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Dal Pino: «La Serie A resterà a 20 squadre. E sul razzismo…»

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Il presidente della Lega Dal Pino ha parlato di tanti argomenti, toccando in primis due temi molto delicati

Il presidente della Lega Dal Pino ha parlato di tanti argomenti, toccando in primis due temi molto delicati. Queste le sue parole, rilasciate ai microfoni di Radio Rai

FORMAT – «A inizio campionato si era ipotizzato di frammentazione degli orari delle partite,  ma poi non l’abbiamo fatto. Questo calendario lo vedrete fino alla fine della stagione. Spezzettare vuol dire valorizzare mediaticamente il campionato. Le piccole società sono il cuore della Serie A e sono fondamentali all’interno della competizione. Sul numero delle squadre la FIGC ha detto che lascia alla Serie A la decisione finale. Ne stiamo parlando e la discussione è aperta. L’ago della bilancia al momento propende sul restare a 20 squadre».

RAZZISMO – «Questo è un problema che non si vede solo negli stadi. Alcuni personaggi non dovrebbero più entrare nei vari impianti di Serie A. Noi abbiamo fatto una campagna il Keep Racism Out e adesso vogliamo muoverci concretamente per escludere la gente e impedire ai razzisti di comprare i biglietti. Abbiamo creato una grande struttura, a Lissone, con VAR e altre cose. Vorrei creare una stanza anche per le telecamere da utilizzare contro le azioni di razzismo, vedremo come fare. In quel caso si potrebbe agire subito e portare fuori dagli stadi chi si macchia di gesti di razzismo. Insomma, una sorta di vero e proprio DASPO».

AIUTI DI STATO – «Faccio fatica a capire perché lo Stato non abbia pensato a noi. Avevamo chiesto provvedimenti con la FIGC a costo zero e spero che a breve si possa rimediare a questa dimenticanza. Abbiamo chiesto la possibilità di posticipare di sei mesi i pagamenti dei contributi. Sono convinto che alla fine il governo ci verrà incontro. Ci sono tante cose da fare per ridurre i costi e questo passa attraverso il FFP a livello di UEFA. Ci sono anche moltissime altre cose che non possiamo fare a causa della burocrazia. Per crescere servono le infrastrutture, in Italia servono 10 anni per fare uno stadio».