Il doppio ex Stankovic: “Non finirò mai di ringraziare la Lazio, cinque anni fantastici”

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Certi amori è difficile scoradarli. Quello per la Lazio, Dejan Stankovic non lo ha proprio dimenticato. Il serbo venne a Roma sconosciuto ai più, e si impose da subito come uno dei centrocampisti più forti d’Europa. Dopo aver vinto molto con il club biancoceleste, passò all’Inter dove grazie a Mourinho, tornò nuovamente sul tetto del mondo. Ora, dopo 19 di anni calcio professionistico e ben 25 trofei vinti, Dejan guarda il calcio da spettatore. L’edizione odierna de Il Messaggero, riporta una lunga intervista all’ex centrocampista laziale:

Dopo 6 mesi senza calcio, è già crisi d’astinenza?
«Ancora non ho avuto il tempo di rendermene conto, mi mancano lo spogliatoio e il campo. Vedendo Inter-Milan, il cuore batteva più velocemente… Adesso mi godo la famiglia e faccio il padre di tre ragazzi che sono cresciuti velocemente e ora giocano tutti nell’Accademia dell’Inter».

Dove si è stabilito?
«Ho scelto Milano e l’Italia: mi sento italiano, i figli lo sono, qui mi hanno accolto bene».

Quando arrivò era poco più di un ragazzo.
«Avevo diciannove anni. Lazio e Roma diedero vita a un derby di mercato, che vinse il presidente Cragnotti».

Cosa ricorda dei trascorsi in biancoceleste?
«Cinque anni e mezzo fantastici. Lazio è stata la società che ha investito tanto per avermi, portandomi nel grande calcio. A Roma sono diventato uomo e calciatore importante giocando nella squadra che, in quel periodo, era la più forte del mondo. Non finirò mai di ringraziarla».

Poi il trasferimento all’Inter.
«La società gemellata con la Lazio. In quasi dieci anni di maglia nerazzurra mi sono consacrato, vincendo tutto quello che un calciatore sogna di vincere».

Il successo più bello?
«La Champions. Subito dopo lo scudetto con la Lazio».

Dai derby romani ai milanesi.
«La tensione che si vive a Roma diventa uno zaino di responsabilità che pesa anche nel corso della gara e condiziona il rendimento in campo. A Milano si avverte tensione nell’approccio ma poi si pensa solo allo spettacolo e nessun processo a chi perde».

Qual è il calciatore al quale è stato più legato?
«Sinisa Mihajlovic, un fratello maggiore, il padrino dei miei figli: gli devo tanto. Poi metterei anche Roberto Mancini, nella duplice veste di compagno e allenatore. Comunque credo di aver avuto un buon rapporto con tutti».

Alla ripresa si affronteranno le sue ex squadre.
«In questo momento sono lontane dal vertice, soprattutto la Lazio. Il calcio è fatto di alti e bassi e i biancocelesti hanno deluso però sono convinto che, con il cambio della guida tecnica, sapranno riprendersi. L’Inter ha fatto qualche pareggio di troppo ma potrebbe prendere slancio dalla vittoria nel derby».

La classifica dice che l’Inter partirà favorita.
«Dopo la sosta è sempre dura stilare pronostici, io dico che partiranno alla pari e credo che, alla fine, entrambe chiuderanno nelle posizioni alte della classifica».

Ci sarà anche lo scontro di testa, tra Juve e Roma.
«Questa è una partita che potrebbe diventare anche decisiva, in caso vincessero i bianconeri. La Juventus ha qualcosa di più a livello tecnico, e anche di esperienza perché è abituata a giocare gare così importanti».

Perché ha rifiutato la carica di presidente della Federcalcio della Serbia?
«A trentacinque anni non mi sento di avere le spalle tanto larghe per risolvere i problemi del calcio serbo. Sono stato sincero con me stesso, senza creare aspettative nella gente. Forse mi sento giovane, per un ruolo così delicato, però non mollo la nazionale».

Cosa ha previsto per il suo futuro?
«Ci penserò con calma, non voglio sbagliare, ad ogni modo, resterò nel calcio».

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