Francesco Scarcelli: «Non Mollare Mai è un inno da battaglia. In caso di scudetto…» – ESCLUSIVA

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Francesco Scarcelli, padre di «Non Mollare Mai», è intervenuto in esclusiva ai nostri microfoni per parlare di Lazio e non solo

Francesco Scarcelli, grande tifoso laziale ed autore di uno degli inni più amati dalla tifoseria biancoceleste, «Non Mollare Mai», è intervenuto in esclusiva ai nostri microfoni.

Francesco, sei favorevole o contrario alla ripresa del campionato?

«Sono favorevole per quanto riguarda la parte sportiva, perchè comunque era una bella stagione, anche se ormai è rovinata per quello che riguarda il calcio che non è più il calcio che intendevamo fino a due o tre mesi fa. Per quanto riguarda l’incolumità delle persone, invece, c’è da rifletterci bene perchè ancora c’è qualche calciatore infetto o positivo, quindi non lo so. Sportivamente parlando mi piacerebbe riprendere».

Dopo questa stagione, la Lazio è diventata a tutti gli effetti una big? Lotterà per lo scudetto anche nei prossimi anni?

«Per i prossimi anni non lo so, nella prossima stagione sicuramente sì. Nonostante le critiche mosse a questa società ed a Lotito fino a poco tempo fa, devo riconoscere che ha saputo cambiare marcia anche nei confronti di quelli che sono i rapporti con i tifosi stessi ed è riuscito a creare un bel legame, aiutato naturalmente dai risultati ottenuti sul campo. Adesso bisogna fargli i complimenti perchè la Lazio ha un undici di tutto rispetto che vale non so quante centinaia di milioni in questo momento. Certo, siamo passati attraverso i vari Gentiletti, Novaretti, Bisevac, Ciani, ma forse è anche normale. Vorrei, in futuro, di non dover ripassare attraverso questi giocatori qui, ora vedremo come andranno le cose, ma certo è, che la Lazio è una di quelle società che dipende dagli emolumenti che vengono dalle tv e quindi dovesse saltare qualche meccanismo di questi, non so se possiamo riuscire a tenere i migliori e poi quale mercato riusciamo a fare. Però credo che nella stagione prossima, visto che la squadra dovrebbe rimanere più o meno questa, con un paio di ritocchi, la Lazio può dire la sua per le vette altissime della classifica».

Il tuo inno «Non Mollare Mai» incarna alla perfezione lo spirito laziale. Come ti è venuto in mente di scriverlo?

«L’ho scritto perchè i ragazzi per i 15 anni del gruppo degli Irriducibili mi chiesero di comporre un inno dedicato alla curva e per me fu un onore perchè ero l’ultimo arrivato a livello di cantautori e di cantanti nel mondo Lazio: c’erano già Aldo e Toni, però i ragazzi scelsero me probabilmente per questo mio spirito rock e fui contentissimo. Mettemmo su questo cd che raccoglieva anche tutti i canti di curva di sempre e quindi uscimmo proprio in occasione dei 15 anni del gruppo. Ho impiegato qualche mese per comporlo: nasce tutto da quel famoso coro «Non Mollare Mai» che non volevo andasse perso e quindi gli ho costruito intorno tutta la canzone. L’ho pensato come un inno da battaglia perchè poi gli inni delle squadre di calcio sono sempre stati canzoni d’amore, così come quelle bellissime di Aldo e Toni, ma Non Mollare Mai doveva mettere paura all’avversario. Mi ricordavo sempre la scena del film «Il Marchese del Grillo», quando il Marchese sta sul carretto con il francese che canta l’inno. Quindi pensavo ad un inno che potesse incutere paura e terrore all’avversario. É uscito molto bene ed è stato il primo inno rock in Europa. Un aneddoto? C’era Lazio-Benfica di Champions League, eravamo in tribuna Monte Mario ed ad un certo punto una mia amica mi chiama perchè doveva andare l’inno, ma non si trovava più il cd in regia. Quindi chiesi a Pino Insegno di accompagnarmi ed insieme cantammo l’inno a cappella: sentivamo solo le voci di tutti i tifosi che cantavano dietro a noi ed è una cosa che porterò sempre nel cuore. Spero che «Non Mollare Mai» possa tornare presto, io ho dato il mio consenso già da due tre anni e credo che sia il momento giusto di farla tornare, se la società vuole. Ormai si viaggia uniti e compatti e forse il covid è servito per risanare certe ferite».

Qual è il tuo ricordo più bello legato alla Lazio?

«Ce ne sarebbero tanti, però ti dico la Coppa Italia del 2009 vinta contro la Sampdoria perchè l’ho vissuta con mio figlio ed era il nostro primo trofeo insieme allo stadio. Al rigore di Dabo ci siamo girati tutti e due per non vederlo ed appena abbiamo sentito il boato siamo scoppiati a piangere e ci siamo abbracciati».

In caso di scudetto saresti disposto a scrivere un altro pezzo?

«Io non ho mai visto la storia Lazio come una cosa da dover sfruttare, tanto che non ho mai preso soldi nemmeno dalle canzoni che ho fatto, li ho tutti donati in beneficenza. Anche in questo periodo avevo avuto qualche idea, ma delle volte provo un pò di ritrosia a comporre canzoni perchè ho paura che magari qualcuno possa pensare che io sfrutti la Lazio, anche se non è così. In caso di scudetto però penso proprio di scrivere un nuovo pezzo, come faccio a non scriverlo? (ride ndr) ».

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