Francesca Turco: «La Lazio è cresciuta tantissimo. Inzaghi un top» – ESCLUSIVA

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Francesca Turco, giornalista e tifosa laziale, è intervenuta ai nostri microfoni per dire la sua sulla ripresa della Serie A e sulla Lazio

La giornalista e grande tifosa laziale, Francesca Turco è intervenuta in esclusiva ai nostri microfoni per parlare di Lazio, ma non solo.

Pensi che i casi di positività emersi in questi giorni (Torino, Fiorentina, Sampdoria) possano influire sulla decisione riguardante la ripresa della Serie A?

«Con i  protocolli che sono stati stilati per la ripresa degli allenamenti, di fatto, i giocatori sono in una condizione di sicurezza, perchè sanno di essere positivi anche se asintomatici ed anche le loro famiglie grazie a questa possibilità di scoprire la positività sono state messe in qualche modo in sicurezza, così come i compagni. Quindi, se questi casi possano influire o meno bisogna chiederlo al ministro Spadafora perchè ha una visione totalmente diversa e dobbiamo vedere come legge lui questi casi. Comunque questo ti potrebbe consentire, come sta facendo la Bundesliga che riparte, di isolare il giocatore e di trattarlo come un comune infortunato. Siccome però, ho l’impressione che non ci sia questa grande voglia e che si sia strumentalizzato parecchio l’argomento calcio dalle istituzioni, come possa essere utilizzata questa informazione è tutto da scoprire, perchè sinceramente alcune dichiarazioni del ministro mi hanno lasciata abbastanza basita».

Se il campionato dovesse riprendere chi vedi come favorita per lo scudetto?

«È un campionato che riprende con tante incognite. Dal punto di vista atletico i tempi potrebbero essere più corti per un recupero fisico alla piena efficienza, visto che comunque hanno continuato ad allenarsi, ma il tema è: che cosa succede a livello mentale aver staccato la spina per tanto tempo? Se non si fosse interrotto, ti avrei detto senza dubbio la Lazio perchè era in uno stato psico-fisico eccellente: era tesa all’obiettivo e la vedevo convinta ed esaltata dalla possibilità di lottare per il titolo con ottime chances di vincerlo. Bisognerà vedere quanto quella tensione emotiva non si sia affievolita con lo stop. Se tutto dovesse ricominciare da dove si è interrotto io vedo la Lazio favorita»

La Lazio è diventata a tutti gli effetti una grande squadra? Questa può essere considerata la stagione della consacrazione?

«La Lazio non è partita per vincere il titolo, anche se secondo me, tecnicamente aveva grandi possibilità di poter concorrere, non ti dico di fare questa stagione che è stata sorprendente. Io sono una che ha sempre detto che la Lazio avesse il miglior centrocampo d’Italia, superiore a Juventus ed Inter, quindi anche a livello tecnico ci si poteva mettere in corsa per il titolo ad inizio stagione, poi c’è stata molta cautela perchè comunque ci sono squadre più abituate a vincere ed a sopportare le tensioni della rincorsa per vincere. Dopo la stagione dell’anno scorso, forse il grande punto interrogativo era quello mentale, ma questa è una squadra che è cresciuta tantissimo ed ha acquisito la cosa più importante, cioè la consapevolezza: è un gruppo che si sente forte. Lo è e ci si sente, che non è automaticamente un percorso che va di pari passo, non viaggiano in modo parallelo. Il fatto di sentircisi forte, ha permesso alla Lazio di compiere quel salto di qualità a livello mentale che la attesta tra le squadre di livello superiore».

In vista della prossima stagione, la società deve andara a puntellare qualche ruolo per essere competitiva sia in campionato che in Champions? Hai qualche nome che potrebbe essere utile alla Lazio?

«Fare i nomi con la Lazio lascia il tempo che trova perchè tanto poi riescono sempre a scovare qualcuno a cui non si è minimamente pensato e quindi ti spiazza totalmente. Nomi non ne faccio e neanche ruoli perchè per esempio il Real Madrid, il Barcellona, la Juventus fanno mercato anche se vincono, quindi significa che tutto è perfettibile. Perciò credo che bisogna guardare il mercato con quest’ottica, cioè migliorare la squadra anche creando competizione interna. Questa è un pò la spina nel fianco della società che tende a far rimanere tranquilli i giocatori non affiancandogli magari compagni di pari livello o superiore per non destabilizzare il gruppo, ma io la ritengo una politica che alla lunga non paga perchè secondo me la concorrenza sana spinge tutti a dare il meglio. La prima cosa che mi viene in mente, non perchè lui non sia bravo, ma perchè di fatto vive senza concorrenza, è il ruolo del portiere, che è un ruolo delicato. Si tende a tenere più tranquillo il portiere proprio perchè svolge un compito particolare dove c’è bisogno di equilibrio e stabilità, però la concorrenza non fa male a nessuno. Per cui nell’ottica del mercato ti dico di tenere i migliori e ripartire da questo gruppo, anche se poi, carta d’identità alla mano, c’è necessità di fare qualche scelta. Quello che farei io è cercare di mettere dentro giocatori anche d’esperienza a livello internazionale, qualcosa tipo l’operazione Leiva o quella con Klose, perchè adesso c’è bisogno non solo di giocatori bravi, ma di giocatori che abbiano esperienza a determinati livelli per guidare il gruppo».

Nonostante Inzaghi sembri molto vicino al rinnovo, pensi che sarà lui l’allenatore biancoceleste per i prossimi cinque-dieci anni?

«In generale, io non credo che un modello Ferguson allo United o Wenger all’Arsenal, in Italia sia replicabile, perchè qua c’è una cultura diversa. Forse chi ha più tradizione in questa logica è stato il Milan, e pure non ha mai avuto un allenatore che è rimasto dieci, quindici anni sulla panchina. Quindi significa che in Italia questa mentalità non c’è. Devo dire che se Inzaghi rimanesse per molti anni mi piacerebbe, perchè la Lazio perdendo Bielsa, ha trovato un allenatore vero, un allenatore che è cresciuto insieme ai giocatori che allenava ed ha tante qualità, non solo tecniche, ma anche di gestione. C’è un legame molto forte tra Inzaghi e la Lazio e penso che piacerebbe anche a Lotito. Non è escluso che se non è successo fino ad oggi non possa succedere domani e quindi che la Lazio possa essere la prima squdra a fare un discorso così a lunga scadenza con il proprio tecnico, questa simbiosi protratta nel tempo: sarebbe una cosa straordinariamente unica. Inzaghi è un bravo allenatore, è molto richiesto e quindi per tenerlo a Roma bisognerà assecondarlo, perchè questa società dovrà crescere di pari passo alle ambizioni del tecnico. Se questo gli sarà garantito, Inzaghi non troverà stimoli per andare via. Fin quando le ambizioni di Inzaghi coincideranno con quelle della società che saprà mettergli a disposizioni gli strumenti per vincere con la Lazio, lui non si guarderà intorno e non cederà a qualche sirena. Se capirà che qui le sue ambizioni non coincidono con un percorso di crescita stabile, forse avrà voglia di cedere a qualche lusinga perchè ormai è diventato un allenatore top».

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