Palizzotto (Sportface): «Giusto che la Lazio si sia esposta dall’inizio. Ripresa? Sarà “particolare”» – ESCLUSIVA

© foto campionato di calcio serie A / Lazio-Sampdoria / foto Antonello Sammarco/Image Sportnella foto: esultanza gol Ciro Immobile

Palizzotto, il direttore di Sportface è intervenuto ai nostri microfoni per dire la sua sul momento del calcio italiano e non solo

Daniele Palizzotto, direttore del cito Sportface.it, è intervenuto in esclusiva ai nostri microfoni per parlare del momento di indecisione che sta vivendo il calcio e anche di Lazio.

Come finirà la diatriba tra la Figc e il CTS per quanti riguarda il Protocollo per ripartire?

«Non è semplice capire. Come spesso capita in lega le visioni sono differenti. Ufficialmente i club hanno portato avanti hanno portato avanti una linea comune ma poi ogni società ha delle sue specificità. La Lazio non ha grandi problemi ad organizzare in ritiro come proposto dalla Federcalcio. Allo stesso modo la Roma e il Milan come l’Inter e la Juventus. Ci sono poi una serie di società che dovrebbero affittare delle strutture per organizzare questi ritiri. Che ci potesse essere il problema per altre misure come la quarantena obbligatoria lo avevamo capito ma che potesse, come è emerso in queste ore, un problema di strutture non ci pensavamo perché è stata una proposta del mondo del calcio. Questo fa capire l’eterogeneità della situazione all’interno della stessa Serie A. Per sapere come finirà servirebbe la palla di vetro».

Perché in Italia la Serie A non è riuscita ad imitare il modello tedesco?

«Germania e Italia hanno trattato il virus in diverso modo e questo è visibile anche nel calcio. Loro hanno una gestione completamente diversa, da loro il virus è arrivato dopo ma lo hanno contenuto meglio rispetto a quanto fatto da noi. Hanno riaperto prima, i club di allenano dal 20 aprile e fanno da prima quello che anche noi stiamo facendo adesso. Lì sono tracciati, al contrario di quanto accade qui dove l’App “Immuni” ancora non è attiva. Sono due paesi molti diversi. Vedendo la Spagna e l’Inghilterra anche lì c’è un piano per ripartire ma come il nostro, non c’è ancora una data certa oppure l’ok definitivo del Governo. La Francia ha chiuso subito, secondo me con troppa fretta. La Germania è l’unica che di fatto è ripartita».

Stop oppure portare a termine questa stagione?

«Io sono per portare a termine la stagione. Sarà sicuramente particolare. In ogni gara ci sono varie dinamiche pensiamo a che differenza ci sarà a giocare Atalanta Lazio ora rispetto a due mesi fa. I tempi li detta il Uefa questa è la prima questione. Poi c’è la nuova norma del Governo che da grandi poteri alla Federcalcio e al presidente Gravina. La Federcalcio può decidere le classifiche di quest’anno, congelare senza incorrere in particolari ricorsi. Può decidere il format della prossima stagione in maniera autonoma e quindi cambiarlo. La riforma dei campionati potrebbe esserci proprio in questo momento e pensare quindi ad un campionato a 18 squadre per la prossima stagione. Secondo me non si arriverà a settembre, è un’opzione che mi sento di escludere. La Uefa deve difendere l’Europeo quindi per me il 30 agosto sarà il limite massimo per la chiusura compre le coppe ovviamente».

Come giudichi la presa di posizione della Lazio sin dall’inizio dell’emergenza?

«Sono state poche le società che si sono schierate su un fronte o l’altro. La Lazio come il Brescia con Cellino e il Torino con Cairo si è esposta sin dall’inizio. Io giudico in modo positivo chi prende posizione. Tutte e venti le squadre hanno la loro idea, la Lazio ha avuto il coraggio di portare avanti la sua posizione».

In caso di ripresa sarà una corsa a due tra Lazio e Juventus per lo scudetto?

«Mi sento di escludere l’Inter per la lotta allo scudetto. Ha otto punti, che poi sono nove, in meno della Juventus e davanti nella corsa ha anche la Lazio. Capire cosa avverrà al rientro è impossibile. La situazione è surreale, il calcio senza pubblico è un altro calcio e lo abbiamo già visto nelle ultime gara che si è giocata in Serie A. Influirà molto se si deciderà per i cinque cambi, in questo per me se viene autorizzata da un grande vantaggio alla Juventus. Ha una rosa molto lunga e soprattutto ha dei cambi che sono all’altezza dei titolari. Sono anni che i bianconeri fanno 90 punti in ogni campionato. La Lazio non ha cinque cambi dello stesso livello dei titolari».

In vista della prossima stagione dove la Lazio dovrebbe intervenire per rinforzare la rosa?

«Per me la Lazio ha bisogno di rinforzi in ogni reparto. Pensando che l’anno prossimo devi giocare la Champions che non è l’Europa League che come quest’anno hai scelto di non andare avanti. In Champions devi partire con i migliori, non puoi mettere le squadra “B” come in Europa. La Lazio per me è corta ovunque, in difesa come a centrocampo. Io comprerei almeno un centrale difensivo titolare, un centrocampista viste le età di Parolo e Leiva. Qualcuno sugli esterni. I soldi ci sono nella gestione oculata di Lotito, da sempre e soprattutto ora in cui molte società sono in difficoltà essere un grande vantaggio. Sarà un mercato fatto di tanti scambi».

Sono i vari i nomi accostati alla Lazio, da Luis Suarez a Bonaventura. Come li giudichi?

«Se vuoi fare una stagione che ti consenta di confermare il posto in Champions League e fare una competizione decente servono giocatori come Acerbi, come Immobile, giocatori che acquisti e sei sicuro che siano già pronti. Poi puoi metterci delle scommesse ma servono tre, quattro acquisti pronti subito. Bonaventura? Si lo prenderei, è un parametro zero, non è anziano, ha avuto un grave infortunio lo scorso anno ma per me è un giocatore pronto che nella Lazio si integrerebbe subito. Immobile al Napoli? Se fosse uno scambio valutando Immobile e Milik o Insigne 150 milioni di euro ciascuno ci credo».

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