FIFA, Infantino: «Non si può mettere a rischio la vita per una partita»

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Infantino, il presidente della FIFA, non ha usato mezzi termini: ecco le sue parole sull’emergenza Coronavirus

Anche il Presidente della FIFA, Infantino, ha scelto Instagram per comunicare. E lo ha fatto condividendo la scena con Ronaldo, il Fenomeno. Ecco le sue parole sull’emergenza Coronavirus:

«Si vive come tutti, con speranza, però con moltissima tristezza. Nessuno si sarebbe mai aspettato una cosa simile, non eravamo pronti, non sapevamo e non sappiamo cosa succede. Vediamo immagini molto tristi e terribili di gente che soffre e che muore. Molta gente purtroppo ancora non ha capito quanto è triste e preoccupante la situazione. È ancora presto anche se sembra che la situazione stia migliorando. I numeri scendono perché sono state prese delle misure. Bisogna tenere duro e avere forza di rispettare le regole, stare a casa e mantenere le distanze. È questione di rispetto nei confronti di chi soffre, chi è morto e anche di chi combatte tutti i giorni come i medici e gli infermieri che sono davvero degli eroi. Vogliamo tornare a vedere il calcio ma è ovvio che oggi la salute è la priorità. Oggi conta solo la salute, bisogna seguire le raccomandazioni. Questa crisi e questo virus ci mostra quanto siamo piccoli e vulnerabili e quanto sia globale il mondo. Succede una cosa da una parte e subito ne è coinvolto tutto il pianeta, questa è la globalizzazione, dobbiamo vivere con questo. La risposta a questo virus è stata la chiusura di tutto, delle città, delle Nazioni, ma dovremo riaprirci e quando ci riapriremo il calcio dovrà giocare un ruolo importante, ma per adesso dobbiamo aspettare. Per la prima volta nella nostra storia di appassionati di calcio, il calcio non è la priorità numero uno. È triste ma è così».

CALENDARIO – «Come sarà? È una bella domanda, ma anche a questa domanda bisogna rispondere che prima viene la salute. Fino a che c’è un rischio non si gioca, se c’è da aspettare un po’ di più, aspetteremo. La situazione è seria, vedo la gente litigare per iniziare al più presto, ma bisogna farlo quando si potrà. Poi si giocherà, recupereremo. Ma non si può mettere a rischio la vita delle persone per una partita. Bisogna fare un passo indietro anche per la gente che soffre, se a luglio o ad agosto, vedremo, ma ora non si può dire. Non lo so quando ricominceremo».

FUTURO – «Non siamo cosa succederà e non dobbiamo mettere pressione, dobbiamo capire la situazione, parlare tra di noi e preparare gli scenari: quando i governi dicono che si può fare noi saremo pronti. Al momento non è giusto nei confronti di chi soffre e lotta parlare di calcio e pensare a tornare a giocare al più presto. Giocheremo quando si può».

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