L’analisi del giorno dopo – Poca fortuna, tanta rabbia: una bella Lazio va a schiantarsi contro il muro del Chievo

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L’analisi della partita tra Lazio e Chievo, persa immeritatamente dalla squadra di Inzaghi, dopo un dominio di oltre 90 minuti

Partita da dimenticare, pomeriggio da incubo. Difficile analizzare e trovare motivazioni quando si costruiscono 28 occasioni da gol e si va sotto all’ultimo minuto, al primo tiro in porta avversario. Strakosha tocca il suo primo pallone con le mani al 90′, quando è costretto a raccogliere in rete il tiro ciabbattato di Inglese. Il solito Chievo: brutto, fortunato e ostile alla Lazio, interrompono il cammino della squadra di Inzaghi, che per la prima volta incappa in due sconfitte consecutive. Unica bella notizia? Il turno di Coppa Italia di martedì, che si spera possa mandare in archivio, un triste pomeriggio romano.

PARTITA PERFETTA – Che cosa rimproverare alla squadra? Niente, se non il poco cinismo sotto porta, ma quando si incontra un Sorrentino in versione Superman, appellarsi alla sfortuna è il minimo che si possa fare. Inzaghi non ha fatto calcoli e si è affidato ai migliori 11, scegliendo come al solito, il difensore centrale in base alla gara che si va ad affrontare. In questo caso, essendo a conoscenza della fase difensiva organizzata del Chievo, la maglia da titolare per affiancare de Vrij spetta ad Hoedt, bravo ad uscire palla al piede e a far partire l’azione. Tutte le trame offensive vengono sviluppate sulle fasce, con continui cambi di gioco per allargare le maglie strettissime dei clivensi. Le occasioni da gol saranno tantissime, ma la mancanza di un bomber di razza come Immobile si è fatta sentire. L’ex Siviglia dà più soluzioni alla manovra, garantendo al reparto offensivo, peso e profondità, riuscendo spesso anche ad abbassarsi per far inserire i centrocampisti. Cose che con difficoltà riesce a fare Djordjevic, molto mobile nel primo tempo e poco lucido nel secondo. La mancanza di un’alternativa di livello è ormai nota, così come è noto che questa alternativa non arriverà nei prossimi tre giorni di mercato. Bisogna dunque ricompattarsi e fare di necessità virtù. Martedì c’è una partita fondamentale per il proseguo della stagione e lì sbagliare non sarà possibile.

DA DOVE RIPARTIRE?
– Più notizie positive che negative e questo la dice lunga su questa sconfitta beffa. Praticamente inoperosa la difesa, punita per una distrazione di Lulic, che non si allinea con gli altri compagni di reparto, dimostrando ancora una volta di non trovarsi a suo agio in quella zona di campo. Si è rivisto un Parolo in netta ripresa rispetto alle ultime uscite, così come Felipe Anderson, tanto imprendibile quanto sfortunato. La serpentina del primo tempo è da far vedere nelle scuole calcio, peccato per la parata di Sorrentino che rovina quello che poteva essere uno dei gol più belli dell’anno. Nel finale invece, sarebbe bastato un leggero aiuto della dea bendata su quel tiro a giro, ma niente da fare. Come il brasiliano, anche il solito Milinkovic è stato molto presente in area, questa volta però è mancata la precisione e la lucidità dei giorni migliori. Il serbo senza Immobile, ha quasi agito da seconda punta, rendendosi protagonista, di una prova dall’enorme sacrificio. I biancocelesti hanno speso tanto e hanno raccolto niente; questo avendo un impegno ravvicinato, può pesare non poco. Se si vuole dimostrare di essere una grande squadra, martedì è l’occasione giusta, anche perché quel 3-0 di un mese fa, brucia ancora tanto.


TEATRO DELL’ASSURDO
– Scene che mai si vorrebbero vede e mai dovrebbero accadere. Pseudo tifosi che dopo un match perso, dopo 90 minuti di assedio, non trovano niente di meglio da fare che prendersela con il capitano. Cose inconcepibili, per i modi e per la tempistica, considerando il quarto posto (ora quinto ndr) della Lazio. Definire tifoso, colui che si è reso protagonista di questo vergognoso gesto, sarebbe un oltraggio verso chi da anni, porta in alto il nome di una delle polisportive più antiche al mondo.
Inveire contro una squadra, piena zeppa di ragazzi provenienti dalla Primavera, che nel girone di andata è stata a dir poco perfetta, è una cosa difficile da accettare e la reazione di Tounkara lo testimonia. La protesta è lecita quando a motivarla c’è una classifica deficitaria arricchita da brutte prestazioni, non certo uno scatto di ira furiosa. Inzaghi e suoi ragazzi hanno dimostrato di essere ancora inesperti e poco abituati alle tante pressioni, creare questo tipo di ambiente quindi,  è assolutamente deleterio e controproducente per sorti della Lazio. Questo brutto episodio va messo alle spalle, sperando che non incida sulla prestazione della squadra, sotto l’occhio del ciclone pur avendo ottenuto risultati più che dignitosi. Ora bisogna spingere il tasto reset e proiettarsi alla dura trasferta di Milano. L’Inter è in salute e lo dimostrano le sette vittorie di fila e il quarto posto, conquistato ieri proprio a discapito della Lazio. La Coppa Italia è un obiettivo primario e come tale va affrontato. Niente più pensieri al passato, sguardo fisso verso il futuro, che sicuramente, continuando di questo passo, non potrà che essere roseo. Partite come quelle contro il Chievo, difficilmente capita di perderle, ma anche questo servirà per crescere. Forza, umiltà e petto gonfio. La storia biancoceleste lo insegna: dopo un po’ di pioggia, arriva sempre il sereno.