Una giornata di festa davanti un Olimpico innamorato. Lazio, è questa la tua vittoria più grande!

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L’analisi di Lazio-Sampdoria, terminata con il punteggio di 4-0 per la squadra di Inzaghi, grazie ai gol di Milinkovic, de Vrij e alla doppietta di Immobile

Una vittoria in più, una partita in meno. Precisamente quattro al termine di una stagione, comunque vada esaltante e oltre le più rosee aspettative. Risultati, vittoria di un trofeo, entusiasmo. Tanto entusiasmo. Un Olimpico vestito a festa che sembra fare assist ad ogni gol. Sempre di più, sempre di pregevolissima fattura. Motivi in più per gioire, per divertirsi, per osannare una squadra, che ha già vinto riportando la serenità tra i suoi tifosi. Due gol per tempo, due in tre minuti per Immobile, destinato a battere ogni record inciso nella storia della Lazio. Tanti segnali positivi, ma le prossime quattro partite saranno decisive. Roma e Inter non perdono un colpo, ma grazie al gol in extremis di Koulibaly a Torino, la Juventus per vincere lo scudetto dovrà fermare le due concorrenti della Lazio. Si prospetta un finale di campionato scoppiettante ed esaltante vietato ai deboli di cuore. Servirà soffrire prima di gioire e i laziali questa sensazione la conoscono bene…

CLEAN SHEET – Viene celebrata come un evento la partita in cui la squadra di Inzaghi riesce a non subire gol. L’ultima volta in campionato risale al derby di una settimana fa, ma per trovare un precedente che ha portato poi alla vittoria, bisogna tornare al 25 febbraio, quando sul campo del Sassuolo finì 0-3 per i biancocelesti. Prendendo invece in esame anche l’Europa League, l’ultima partita a rete inviolata è quella del 15 marzo a Kiev contro la Dinamo. Più che il non prende gol, è sorprendente la capacità di concedere poco o nulla agli avversari. Nell’ultimo match con la Fiorentina, la difesa era in costante sofferenza e ogni qualvolta veniva attaccata, dava l’impressione di prendere gol. La Samp si è presentata all’Olimpico con il solito 4-3-1-2 composto da due punte rapide e un trequartista tecnico come Ramirez in grado di imbeccare da dietro i due attaccanti. Inzaghi sfrutta il momento positivo di Caceres e lo conferma in una linea di difesa tutta esperienza con de Vrij e Radu. I tre non soffrono quasi mai, anzi riescono a reggere sempre il duello individuale e di tanto in tanto si sganciano in zona offensiva per far ripartire l’azione. Questa è stata una delle chiavi tattiche della partita che di fatto ha poi portato all’azione del primo gol, nato da una discesa di Radu, bravo poi a servire un pallone al bacio a Milinkovic. A parte l’accortezza difensiva, la Lazio priva di Luis Alberto si limita a gestire e ad andare molto più in orizzontale e meno in verticale. Lo spagnolo ama giocare veloce e a massimo due tocchi, cercando sempre Immobile sul filo del fuorigioco, Felipe invece predilige un altro tipo di calcio, più lento di pensiero ma più veloce di gambe. Inzaghi voleva dare ampiezza al gioco allargando sempre su Marusic e Lukaku, con Lulic e Milinkovic che si inserivano in area e creavano pericoli. Tutti i duelli individuali sono stati vinti a centrocampo grazie alla fisicità delle due mezze ali scortate da Leiva, sempre il solito muro. Eliminate le fatiche di coppa ora la Lazio sembra esser tornata ad agosto ed aver ritrovato la brillantezza che la faceva andare ad un altro ritmo rispetto alle altre. In vista del rush finale non poteva esserci notizia migliore.

ENTUSIASMO –  Finalmente! Oltre ai punti tolti dalla classe arbitrale, ciò che è sempre mancato a questa squadra era l’apporto del proprio pubblico, per troppo tempo rimasto circoscritto al classico ‘zoccolo duro’. Le partite casalinghe della Lazio sono state per tutta la stagione riservate a pochi intimi, massimo 25 mila presenze di media con la Curva Nord sempre piena a fare da cornice. Senza fare inutile retorica, si è visto con il Salisburgo e anche ieri quanto sa essere fondamentale un Olimpico quasi pieno. Ora serve quella spinta che arriva dagli spalti. Quell’entusiasmo che deriva da un semplice applauso. Ora servono tutti, quelli fuori e quelli dentro il campo. Non c’è bisogno del bel calcio, adesso contano solo i risultati e per ottenerli nelle prossime due sfide casalinghe serve il 12°uomo in campo. Il calendario è difficile, ma con uno stadio come quello di ieri anche la salita più ripida può trasformarsi in discesa. L’equilibrio ancora non sembra spezzarsi, fino alla fine ci sarà da soffrire e come sempre lo si farà tutti insieme. Uniti, compatti, fieri. Un entusiasmo ritrovato che crea una simbiosi mai vista prima tra tifosi e squadra. I calciatori che giocano con i propri figli al termine del match sono cose d’altri tempi. Un mix tra bel calcio e romanticismo che spesso viaggiano di pari passo. Gli ingredienti per una gioia finale ci sono tutti, ora non resta che raccogliere i frutti del lavoro svolto. Tutti insieme, ancora una volta contro tutto e tutti.

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