
Alfredo Parisi, presidente di Federsupporter, è intervenuto in merito alle criticità legate al nuovo stadio Flaminio! Le dichiarazioni
Il futuro dello Stadio Flaminio resta uno dei temi più discussi nell’ambito del progetto della Lazio. A dedicare spazio alla questione è stata l’edizione odierna de Il Tempo, che ha raccolto le considerazioni di Alfredo Parisi, presidente di Federsupporter. Nel suo intervento sono emersi alcuni aspetti ancora da approfondire, in particolare quelli legati alla sostenibilità economica dell’operazione e alle indicazioni arrivate dalla Soprintendenza. Secondo Parisi, prima di procedere saranno necessari ulteriori chiarimenti per definire tutti gli elementi del piano di riqualificazione dell’impianto. Vi riportiamo le sue dichiarazioni:
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PROGETTO STADIO FLAMINIO – «Sul progetto del nuovo Stadio Flaminio, un obiettivo inseguito da anni dai tifosi della Lazio, il Campidoglio sembra aver seguito un percorso quantomeno singolare: prima si celebra il possibile traguardo e soltanto successivamente si passa all’analisi della documentazione. La Conferenza dei servizi preliminare del 13 agosto avrebbe terminato l’esame tecnico del progetto presentato dalla Lazio, lasciando intravedere la possibilità di una dichiarazione di pubblico interesse. Il condizionale, però, resta fondamentale, perché il Piano economico-finanziario non sarebbe stato incluso nella valutazione. La domanda nasce spontanea: come si può stabilire che i vantaggi per la collettività siano superiori ai costi senza aver prima analizzato i numeri? Forse affidandosi alla calcolatrice della fiducia?».
PUNTO FINANZIARIO – «Il vero punto da chiarire resta quello economico-finanziario. La Lazio ha presentato un progetto di grande portata e con costi importanti, ma è necessario comprendere meglio quale sarà il soggetto coinvolto nell’intervento sul bene pubblico: chi sono i soci, quali risorse metteranno a disposizione e da dove arriveranno i capitali. Servono inoltre indicazioni precise sui finanziamenti previsti e sulle garanzie a sostegno dell’operazione. Conoscere la composizione della compagine societaria, la provenienza dei fondi e la solidità economica del progetto non rappresenta un atteggiamento pregiudiziale degli oppositori, ma una richiesta legittima di trasparenza per un investimento che riguarda un patrimonio della collettività. Il concetto di interesse pubblico non può tradursi nel principio: il bene viene messo a disposizione da Roma, mentre le risorse economiche saranno definite in un secondo momento».
TEMA TUTELA – «Anche il tema della tutela dell’impianto storico richiede un approccio più approfondito e non può essere ridotto a un semplice passaggio formale. Nel parere del 10 agosto, la Soprintendenza avrebbe individuato il Piano di conservazione come uno degli strumenti principali per valutare la compatibilità del progetto, insieme ai vincoli stabiliti dal Ministero. Si tratta di indicazioni precise da rispettare nel percorso autorizzativo, non di elementi secondari da inserire soltanto nella delibera finale. Inoltre, rimarrebbe da chiarire la mancanza di un parere ufficiale dell’Avvocatura capitolina sulla possibilità di concedere il diritto di superficie. Prima di procedere con l’assegnazione di un bene pubblico, sarebbe opportuno definire con chiarezza condizioni, modalità e garanzie della concessione».
CONSIGLIERI – «E per quanto concerne i consiglieri? Un voto favorevole non determina automaticamente responsabilità personali, che devono essere valutate sulla base di specifici elementi. Tuttavia, la mancata considerazione di eventuali criticità evidenti o di pareri tecnici contrari potrebbe diventare un aspetto rilevante nelle valutazioni future. Lo Stadio Flaminio merita senza dubbio un progetto capace di restituirgli nuova vita. Chi sarà chiamato a votare, però, dovrà esaminare con grande attenzione tutta la documentazione disponibile perché, in un eventuale confronto davanti a un giudice, la frase “ce lo aveva assicurato il sindaco” potrebbe rivelarsi una giustificazione molto debole».
RESIDENTI – «Poi ci sono i residenti, persone che continueranno a vivere nel quartiere anche quando l’attenzione mediatica sarà terminata. Viabilità, decoro urbano e qualità della vita sono elementi che devono rientrare nella valutazione dell’interesse pubblico. Le associazioni avrebbero inviato alcune osservazioni già dal 25 agosto senza però ricevere risposte; inoltre, mancherebbe una valutazione tecnico-istruttoria da parte del Municipio II. Trascurare queste istanze potrebbe rappresentare un ulteriore elemento alla base di eventuali ricorsi. L’Assemblea dovrà quindi arrivare a una decisione motivata, valutando con equilibrio benefici, vincoli e interessi coinvolti, senza limitarsi a seguire l’entusiasmo espresso dal sindaco di Roma Gualtieri. Anche perché eventuali lacune nella fase istruttoria o nella motivazione finale potrebbero esporre la delibera a possibili impugnazioni».