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Petkovic: «Sarà bello tornare a Roma. L’Italia è una delle favorite»

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Vladimir Petkovic, ct della Svizzera ed ex allenatore della Lazio, ha parlato in un’intervista a La Gazzetta dello Sport. Le sue dichiarazioni

Sulla panchina della Lazio ci è stato dall’estate del 2012 all’inizio del 2014 e, il 26 maggio 2013, è stato il condottiero della squadra che ha regalato ai tifosi della Lazio la più grande gioia della loro vita calcistica. Stiamo parlando di Vladimir Petkovic, attuale ct della Svizzera, che ha parlato sulle colonne de La Gazzetta dello Sport dei prossimi Europei. Ecco le sue dichiarazioni.

SUL LEGAME CON ROMA – «Tornare a Roma, città meravigliosa nella quale ho vissuto una parte importantissima della mia carriera, è sempre bello. Non un caso se, quando posso, una capatina la faccio sempre. A causa del Coronavirus però sono quasi due anni che non ci vado, per questo non vedo l’ora che ci sia la partita con l’Italia. Sarà una bella giornata per me. Sono legato sia a quella città sia a quello stadio, nel quale ho vinto una coppa storica per il calcio romano e italiano, e di particolare importanza per i tifosi della Lazio».

SULL’EUROPEO – «Abbiamo la sfortuna di dover viaggiare tanto nella fase a gironi, faremo avanti e indietro fra Roma e Baku. Quello sarà un dispendio di energie non indifferente. Dobbiamo però concentrarci di partita in partita. Vogliamo essere la sorpresa, ma bisogna avere sempre rispetto per gli avversari. Bisogna però avere fame, voglia di emergere. E così si possono ottenere grandi risultati. Anche storici. Sognare è positivo, ma solo se si tiene bene a mente la realtà. Gli obiettivi sono illimitati, ma oltre che ottimisti bisogna essere realisti».

SULLA GARA CONTRO L’ITALIA – «La prima partita contro il Galles sarà molto importante, anche perché nella seconda giornata dovremo affrontare l’Italia che ovviamente è l’avversario di maggior spessore e dobbiamo arrivare a quella partita stando sereni. Quella di Mancini è una squadra tosta.. Credo che non siate solamente i favoriti del girone, ma che state anche fra i candidati alla vittoria finale».

SULLA NAZIONALE AZZURRA – «L’Italia ha tanti giocatori di classe, con potenzialità importanti sia per il presente che per il futuro. I vostri calciatori sono tutti impegnati nei maggiori campionati d’Europa, il che è un grande vantaggio. I giocatori convocati da Mancini sono abituati ad affrontare partite importanti, a stare sotto pressione».

SULLA SVIZZERA – «Il nostro è un percorso che parte da lontano. Nel 1992 la federazione prese Roy Hodgson come allenatore. Portò una nuova filosofia, si puntava in grande. Da quel momento si sono alternati diversi commissari tecnici, di nazionalità differenti e ognuno ha portato un contributo. Siamo decisi a imporre il nostro calcio anche contro squadre forti come l’Italia. Vogliamo dominare in campo, vogliamo vincere. Indipendentemente dal nome dell’avversario. Quel che è certo è che non ci nasconderemo. Né contro l’Italia, né contro nessuno».

SU ROBERTO MANCINI – «Ha creato un bel gruppo. L’Italia, prima del suo arrivo, veniva da una serie di risultati negativi. Alcuni storici. Per questo non era facile. Mancini ha però lavorato bene, costruendo da zero. La squadra ha un’identità precisa e questo è merito suo. Non è un caso che la Federazione gli abbia rinnovato il contratto fino al 2026, spostando la scadenza molto in là nel tempo. Per i commissari tecnici non è scontato avere un contratto così lungo, ma evidentemente il suo lavoro è stato apprezzato. A ragione».

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