Immobile, la rivincita dello scugnizzo: gol e sacrificio per diventare un idolo?

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Grinta e umiltà sono le doti migliori di Ciro Immobile: è così che l’attaccante campano sta facendo strada nel cuore dei laziali

Immagina che una mattina qualcuno ti svegli e venga a bussare alla porta della tua camera dicendoti: «Da oggi sei un calciatore della Lazio. E’ da Roma che passa la tua rivincita, all’ombra del Colosseo il tuo compito sarà far dimenticare Miroslav Klose». Una gioia, un onore, anche un po’ d’ansia nell’ascoltare quella voce. Sai bene quanto possa essere appassionante giocare per la Prima Squadra della Città Eterna, ma allo stesso tempo quante pressioni può riservarti una piazza del genere, soprattutto quando grava su di te il fresco ricordo del «Re dei Re», e quando sei consapevole che probabilmente sarà questa l’ultima occasione per rimetterti in gioco. Ma il tuo nome è Ciro Immobile, personalità da vendere ne possiedi all’infinito, la voglia di sentirti nuovamente importante è al di sopra di ogni desiderio.

GOL E SACRIFICIO – Adesso però basta mettersi nei panni di Ciruzziell’, così chiamato dai suoi amici più stretti di Torre Annunziata, osserviamo in terza persona la sua prima parte di stagione con la maglia biancoceleste. Il percorso è comunque appassionante fin da subito: il centravanti della Nazionale Italiana infatti impiega solo 15 giri di lancetta per firmare il suo primo centro all’esordio a Bergamo, l’emozione di esultare sotto il settore dei tifosi laziali è stata già provata su pelle. In ordine Atalanta, Pescara, Udinese (prima doppietta), Bologna, Torino, Cagliari e Sassuolo sono state trafitte dal funambolo campano, che quando segna diventa come una sorta di portafortuna per Lazio (5 vittorie e 2 pareggi per un totale di 9 esultanze). Tatticamente parlando, l’ex Siviglia e Borussia Dortmund è fondamentale per la squadra non solo per le firme apposte sul tabellino dei marcatori, ma anche per i movimenti utili a liberare gli spazi ai centrocampisti e per iniziare il pressing alto sugli avversari che Inzaghi pretende dai suoi uomini. Il centravanti moderno per eccellenza, dinamico e sempre al centro della manovra offensiva, bravo a non dare punti di riferimento ai difensori e umile quando si tratta di abbassare il proprio baricentro in aiuto dei compagni.

STOP IMPROVVISO – Dallo scorso 30 ottobre tuttavia, qualcosa si è inceppato, la macchina da reti si è interrotta, il gol sta iniziando a diventare un’ossessione. E’ lo stesso Immobile però a provare a non darci troppo peso: «E’ vero, tutti si aspettano la marcatura del centravanti, ma il mio scopo è anche di aiutare la squadra e fare ciò che mi chiede l’allenatore. Se a fine partita viene a congratularsi con me, significa che ho fatto bene. Prima o poi tornerò ad esultare». Eppure Ciro avrebbe potuto interrompere il proprio digiuno già da tempo, se a Palermo la traversa non gli avesse strozzato sul più bello l’urlo in gola. Anche consultando i numeri c’è poco da preoccuparsi, nella stagione 2013/14 (quella in cui ottenne il titolo di capocannoniere della Serie A), alla pausa natalizia il suo bottino era di 8 esultanze, una in meno rispetto a quelle attuali. Immobile infine non è il tipo che si arrende facilmente, d’altronde il suo obiettivo è di far volare in alto la Lazio, diventare l’idolo della Curva Nord il suo desiderio.

Rocco Fabio Musolino – Lazionews24.com

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