La ‘KIA’ mette la quinta e supera il posto di blocco del Torino

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L’analisi tecnico-tattica del posticipo della 28esima giornata tra Lazio e Torino, vinto dalla squadra di Inzaghi per 3-1

Solito copione: tanti gol sbagliati e stoccata finale che non arriva. Predominanza territoriale, pallino del gioco avuto per tutta la gara, poi la beffa. Rete avversaria che spezza gli entusiasmi. Mischia, confusione, spunta Maxi che rovina tutto. E no, proprio tutto no. Poi arriva Keita e come suo solito, spacca la partita. Dirompente, testardo e incredibilmente decisivo, anche questo fa parte di un copione stilato e recitato più volte. Peccato per la “cabeza” un po’ matta e per i suoi viaggi a Barcellona, con biglietto aperto. Il ragazzo però sa come farsi perdonare: palla catturata al limite dell’area e destro a giro alle spalle di Hart. Mano avanti la bocca: “silenzio tutti”. L’esultanza polemica dopo una settimana così se la poteva anche risparmiare, ma se continua ad alzarsi dalla panchina con questa voglia di spaccare il mondo, ben vengano i ritardi e le  “marachelle”, un Balde così anche a mezzo servizio, è sempre meglio averlo dalla propria parte. E alla domanda fattagli in conferenza, il mister non ha dubbi: «Spero che resti con noi ancora per molto». Una speranza abbastanza remota, ma Simone stravede per lui, anche quando i suoi comportamenti non sono esemplari. Bastone e carota, così si rimette in riga un talento dal carattere burrascoso. Inzaghi lo sa, basta vedere il rendimento di Keita dal suo avvento: dalla panchina o dall’inizio, il suo impatto è stato quasi sempre devastante.

MA CHE MODULO È? – Difesa a 3 o a 4? E il centrocampo? A ogni calciatore la libera interpretazione. A seconda delle situazioni il modulo della Lazio può cambiare, non contano i numeri, ma l’atteggiamento. Nel caso specifico di ieri sera, in fase difensiva la squadra si posizionava con un 4-4-2 (Milinkovic al fianco di Immobile con Lulic e Anderson larghi). In fase di possesso invece si passava al 3-4-2-1 stile derby con Milinkovic e Anderson che andavano ad agire tra le linee, lasciando le corsie laterali agli affondi di Basta e Lulic, che costantemente riuscivano ad arrivare al cross, grazie proprio a questi movimenti. La partita con la Roma, ha dato certezze e sicurezze ulteriori soprattutto dal punto di vista tattico. Prima il gioco era meno fluido e più schematico, adesso insieme al modulo può variare anche l’interpretazione alla gara, sempre guardando l’avversario che si ha difronte. Anderson e Milinkovic non danno mai punti di riferimento; da destra a sinistra possono svariare su tutto il fronte fino ad agire alle spalle di Immobile. Il brasiliano predilige più la fascia, dove si posiziona per ricevere i lanci di Hoedt e allargare la difesa avversaria, mentre il serbo parte dal centrosinistra per catapultarsi su qualsiasi situazione aerea. Ieri l’impostazione iniziale prevedeva Sergej dietro ad Immobile in 4-2-3-1 abbastanza malleabile; così l’aveva preparata Inzaghi, anche se in pochi avranno colto questa differenza. Con il movimento di un singolo giocatore, il modulo della Lazio può cambiare. Per la squadra biancoceleste il sistema di gioco non conta, i risultati e le vittorie continuano ad arrivare. La cartellina di Farris è in continuo aggiornamento: schemi, movimenti, distanza tra i reparti. Ma che modulo è? Nessuno, è la Lazio.

INARRESTABILE – Quattro punti in più del girone d’andata, con la prima delle due semifinali di Coppa vinta per 2-0. La creatura messa su da Inzaghi migliora di giorno in giorno: «In qualsiasi altro campionato saremmo stati secondi» – come dare torto al mister. 56 punti in 28 partite, esattamente la media di 2 raccolti ogni 90 minuti. Numeri da grande squadra a cui si aggiungono i 17 gol in campionato di Immobile a cui si aggiungono i due contro Genoa e Roma in Coppa Italia. La difesa ha acquisito maggiore sicurezza, Strakosha sembra un veterano, Hoedt è diventato un leader, così come Milinkovic, in grado di fare la differenza anche nelle serate più difficile (vedi ieri). Poi con un Keita così, sempre pronto a togliere le castagne dal fuoco, tutto sembra più facile. Funziona quasi tutto a meraviglia, il 4° posto non rispecchia la grande annata dei biancocelesti, che per centrare la Champions dovrà compiere un’altra grande impresa. I big-match sono tutti all’Olimpico: Napoli, Inter, Roma (fuori casa). L’unica partita contro una grande in trasferta è quella di Firenze, ampiamente alla portata dei ragazzi di Inzaghi. Quelle davanti corrono forte, allora la Lazio deve accelerare e mettere il turbo. D’altronde con una ‘KIA’ così non dovrebbe essere così complicato.