Leiva: «E’ una grande stagione, mi sento come se stessi qui da anni». E sui tifosi…

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Dopo le scuse per il rigore sbagliato, arrivano le parole d’amore per la Lazio di Lucas Leiva

Una nuove luce in mezzo al campo. Un nuovo leader. Una nuova forza. Grinta e fisico. Uno che ai giochi di punta e suola preferisce il contrasto: un brasiliano atipico. E’ Lucas Leiva, ieri protagonista di una partita impeccabile, spoprcata solo dal rigore finale. Si è raccontato così a globoesporte.globo.com: «Questa prima stagione con la Lazio è molto positiva. Nella mia prima partita ufficiale, sono stato protagonista della conquista della Supercoppa Italiana. È un buon anno per me, quindi spero di continuare così fino alla fine della stagione. Questa stagione mi ha dimostrato che era il momento giusto per lasciare il Liverpool, soprattutto per il tempo che ho trascorso lì. Sono uscito dalla porta principale. È un club a cui sarò grato per sempre, ma era giunto il momento per una nuova sfida».

ARRIVO – «Entro in campo e mi sento a mio agio nel fare ciò che l’allenatore si aspetta da me. Credo che le difficoltà che ho avuto in Inghilterra mi abbiano aiutato ad adattarmi qui. Ovviamente, dopo 10 anni, con una maggiore esperienza. Questo ha finito per rendere l’inserimento più facile. Il merito va anche al modo in cui il club mi ha accolto. Così come tutta la squadra. Mi sento come se fossi qui da molti anni».

LIVERPOOL – «Dal momento in cui ho finito per non essere impiegato come volevo, ho visto che il mio ruolo al Liverpool sarebbe stato più fuori dal campo che dentro, e non ero ancora preparato per questo. Non l’ho vista come una separazione, perché ho ancora contatti con tutti lì a Liverpool. I fan mi hanno onorato. Penso che sia stato un buon momento per entrambi. Dopo una ‘rivoluzione’, la squadra con Klopp è cambiata molto. E avevo bisogno di una nuova sfida, una nuova città, una nuova cultura. E, soprattutto, giocare anche di più, che era qualcosa che volevo davvero. Naturalmente la sensazione di andarsene non è mai solo positiva, perché c’erano 10 anni della mia vita lì, ma non me ne sono andato con una sensazione di separazione».

LA CITTà DI ROMA E LA LAZIO – «È bello. Roma è molto simile al Brasile, l’Italia in generale lo è. Alcune cose, lo confesso, mi erano sconosciute fin dall’inizio, perché ho trascorso un terzo della mia vita in Inghilterra. Cultura, organizzazione, tutto è diverso. Ma è una città meravigliosa, un clima eccezionale. La famiglia sta bene e questo facilita tutto. Ho finito per sentirmi a casa in pochi mesi. È una città con molta storia, molte cose. Non sono stato in grado di conoscere tutta Roma, perché ogni angolo ha una sua storia. Sto facendo una grande stagione insieme alla squadra. Mi sento bene, realizzo grandi prestazioni. Ma i compagni e i risultati hanno aiutato. Sto bene».

MVP – «So di avere un ruolo importante all’interno della squadra, e queste due elezioni a miglior giocatore del mese dimostrano che i tifosi mi hanno apprezzato, hanno approvato le mie prestazioni. Ovviamente tutto questo è possibile attraverso i risultati. La stagione, finora, è stata molto positiva».

NAZIONALE – «Il sogno deve rimanere. Nel giorno che finisce, diventa dura. Ma ritengo che al giorno d’oggi, nel poco tempo che rimane per raggiungere il Mondiale, diventa più difficile. Ma nel calcio tutto può cambiare. Devo stare bene nel club, so che tutti stanno guardando. E se mai avrò una possibilità, sarò disposto a cogliere questa occasione. Il sogno continua sempre fino a quando non smetti di crederci, perché anche questo ti spinge a volere qualcosa di più».

BRASILE «Ci sono state alcune conversazioni, quando ho capito che stavo perdendo un po’ di spazio al Liverpool, ma nulla che sia avanzato fino al punto di raggiungere un trasferimento. Ho avuto conversazioni con il Grêmio, perché è un club con cui ho una grande empatia. Ma il Brasile oggi non è qualcosa a cui penso. Mi sono adattato all’Italia così in fretta che intendo continuare qui, ma in futuro, chissà, tornerò in Brasile per giocare ancora qualche anno. Ma oggi la mia testa è qui».

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