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Calaiò: «L’Italia di Mancini? Rispetto al passato c’è una grande differenza»

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Emanuele Calaiò, famoso ex attaccante, ha analizzato il momento dell’Italia di Roberto Mancini: le sue dichiarazioni

Ai microfoni di TMW, Emanuele Calaiò ha parlato così del momento dell’Italia di Mancini:

«Il calcio è cambiato rispetto a quando giocavo io. In tutte le categorie il livello tecnico è un po’ più basso, il calcio moderno è tutto fisico e chi è grande, grosso, corre e fisicamente sta alla grande gioca, fa bene. Magari si vede meno spettacolo… Io ricordo che quando ero a Siena c’era l’Inter del Triplete, il Milan di Kaká e Ronaldinho, erano altri tempi, dove chi giocava a Milano, a Roma, a Torino contro la Juve perdeva 3 o 4 a 0. Ovviamente parlo delle piccole come il Siena, il ChievoVerona, la Sampdoria, il Torino… Le squadre che lottavano per salvarsi. Ora la Serie A è equilibrato e un Monza, una Salernitana, un Sassuolo può vincere a Milano con tranquillità senza che ci siano sorprese. Questo fa capire che il livello si è un po’ abbassato. Io prima di ottenere grandi contratti ho dovuto fare 20 gol a stagione, ora con un anno buono si fanno contratti milionari. Si tratta di un calcio diverso. Stavo andando in Nazionale quando mi sono rotto il perone, ci sono arrivato a 28 anni, ma ho dovuto fare sacrifici ed andare in doppia cifra per tante stagioni, adesso basta poco. Si vedono pochi giovani in campo. Abbiamo l’usanza di pensare Barella, Verratti o Meret come giovani, ma 24-25 anni non lo sei più. I giovani sono Gavi, Pedri, che giocano a 17 anni nel Barcellona o a 16 anni nel Bayern Monaco oppure il nuovo talento dell’Udinese (Pafundi, ndr). Se l’Italia non è arrivata al Mondiale una domanda bisogna farcela, bisogna puntare un po’ più sui settori giovanili e sugli italiani. Se hai nove undicesimi stranieri in una squadra fai fatica a comporre una Nazionale forte forte».

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