Pizzul: «Lazio temibilissima: è favorita contro l’Udinese»

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Intervista allo storico telecronista Bruno Pizzul, friulano doc, in vista della partita di domenica pomeriggio tra Lazio e Udinese

Nell’immaginario collettivo degli italiani, quando si parla di telecronaca, è impossibile non pensare a Bruno Pizzul, lo storico commentatore che per ha decenni ha accompagnato con la sua voce le più importanti imprese del calcio italiano. Grande amante dei vini e friulano doc, Pizzul è intervenuto sulle frequenze di Elle Radio 88.100 nella trasmissione “Laziali On Air” per parlare della società biancazzurra alla vigilia della prossima sfida che vedrà la Lazio opposta all’Udinese in campionato. Che impegno si troverà di fronte la Lazio contro l’Udinese? «I friulani stanno attraversando un periodo di flessione piuttosto evidente. L’arrivo di Delneri in panchina aveva portato dei benefici anche a livello di risultati, ma nelle ultime cinque-sei partite il bandolo della matassa del gioco è stato smarrito. La scorsa settimana c’è stata una grande festa per il ritorno di Zico, ma la prestazione contro il Sassuolo non è stata l’assenza. L’Udinese arriva all’Olimpico sicuramente sfavorita dal pronostico, e dovrà far fronte alle squalifiche di Halfredsson e De Paul che sicuramente peseranno. La Lazio al momento ha una qualità di gioco ottimamente collaudata ed ha soprattutto delle individualità notevoli, anche se a sua volta dovrà fare a meno di Biglia. La squadra di Inzaghi è temibilissima perché ha una manovra ormai estremamente organizzata ed efficace».

Cosa l’ha colpita maggiormente della Lazio di Simone Inzaghi?
«Inzaghi è riuscito a stabilire una modalità di gioco perfettamente espressa dal 4-3-3 ma in cui le qualità dei singoli vengono utilizzate al meglio. La qualità individuale di molti giocatori infatti emerge prepotentemente, con molti elementi che hanno ritrovato una condizione ottimale. Ci sono giocatori molto importanti in qualsiasi settore, Parolo è un giocatore che mi piace moltissimo perché è un giocatore che ha sia capacità di inserimento sia di organizzazione di gioco, potrebbe essere lui il sostituto di Biglia in cabina di regia nella partita contro l’Udinese».

Su Immobile: «Ventura sta lavorando con molta attenzione rivolta ai giovani e credo che Immobile possa essere protagonista nella Nazionale del futuro. La forza dell’Italia degli anni passati era stato il travaso dall’Under 21 alla Nazionale maggiore. Immobile è un giocatore che il CT conosce molto bene e potrà essere utilizzato degnamente in Nazionale, è uno dei tanti giocatori sui quali penso si possa basare la rinascita azzurra».

Uno dei fiori all’occhiello dell’Udinese è la Dacia Arena, lo stadio di proprietà. A Roma imperversano le polemiche sull’impianto di Tor di Valle: siamo arrivati ad un punto di non ritorno e per tornare ai fasti degli anni novanta gli impianti di proprietà sono imprescindibili? «Sì, è assolutamente necessario sistemare l’impiantistica del nostro calcio, all’esterno anche paesi che possono essere indietro rispetto all’Italia dal punto di vista calcistico possono vantare impianti migliori. Le difficoltà maggiori sono quelle a livello burocratico: la Juventus e l’Udinese ce l’hanno fatta a costruire il loro impianto, ma con enormi difficoltà e tempi dilatati. Da qui in avanti bisognerà alleggerire questi procedimenti oppure il calcio italiano sarà sempre penalizzato rispetto a quello straniero».

Sulle semifinali di Coppa Italia: «Il pronostico è terribilmente difficile da fare e non mi avventuro in nessun tipo di valutazione per quanto riguarda il derby romano. Credo invece che il Napoli ce la possa fare nel doppio confronto con la Juventus, ma è una valutazione esclusivamente istintiva, basata anche sul fatto che spesso il calcio sfugge alle logiche più stringenti. Si tratta comunque di semifinali che esprimono al momento il meglio del nostro calcio, si può dire che nella fase finale del torneo la Coppa Italia può suscitare grande interesse, che è scarsissimo nella fase iniziale. Forse bisogna rivedere la formula, a partire dal fatto che negli ottavi di finale le squadre più forti possano giocare con il vantaggio del fattore campo».

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