Stanchezza, sfortuna, smarrimento: le tre “S” che condannano la Lazio

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L’analisi di Lazio-Dinamo Kiev, andata degli ottavi di finale di Europa League terminata 2-2 con i gol di Immobile e Felipe Anderson

Non se ne va più. La sfortuna ronza sulla testa della Lazio e non accenna ad abbandonarla. Ennesima partita in cui la squadra semina tanto e raccoglie poco. Questa volta almeno c’è una gara di ritorno che lascia sperare. Dopo Milan e Juve, i biancocelesti sembrano essere entrati in un tunnel senza fine, dove la luce sembra esser lontanissima. Tanta negatività affligge la squadra, a cui la dea bendata non da nulla, anzi toglie. Nessun alibi! Considerati i valori in campo la Lazio avrebbe comunque dovuto fare un sol boccone della Dinamo Kiev, ma prendere gol a ogni tiro in porta subito, racchiude alla perfezione il momento che sta vivendo la squadra. Senza contare le innumerevoli occasioni fallite, o per frenesia o per mancanza di lucidità. Ci sono ancora 90 minuti ed oltre per sperare nella qualificazione e la speranza è che la fortuna si faccia viva e inizi finalmente a saldare qualche debito. In questo momento la Lazio ha bisogno di tutto, qualsiasi cosa le faccia tornare il sorriso. Vincere a Cagliari per farlo anche a Kiev. C’è bisogno di un’inversione di tendenza, altrimenti otto mesi di lavoro potrebbe esser facilmente vanificati.

DISTRATTI – Se con il Milan e la Juventus la fase difensiva era stata quasi perfetta, non si può dire lo stesso di ieri sera. Ad ogni folata offensiva degli ucraini erano brividi. Al primo affondo arriva il vantaggio, trovato anche troppo facilmente e questo per una squadra del calibro della Lazio non è ammissibile. Compartecipazione di colpe sulla rete dello 0-1 dove sbagliano Wallace e de Vrij in maniera minore, mentre gran parte delle responsabilità sono da attribuire a Lukaku e Murgia. Il movimento del belga è incomprensibile, avrebbe dovuto stringere verso il centro andando a cercare il pallone, invece si allarga con l’avversario che quasi va a cercare lui e non il contrario. Disattenzione da calcio dilettante inconcepibile a questi livelli. Murgia invece non segue Tsygankov che entra indisturbato in area e tutto solo sul secondo palo ha tutto il tempo di stoppare e segnare addirittura di tacco. Nell’occasione del secondo gol invece c’è una grande giocata di Moraes su cui Strakosha può fare poco o niente. Sicuramente il portiere non si aspettava una conclusione del genere da quella distanza, ma il pallone prende una traiettoria tale che lo rende imprendibile. Certe partite vanno giocate con un’attenzione più alta e l’impressione è che la Lazio abbia inconsciamente commesso lo stesso errore di Bucarest, quando venne leggermente sottovalutata la Steaua. A differenza delle gare di campionato, in coppa l’opportunità di cancellare l’andata arriva sette giorni dopo. La squadra di Inzaghi è più forte della Dinamo, ma deve dimostrarlo. Questa volta sul campo e non solo a parole. Altrimenti dopo Ludogorets e Sparta Praga, la Lazio verrà buttata fuori da un’altra squadra di livello nettamente inferiore. Senza considerare che si era parlato di nuovo di “sorteggio fortunato”. Un’eliminazione questa volta sarebbe veramente difficile da digerire.

CAMBI NECESSARI – Così non si può più andare avanti. Chi non è in condizione di giocare, deve avere l’opportunità di riposare. Uno su tutti: Milinkovic. Prestazione ampiamente insufficiente quella del serbo che si riscatta parzialmente con un assist, anzi quasi due se Immobile avesse vinto la sfida con la sfortuna. Contro un avversario di questo livello, anche se non brillantissimo Sergej può trovare sempre la giocata, per questo poteva esser giusta l’idea di tenerlo in campo 95 minuti, ma non può accadere se hai Luis Alberto in panchina per altrettanto tempo. Lo spagnolo almeno nell’ultimo quarto d’ora sarebbe servito ad accendere la luce della squadra che si accendeva e spegneva in continuazione. Serviva estro, brillantezza e freschezza per sbrogliare una faccenda più complicata del previsto. Serviva il genio di Luis Alberto, di cui questa squadra nei momenti di difficoltà, non può fare a meno. Inzaghi è bene che inizi a pensare anche ad un cambio di modulo, come accaduto nel finale. La Lazio è troppo piatta in questo momento e ha bisogno di una svolta anche a livello tattico per invertire il trend. Le partite iniziano a essere più decisive e magari Anderson e Luis Alberto potrebbero iniziare a coesistere. Tante soluzioni, tanti sistemi di gioco da variare. Serve come il pane una vittoria a Cagliari che ridia la serenità all’interno del gruppo. Un successo che spiani la strada al successivo passaggio del turno. Ora è il momento di non mollare e di continuare a crederci. Due partite come crocevia. Oltre la sfortuna e la stanchezza. Lazio, ora è il momento di dimostrare quanto sei forte.

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