultime, sono un’esca per i terroristi. La follia è pensare che una grande città come Roma non abbia la capacità di fare un evento come le Olimpiadi, però ha la possibilità di fare uno stadio solo per gli interessi di un americano, non se ne parla neanche». 

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