Ercole (CdS): «Panchina per Milinkovic? Puntiamo l’indice verso qualcun altro. Opterei per un cambio di modulo…» – ESCLUSIVA

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ESCLUSIVA LN24 – E’ intervenuto in esclusiva ai nostri microfoni Marco Ercole, giornalista del Corriere dello Sport e di FoxSports.it

Un andamento di certo non ottimale finora. I biancocelesti di mister Inzaghi stanno attraversando un periodo buio a cui, prima o poi, dovrà esserci per forza di cose una fine. Per parlare della situazione in casa Lazio è intervenuto in esclusiva ai microfoni di Lazionews24.com Marco Ercole, giornalista del Corriere dello Sport e di FoxSports.it. Ecco ciò che ha detto.

Milinkovic-Savic è stato accusato dai tifosi di “scendere in campo per fare un favore” ed inoltre gli è stato dedicato uno striscione contenente un insulto razzista. Egli stesso ha ammesso che le voci di mercato lo hanno distratto. Al serbo, per la ‘legge della meritocrazia’ , ora spetterebbe la panchina?

«Sì, è vero, non è in un buon momento di forma. O meglio, non è ancora il Milinkovic dello scorso anno, quello che aveva entusiasmato e che era in grado di fare la differenza. È chiaro che da lui tutti si aspettino molto di più, ma la contestazione nei suoi confronti la ritengo troppo dura ed esagerata, anche perché stiamo parlando dello stesso giocatore che la scorsa estate ha scelto di continuare a giocare con la Lazio, quando invece si sarebbe potuto imporre per costringere il club ad ascoltare le offerte arrivate. Credo che un minimo di riconoscenza gli sia dovuta sotto questo punto di vista, così come sono convinto che per lui sarà sufficiente tornare ai livelli della scorsa stagione per rimettere tutto a posto anche con l’ambiente. Per quanto riguarda la panchina, penso che prima di mandarci uno come lui Inzaghi se ne guarderà bene. Ci sono almeno 5-6 giocatori che meriterebbero di andarci come o più del serbo in questo momento».

Ultimamente dalle parti di Formello si è parlato di un possibile cambio di modulo, ciò permetterebbe in parte alla compagine laziale di far perdere quella prevedibilità che ha contraddistinto il 3-5-2, orientando la cosa a proprio favore…

«Penso che possa essere una soluzione giusta, che ti permetterebbe di avere un uomo offensivo in più in campo, sacrificandone uno in fase difensiva. Potrei capire la mossa dei tre centrali fissi se la Lazio fosse invulnerabile dietro, ma i numeri ci dicono che al momento le reti subite sono di più dello scorso anno a questo stesso punto della stagione. A questo punto, se tanto si prende gol a prescindere, tanto vale rischiare qualcosa di più davanti per provare a farne uno in più dell’avversario».

Da questa settimana si è parlato anche di un possibile mister X in ottica mercato, di chi si potrebbe trattare?

«Ora inizieranno a uscire centinaia di nomi, proposti o sondati. Difficile individuare quello corretto, ma gli obiettivi della Lazio (soprattutto nel mercato di gennaio) dubito possano essere dei nomi altisonanti capaci di fare la differenza da subito. L’ultima volta che il club è intervenuto pesantemente sul mercato invernale, d’altronde, era stato quando si stava manifestando il rischio retrocessione e furono acquistati due titolari come Dias e Biava».

È mai possibile che ogni qual volta una tifoseria ritenuta ‘pericolosa’ venga a Roma riesca a spadroneggiare indisturbata per le vie della Capitale?

«Quello che è accaduto è vergognoso. Non mi è mai capitato di assistere a una cosa del genere. Purtroppo in Italia sembra sempre che lo stadio sia una sorta di porto franco dove poter fare qualsiasi cosa, come se le leggi si azzerassero. Dal mio punto di vista credo che le forze dell’ordine abbiano troppo poco potere di azione in certe situazioni. In generale per so che dovremmo prendere l’esempio dall’Inghilterra, dove se qualcuno si rende protagonista di un’infrazione viene immediatamente individuato e punito. Il recente caso Sterling ne è l’esempio. Per non parlare poi di quello che è accaduto fuori dallo stadio. Non è ammissibile che ogni volta si ripetano sistematicamente certe situazioni, se qualcuno si comporta così deve essere punito, non scortato dentro lo stadio come se niente fosse», conclude così Ercole questa intervista.

 

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